Prospettive teologiche di una Coscienza universitaria

a cura di Luigi Santoro,

membro della Commissione Teologica

Mi ha sempre affascinato il termine “coscienza” posto in relazione all’università: normalmente quest’ultima viene immaginata appiattita in una dimensione orizzontale, come uno spazio da occupare, il più delle volte ostile e arido. Un esamificio, come da qualche tempo si sente definirla.

Accostare questi termini suggerisce invece la possibilità di vedere l’Università sotto una diversa e ulteriore prospettiva: quella verticale, in cui si discende con la mente nel cuore. La coscienza può essere generalmente definita, infatti, come «consapevolezza che il soggetto ha di sé stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori»1 oppure anche come «il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria»2.

Leggere oggi Coscienza universitaria, dopo quasi un secolo dalla pubblicazione degli scritti che la compongono (raccolti in volume nel 1930) può contenere utili istruzioni per vedere con occhi nuovi l’Università e riscoprirla nella sua bellezza...

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