Referendum del 17 aprile 2016: Verso un voto consapevole

Domenica 17 aprile 2016 i cittadini italiani sono chiamati al voto per il referendum abrogativo in materia di concessioni di estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia marine, su richiesta di 9 Consigli regionali.

Il referendum abrogativo è disciplinato dall’art.75 della Costituzione Italiana che al I comma dispone:

“É indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge quando lo richiedono 500.000 elettori o 5 consigli regionali”

Il referendum è uno strumento giuridico di democrazia diretta, attraverso cui i cittadini prendono parte direttamente alla decisione politica.

Lo strumento referendario fu utilizzato per la prima volta in Italia nel 1946, per la scelta della forma istituzionale (monarchica o repubblicana). Viene poi ad essere inserito nella Costituzione della nostra Repubblica nel ’48, nelle due forme del referendum costituzionale (art.138), per eventuali modifiche alla Costituzione, e del referendum abrogativo (art. 75), relativo alle leggi ordinarie.

Come nasce il referendum del 17 aprile?

La prima questione su cui interrogarsi è cosa sono le trivelle. Con questo termine si intende un insieme ampio e complesso di attività che vanno dalla perforazione dei pozzi di ricerca a quella dei pozzi di produzione, dalla realizzazione di gasdotti e oleodotti all’installazione di piattaforme petrolifere. Gli impianti variano a seconda dei fondali, delle caratteristiche del giacimento e del tipo di combustibile estratto.

Nel settembre 2015 il movimento fondato da Giuseppe Civati aveva promosso alcuni quesiti referendari ma non era riuscito a raccogliere le 500.000 firme necessarie (ex art.75 Cost.) per chiedere un referendum popolare. Dopo poche settimane dieci Consigli regionali - Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto - hanno promosso sei quesiti referendari che riguardavano la ricerca ed estrazione di idrocarburi in Italia, l’Abruzzo si è poi ritirato dalla lista dei promotori. A dicembre 2015 il governo ha proposto delle modifiche alla Legge di Stabilità sugli stessi temi affrontati dai quesiti referendari proposti. La Corte di Cassazione ha riesaminato i quesiti e l’8 gennaio 2016 ne ha dichiarato ammissibile solo uno, in quanto gli altri recepiti dalla Legge di Stabilità.

La parte di legge di cui viene richiesta abrogazione riguarda l’art.6, comma 17, terzo periodo, del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ‘Norme in materia ambientale’ limitatamente alle seguenti parole recentemente così modificate dalla Legge di Stabilità 2016: "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale".

Si vota, in sostanza, per rinnovare o non rinnovare le concessioni per l’estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia marine su piattaforme già esistenti. Dai dati ufficiali forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico sono 44 le concessioni interessate dal quesito referendario. In particolare 33 sono totalmente ubicate entro il limite delle 12 miglia dalla linea di costa e dalle aree protette, mentre altre 11 lo sono prevalentemente (più del 75% dell'area) ed hanno gli impianti ubicati entro le 12 miglia.

Nel 2015 la produzione delle concessioni ubicate entro le 12 miglia è stata di 1,93 miliardi di m3 di gas (pari al 42,8% della produzione offshore e al 28,1% della produzione nazionale di gas) e a 0,54 milioni di tonnellate di olio greggio (pari al 72,3% della produzione offshore e al 10% della produzione nazionale).

Le estrazioni vengono effettuate da diverse compagnie del ramo energetico, sulla base di una concessione iniziale di 30 anni, poi prorogabile di 5 anni in 5 anni, fino al massimo di due volte. Secondo la normativa precedente alla modifica contenuta nella citata Legge di Stabilità 2016, allo scadere della concessione ha termine la trivellazione. La nuova formulazione della norma permette invece il prosieguo dell’attività estrattiva anche dopo la scadenza delle concessioni, fino all’esaurimento dei giacimenti.

I referendari chiedono che questo nuovo provvedimento venga cancellato e che si torni alla scadenza predefinita delle concessioni.

Votare sì, Votare no, Astenersi?

Votando sì al referendum si esprime la volontà di non rinnovare, una volta terminata, la concessione di estrazione per una compagnia. Molte sono state le campagne a favore del SÌ, di associazioni ed enti ambientalisti in particolare, che hanno posto l’attenzione sulle scelte di governo in materia di energia, incentivando l’utilizzo di fonti rinnovabili per l’approvvigionamento energetico, più pulite e rispettose dell’ambiente.

Votando no si esprime invece la volontà, una volta terminata la concessione, che si continui ad estrarre fino a che il giacimento non si esaurisca naturalmente. Sostenitori del NO sono per lo più rappresentanti di imprese e sostenitori delle fonti fossili, che pongono l’accento sul tema occupazionale ed economico.

Astenendosi si agisce, invece, sul mancato raggiungimento del quorum, che ha come effetto il mantenimento della legge in vigore, come da ultima modifica.

Esprimere il proprio voto è un diritto e anche una responsabilità comune. È responsabilità di ciascuno assicurare che la voce diretta del popolo arrivi a prendere parte al governo del paese. Votare assicura il raggiungimento del quorum e quindi la validità del parere espresso dal referendum stesso, come dispone l’art. 75 della Costituzione al comma 3: “La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

Tale referendum riporta una valenza politica più generale. Richiama gli italiani a riflettere in materia di ambiente, energia, sviluppo, economia e lavoro, potendo esprimere direttamente un indirizzo sulle future scelte di Governo su questi temi.

Risulta quindi importante, per mantenere viva la democrazia italiana, fare del prossimo referendum uno strumento di partecipazione attiva nella vita della società, ma anche di consapevolezza nei riguardi dell’ambiente che abitiamo.

 

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