A cura di don Luigi Galli, Assistente del Gruppo FUCI di Milano Cattolica

 

 

Un Dodecalogo

Fede

 

1. Chi aderisce alla F.U.C.I. intende percorrere un cammino di fede che lo porti a vivere in pienezza la libertà e la gioia del Vangelo. Se il Figlio vi rende liberi sarete liberi davvero. Vi ho detto questo perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (Gv 8,36)

2. Il cammino esige fedeltà ai passi che vengono proposti; non è una fedeltà imposta ma liberamente accettata e che viene valutata dalla coscienza di ciascuno. Non c’è nessun obbligo imposto dall’esterno, ma tutti siamo chiamati a declinare questa fedeltà secondo ritmi e momenti liberamente scelti.

3. L’impegno è prima di tutto personale e ha la scansione della sequela di Gesù: preghiera quotidiana, ascolto della Parola, carità fraterna, celebrazione dell’Eucaristia e di tutti i sacramenti.

4. Non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa per Madre. Il cammino fucino conduce ad una amore sincero per la Chiesa: ne condivide le gioie, ascolta lo Spirito che la guida, riconosce il significato dell’autorità, si sente responsabile della missione della Chiesa nel mondo. La F.U.C.I. non è il rifugio per rendere più accettabile la Chiesa, ma un bell’apprendistato per imparare ad amarla. Il tempo della F.U.C.I. è il tempo ‘del fidanzamento’ verso un amore libero, responsabile e maturo verso la Chiesa, cioè verso quel Mistero che vive in ogni battezzato e che assume forma visibile (quindi strutturata) per annunciare al mondo la gioia del Vangelo.

 

Cultura

 

5. Gli aderenti alla F.U.C.I. amano e usano l’intelligenza e si impegnano a usarla sempre con sana criticità, con disinvoltura senza alcuna soggezione ideologica, e imboccano con piglio coraggioso la rude strada del lavoro culturale attraverso la fatica quotidiana dello studio.

6. Fede e culturale sono inscindibilmente legate nell’amicizia che permette di avere una chiara visione della vita e del mondo. Una fede amica della cultura e una cultura amica della fede. Senza fede la cultura si autolimita a una sola parte del reale, senza cultura la fede non riesce a raccontarsi di fronte al mondo e non diventa vita vissuta.

7. Per questo i fucini, restando aperti a tutti gli strumenti validi, amano i libri. Li trattano con rispetto, li considerano amici preziosi e li usano con assiduità. Chi aderisce alla F.U.C.I. vuole “imparare a leggere”, sa cosa leggere e non perde tempo in letture frivole pur coltivando i più svariati interessi.

8. La cultura autentica nobilita il linguaggio (la Parola rende sacre le parole) considerato lo strumento per la comunicazione attenta, rispettosa, fraterna e sincera. La F.U.C.I. vuole ‘insegnare a parlare’: senza parole ‘belle’ non c’è una sana comunicazione. Per questo sono bandite parolacce, si rifugge dal linguaggio ingiurioso, pettegolo, inutile o volgare. La F.U.C.I. ama luoghi di accesa discussione nell’assoluto rispetto di ogni interlocutore.

 

Missione

 

9. Il Vangelo, accolto nella libertà, mette nel cuore il fuoco dell’annuncio. Detto così sembra semplice: in realtà annunciare il Vangelo oggi non è per niente facile e non assomiglia a una ‘tiritera’ di frasi fatte e imparate a memoria. Presupposto indispensabile, tuttavia, è rendere la vita vissuta sempre più somigliante al Vangelo della gioia.

10. Luogo provvisorio e privilegiato della testimonianza è l’Università. L’aderente alla F.U.C.I., pur non disdegnando ogni mezzo possibile e adatto al messaggio da portare, privilegia sempre il rapporto personale che va vissuto con amicizia e con fedeltà.  Il ‘tirocinio della fede’ è la capacità di intessere rapporti semplici, spontanei, sugosi con chiunque, senza contrapposizioni e senza proselitismi.

11. Essendo l’Università il luogo dell’annuncio lo strumento fondamentale è la cultura; per questo i fucini si interessano di teologia e, potendolo, cercano di studiare con profondità le verità della fede. In questo studio va privilegiato tutto ciò che serve ad una comprensione sempre maggiore della Parola di Dio, anche non la preghiera della Lectio.

12. Ai fucini il ‘mondo’ non fa paura perché si affidano allo Spirito di Gesù e quindi non pongono nessun tipo di ‘paletti’ e di confini, ma sono pronti a ‘rendere ragione della fede’ a chiunque. A questo scopo proprio nel gruppo imparano ad accogliere le differenze caratteriali, le debolezze altrui (senza giudizi e critiche malevoli), accettano di affiancarsi anche a coloro che hanno ‘il passo lento’. La pedagogia del gruppo dovrebbe insegnare la mitezza, il coraggio, il rispetto dei deboli, la pazienza con i lenti, il perdono da donare a coloro che inciampano. Vivere il gruppo con leggerezza e senza intruppamenti serve in sommo grado a costruirsi un carattere dolce e tollerante proprio perché forte e coraggioso. Dice Gesù: “imparate da me che sono mite e umile di cuore”.

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