Relazione Introduttiva Settimana teologica F.U.C.I. 2017 “Ecumenismo, il coraggio di una strada comune”

Relazione Introduttiva

Cari fucini, è per noi un piacere poter dare avvio a questa Settimana Teologica che ha come tema l’Ecumenismo, un argomento così rilevante per noi cristiani, che ci vede in costante confronto e in continua discussione.

Rivalorizzare il senso della settimana teologica.

 L’essere qui a Camaldoli è per noi oggi motivo di grande gioa.

Questa settimana può essere occasione per ascoltare, approfondire e riscoprire i nostri amati valori fucini di cui spesso ci facciamo portatori, ma che forse troppo spesso non riusciamo più a trasmettere come vorremmo.

In un momento così delicato per la nostra Federazione, dobbiamo sentire la necessità di riaffermare e riscoprire più che mai la nostra identità. Dobbiamo comprendere l’importanza dell’essere fucini oggi, all’interno dei luoghi che viviamo quotidianamente, primo fra tutti l’Università.

È importante che ognuno di NOI nel suo piccolo semini un granello di senape, affinché possa nascere un raccolto fruttuoso; i risultati probabilmente non saranno immediati, ma qualcuno dopo di noi potrà apprezzarne la bellezza. Apportare un contributo in qualcosa in cui si crede è anche quello che noi giovani dovremmo essere chiamati a fare non solo all’interno della FUCI, ma all’interno del contesto ecclesiale, sociale e culturale. Un anno fa alla Giornata mondiale della gioventù, Papa Francesco ci ha invitati a non essere giovani divano ma ad essere giovani che possano lasciare un’impronta all’interno del mondo e della società in cui viviamo.

Le settimane teologiche di Camaldoli sono per NOI Fucini un’occasione di riflessione, di confronto e dialogo arricchente.  Questo luogo che da anni ci accoglie è per Noi una casa, un punto di riferimento. In questo tempo di riposo, abbiamo scelto di investire le nostre energie in una formazione spirituale, culturale e relazionale caratteristica della proposta formativa della F.U.C.I.

Perché dei giovani si devono occupare di teologia.

Verrebbe da chiedersi: come possono giovani universitari occuparsi di teologia? Nel percorso federativo e in modo particolare nelle settimane teologiche facciamo esperienza di come la teologia non sia affare solo di esperti; essa interroga la nostra vita, ne raggiunge i principi e le azioni. Riusciamo a scorgere quanto sia proprio l’esperienza umana a dare significato e a plasmare la teologia, in quel suo essere studio di Dio e del rapporto con l’uomo e con il mondo. Come studenti universitari sentiamo l’esigenza di approfondire, non solo l’ambito di studio che abbiamo scelto, ma anche tutto ciò che può esserci utile per una formazione culturale che possa accompagnarci soprattutto nel nostro percorso di approfondimento spirituale.

In tale dialettica tra teologia e vita ci inseriamo come laici, con il desiderio di raggiungere in profondità il significato e il senso di una vita pienamente cristiana. Come ribadito nell’Evangelii Gaudium, “La vocazione e la missione propria dei fedeli laici è la trasformazione delle varie realtà terrene affinché ogni attività umana sia trasformata dal Vangelo[1]. In questo essere “nel mondo”, si evince la responsabilità e la tensione teologica del laico, che ascolta e legge il tempo in cui vive nelle sue sfumature più concrete e quotidiane, rileggendole non in un’ottica di utilità e profitto ma con le chiavi della fede.

Il tema dell’Ecumenismo

In questa settimana avremo modo di approfondire sotto vari punti di vista il tema dell’Ecumenismo. Saremo accompagnati dalle lezioni dei professori e avremmo modo di confrontarci all’interno dei laboratori. Avremo così la possibilità di analizzare più da vicino quale è stata la storia del movimento ecumenico, quali le attuali situazioni di dialogo e quali le prospettive per il futuro.

Il cammino ecumenico che le chiese hanno intrapreso, ha come base gli insegnamenti di Gesù. Prima di tutto, vivere il comandamento dell’amore reciproco e il servizio all’altro in un continuo rinnovamento del percorso di perdono e riconciliazione intrapreso. Nonostante ciò, per secoli i cristiani sono stati in contrasto tra di loro; e questo va contro quello che è il messaggio del Vangelo: troppi sono coloro che hanno instaurato guerre in nome di una religiosità forse distorta.

Allo stesso tempo, molti sono anche coloro che condividono la volontà di un’unità, fondata sulla pace e la fratellanza.

Un’unità che non è uniformità, ma piuttosto una pluralità in cui riconoscersi e mettersi al servizio gli uni degli altri.

L’immagine è quella di due fratelli che camminano accanto, su una strada comune che può avere percorsi differenti, ma che allo stesso tempo può avere come meta quell’unità che anche il Signore Gesù ha voluto per i suoi discepoli: “siano una cosa sola, perché il mondo creda”.

Qual è allora l’importanza per la nostra fede di vivere un cammino ecumenico? Questo è solo uno dei tanti aspetti sui quali ci interrogheremo durante questa settimana.

Citando Enzo Bianchi: “Conoscerne gli inizi, le difficoltà, i progressi e le contraddizioni, significa […] imparare a discernere l’azione di Dio nella storia, spesso nonostante le diserzioni al vangelo presenti nelle chiese. Significa anche rinunciare alla comoda giustificazione che affida l’unità dei cristiani al giorno “che lo Spirito vorrà”, perché fare spazio all’opera dello Spirito è una precisa responsabilità dei Cristiani e delle chiese, chiamati qui e ora a intraprendere concreti passi di comunione.”

Quello che ci serve allora è acquisire una mentalità che possa essere il più ecumenica possibile, cioè aperta all’ascolto e al confronto, in quanto solo da una mentalità nuova può nascere un nuovo modo di relazionarsi e crescere insieme. Cercare un dialogo ecumenico può esserci di aiuto anche per instaurare un dialogo interreligioso, di cui oggi si sente una necessità sempre più forte, per permettere una pace che per molti territori sembra essere ormai troppo lontana da ricordare. Tutto questo si inserisce all’interno del percorso tematico dell’anno federativo che si sta concludendo: “UNIrelediVERSITA, comunità cantiere di speranza”.

Riprendendo quanto detto poco fa, essere portatori di unità, non significa essere portatori di uniformità. Cercare di sopprimere le diversità non permette quell’arricchimento che deriva dal dialogo e dal confronto, che nasce dall’accostare due punti di vista differenti e che porta ad una visione della realtà più complessa, ma allo stesso tempo più veritiera. Come cristiani, come cattolici e come giovani, affinché questo possa realmente avvenire, siamo chiamati a dialogare, a confrontarci, a metterci in relazione con chi ci è a fianco.

Ci auguriamo che in questa settimana ciascuno possa accostare la propria unicità a quella dell’altro per dare vita a quel poliedro a cui tante volte fa riferimento il Papa, ma che già da un anno è sullo sfondo delle nostre tessere! Buona settimana!

 

A cura della

Presidenza Nazionale 

 

[1] Papa Francesco, Evangelii Gaudium n.201

 

Rate this item
(0 votes)

66° Congresso Nazionale Pavia-Vigevano

Seguici su Twitter

Seguici su YouTube

 

L'APP ufficiale della FUCI