Miseria, misericordia e le croci (troppo pesanti) di Paolo VI

a cura di Tindaro Santospirito 

 

Paolo VI amava molto meditare con S. Agostino, dal quale ricava che la miseria e la misericordia sono il punto di partenza del sacerdozio. Solo che a mons. Montini, il Padre ha chiesto di più, di farsi “traghettatore” della barca di Pietro. Ecco la sua croce.

La sua elezione, auspicata da tutta l’opinione pubblica, lo ha reso protagonista del Concilio Ecumenico Vaticano II, del quale era stato protagonista anche da cardinale. La grande attesa di una Chiesa che iniziasse a riflettere su sé stessa per aprirsi al III millennio, ha permesso a Paolo VI di sentire ancora più sua questa Chiesa, tanto da dedicarle, nel 1964, la sua prima enciclica “Ecclesiam Suam, al corpo mistico di Cristo. «Deriva da questa illuminata ed operante coscienza uno spontaneo desiderio di confrontare l'immagine ideale della Chiesa […] e il volto reale, quale oggi la Chiesa presenta» (Ecclesiam Suam, 11). [E intanto le discussioni all’interno del Concilio crescevano, gli interventi si moltiplicavano, e alla fine si sono partoriti due monumenti per la Chiesa, quale noi oggi conosciamo: la Gaudium et Spes e la Lumen Gentium, le due costituzioni basilari della Chiesa moderna.]

L’elezione di Paolo VI ha fatto sperare in alcune aperture, anche maggiori degli slanci del suo predecessore, ma, prudentemente, egli è stato molto accorto nel ribadire il fine della Chiesa attraverso il suo magistero: «è a tutti noto che la Chiesa è immersa nell'umanità. […] Ora è parimenti noto che l'umanità in questo tempo è in via di grandi trasformazioni, rivolgimenti e sviluppi, che cambiano profondamente non solo le sue esteriori maniere di vivere, ma altresì le sue maniere di pensare. […] Tutto ciò, come le onde d'un mare, avvolge e scuote la Chiesa stessa: gli animi degli uomini, che ad essa si affidano, sono fortemente influenzati dal clima del mondo temporale; così che un pericolo quasi di vertigine, di stordimento, di smarrimento può scuotere la sua stessa saldezza e indurre ad accogliere i più strani pensamenti, quasi che la Chiesa debba sconfessare sé stessa ed assumere nuovissime e impensate forme di vivere». (Ecclesiam Suam, 28) Certamente ha dovuto fare i conti con l’ambiente curiale che era ostinatamente refrattario alla una nuova visione pastorale, sociale, culturale e politica che Paolo VI, e la parte progressista che lo ha eletto, hanno cercato di portare avanti. A questo punto, tra il 1966-67, avviene una svolta nel suo pontificato...

 

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