Credenti, ma non praticanti Riflessione su una realtà ecclesiale

a cura di Massimiliano Puppi, R.A.F. membro della Commissione Teologica

Le inchieste sulla religiosità del mondo giovanile in Italia sono ormai numerose; l’interesse è anche notevolmente cresciuto poiché nel prossimo anno vi sarà l’Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dedicata a «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Che almeno nell’idea generale dovrebbe affrontare questi temi. A oggi nel panorama culturale italiano si è distinto particolarmente in questa materia il torinese Franco Garelli, uno tra più noti sociologi religiosi italiani, che ha affrontato il tema dei giovani nell’ultimo libro, scritto in collaborazione con altri studiosi, “Piccoli atei crescono: Davvero una generazione senza Dio?”1. Si tratta di una ricerca complessa compiuta nel 2015 su 1.450 giovani di età tra i 18 e i 29 anni. Il risultato è molto articolato. Una delle conclusioni della ricerca è proprio che la realtà religiosa giovanile è assai più complessa di quanto spesso si sostiene.

Lo studio rivela come ormai vi sia un’accettazione plebiscitaria di una società pluralistica dal punto di vista religioso, l’aumento del numero dei non credenti, ma anche di giovani che mantengono un legame con il cattolicesimo nel quale sono stati educati. Molti di essi esprimono un giudizio severo sulla Chiesa, anche se pochi conservano un ricordo negativo dell’educazione religiosa ricevuta. Solo pochi giovani italiani...

 

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