A cura di Sara Lucariello, membro della commissione università

Primo giorno di università. Nuova città. Nuova casa. Nuove persone con cui vivere. Nessuna conoscenza. Io: agitata, spaventata, disorientata, carica di aspettative per una nuova vita che mi si stava aprendo. Entro in classe, ci saranno all’incirca 200 persone, mi siedo vicino a un gruppetto di ragazze infondo, le lezioni purtroppo sono già iniziate da qualche giorno, mi sono persa il primo momento in cui la gente non si conosce e vuole fare amicizia con tutti, cerco di conoscere, chiedere informazioni a qualcuno, l’unica ragazza con cui da quel giorno ho mantenuto un rapporto per tutta la durata della laurea triennale è Paola, una ragazza calabrese, che come me, è emigrata al nord, nella speranza di una formazione universitaria migliore. Sono rimasta molto delusa dall’esperienza relazionale che ho trovato in università, fondamentalmente le persone che ho incontrato durante il mio percorso universitario erano interessate ad avere  una relazione con me solo perché potevo essergli utile per le lezioni, gli appunti, i gruppi di lavoro, niente di più. All’inizio ho attribuito questa situazione al fatto che quando uno è solo e si sente un po' escluso, a volte, si tende a escludersi di più, a volte, io stessa, scappavo dalle lezioni appena terminavano e pranzavo in mensa in posti non troppo affollati, facevo un po' l’asociale. O meglio ero una ragazza di paese che stava scoprendo un mondo di cui non sapeva nulla e si è ritrovata completamente sola. Perché in fondo quando arrivi in Università non capisci subito tutto, ti senti un po' un pesce fuor d’acqua, tra burocrazia e lezioni sembra davvero un casino, e la paura di commettere...

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