San Benedetto, alle radici della cultura europea

Nel giorno in cui ricordiamo la sua nascita al cielo, parliamo di una delle figure fondamentali del cristianesimo, San Benedetto da Norcia. Fondatore del monachesimo occidentale e dichiarato da Paolo VI patrono d’Europa, con le sue serafiche intuizioni e l’indefesso lavoro dei suoi confratelli nei secoli più bui del medioevo ha fatto si che la gran parte della cultura classica ci venisse trasmessa.

 Essa, riscoperta e rielaborata a partire dal rinascimento, è alla base del modo occidentale di pensare e comprendere il mondo. Una figura fondamentale per la Chiesa quella di San Benedetto: è grazie a lui se oggi possiamo leggere i Vangeli e il pensiero dei Padri dei primi secoli del Cristianesimo; negli ultimi secoli sedici suoi figli spirituali e un camaldolese( appartenente a una congregazione distinta dalla cassinese ma ad essa unita da strettissimi legami) sono saliti al soglio di Pietro. Ben sedici pontefici hanno preso il suo nome al momento dell’elezione. Il suo primo biografo è proprio un eccezionale papa benedettino, San Gregorio Magno.

San Benedetto nasce a Norcia in Umbria e giovanissimo viene inviato dal padre a Roma a studiare. Lì però rimane talmente colpito dallo stato di degrado sociale e morale della capitale del Cristianesimo che decide di abbandonare tutto e ritirarsi a vita eremitica nei pressi di Subiaco. La fama dei miracoli compiuti e della santità della sua vita però attirano a lui tanti giovani. Chiamato ad essere responsabile delle loro vite ecco che al Santo viene la più grande delle sue intuizioni: dare a loro una regola. Nasce cosi il primo grande ordine cenobitico occidentale ed  “Ora et Labora” è la famosissima frase a tutti nota e che ben la riassume. I monaci benedettini scandiscono le ore della loro lunga giornata con la preghiera e il lavoro. Sono contadini, artigiani ed eccezionali studiosi. Soli a comprendere il valore del patrimonio che trasmettono alle generazioni successive danno una forte spinta alla ripresa economica, sociale e culturale del continente europeo. Soprattutto a partire dall’anno mille le abbazie diventano centri di fiere e mercati, rompono il circolo asfissiante dell’economia curtense. Insieme alle merci e alla moneta grazie ai monaci tornano a circolare anche le idee.

San Benedetto però trasmette ai suoi figli tanto altro: il valore dell’ospitalità e la sacralità della persona dei pellegrini e viandanti che bussano alla porta dell’abbazia( ancora oggi la foresteria è un ambiente centrale dei cenobi cassinesi); la libertà e i principi di buona organizzazione: ogni singolo gruppo di monaci si unisce in autonomia intorno alla figura dell’abate e non dipende da alcun altro potere superiore né laico né religioso che non sia il pontefice; il lavoro non è più qualcosa di disprezzabile, da lasciare agli schiavi o ai servi della gleba, ma assume per la prima volta vera dignità. I monaci, infatti, bonificano paludi e acquitrini, dissodano terreni, inventano nuove tecniche di coltivazione, costruiscono innumerevoli monumentali complessi architettonici, innalzano chiese. Frutto delle fatiche quotidiane di tanti amanuensi le biblioteche con il loro preziosissimo contenuto di migliaia di manoscritti e codici miniati. Tutto con il pensiero sempre rivolto alla maggior gloria di Dio e alla promozione dell’essere umano.

Eppure nella loro storia i monaci conoscono momenti bui. Secoli dopo la morte del fondatore la grande ricchezza e prestigio acquisiti fanno in modo che si dimentichi la severità della regola e la rilassatezza dei costumi la faccia da padrone. Sono necessarie riforme che non tardano ad arrivare, sotto gli auspici dei papi che guardano sempre con gran benevolenza all’eredità di San Benedetto. Nascono i cluniacensi, i camaldolesi, i vallombrosiani e gli olivetani che rilanciano l’opera e le idee del fondatore permettendo alle abbazie di rinascere in tutto il continente e, a partire dal XII secolo, tenere testa alla diffusione delle eresie e all’affermarsi di nuovi venerabili carismi: quelli dei vari ordini mendicanti. 

Grazie a San Benedetto e al ruolo che in generale la Chiesa ha nella società del medioevo nasce e cresce l’identità culturale europea. Intorno alle scuole delle cattedrali e alle biblioteche delle abbazie si sviluppa un nuovo ceto di studiosi che lentamente si allontana dallo stato ecclesiastico per divenire indipendente e sempre più laico: vengono così fondate le prime università. Qui ancora per lungo tempo la Chiesa svolge un’ eccezionale opera di apostolato culturale con figure come San Tommaso D’Aquino e il suo maestro Sant’Alberto Magno, San Bonaventura da Bagnoregio e innumerevoli altri. Oggi è necessario riscoprire quanto sia stata grande l’importanza di tutto questo per lo sviluppo del nostro continente e recuperare l’idea che alla sua base ci siano delle salde radici culturali cristiane.   

di Gaetano Mercuri

Rate this item
(0 votes)

 

 

 

 

 

Seguici su Twitter

Seguici su YouTube

 

L'APP ufficiale della FUCI