Mediterraneo, frontiere di speranza "La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio..." (Sant'Agostino)

 

 

 

 

                                                         

                                                          a cura di Matilde Boldrini

 


Mediterraneo, frontiere di speranza

"La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle."
(Sant'Agostino)

 

In occasione del 66° Congresso Nazionale di Pavia e Vigevano, la FUCI si troverà ad affrontare una delle tematiche più problematiche e complesse del nostro tempo: la scommessa del Mediterraneo. Un eterno conflitto tra guerra e pace che trova protagonisti quei popoli che, pur bagnati dalle stesse acque, si trovano così distanti tra loro da sembrare apparentemente inconciliabili.

Come possiamo ad oggi vivere sulla nostra pelle, quel Mediterraneo che si studiava a scuola come luogo pieno di meraviglie, sta divenendo sempre più teatro di tragedie umanitarie, sconfitte politiche ed incomprensioni culturali. Un mare che si presenta come un ponte tra civiltà e che si dimostra, invece, un insormontabile muro di divisione; da luogo di potenziale sviluppo economico, artistico, ambientale e culturale a luogo di povertà, disagio e sofferenza al solo cambio di prospettiva.

Non si può negare che molti popoli mediterranei siano caratterizzati da un’origine storica, economica ed ambientale comune; da un diverso punto di vista, però, la cultura e le tradizioni appaiono sensibilmente differenziate, tanto da delineare un grosso spartiacque.

Da una parte, paesi attivi nelle politiche economiche e sociali in stretta relazione con le maggiori potenze mondiali e con i paesi di più forte influenza commerciale, i quali assecondano lo sviluppo industriale e tecnologico divenendo essi stessi innovatori e seguaci della politica del welfare e dell’economia capitalista, partecipano in prima linea ai meeting sulle questioni di interesse internazionale, e alle organizzazioni che si occupano di predisporre il mantenimento di un assetto di giustizia generale tra le Nazioni, facendosi portavoci delle istanze di tutela dei diritti umani, della pace e della democrazia.

Dall’altra parte, i paesi caratterizzati fin dall’antichità da una situazione di sottomissione alle grosse potenze mondiali, i quali presentano una cultura imperniata da forti difformità strutturali della società: una povertà estrema che si unisce ad una ricchezza spropositata; un’arretratezza storico-culturale che convive con una spinta alla ricerca di formazione e predominio culturale; una religione maggioritaria che si inserisce nelle scelte socio-politiche dei popoli che si trovano a convivere con religioni minoritarie focalizzate sulla riflessione introspettiva e personale; un progetto islamico moderato e costruttivo che si scontra con un’interpretazione del Corano assolutistica ed incontrovertibile. Tali paesi vivono un ruolo centrale e di interesse internazionale principalmente per le risorse che i loro territori naturalmente offrono, mentre la loro storia dimostra che si tratta di popolazioni fatte continuamente oggetto di sfruttamento, prima esperienza tra tutte quella del colonialismo.

Sotto un aspetto prettamente storico-religioso la secolarizzazione dei paesi europei ha portato questi stessi a separare nettamente la politica, attività terrena, dal sentimento religioso; nei paesi mediterranei orientali e meridionali, come già sopra si accennava, invece, politica e religione sono aspetti fortemente connessi, che trovano anzi forza ed iniziativa l’una nell’altra. Secondo tale aspetto, purtroppo, il mondo di oggi sta soffrendo la fatica di dover affrontare un male spinoso, quello del terrorismo dell’ ISIS, che si insinua all’interno del legame che politica e religione mantengono da sempre nelle regioni islamiche, confondendo i due aspetti e deviando il pensiero comune. Un controllo politico che viene erroneamente, ma volontariamente, connesso alla richiesta di un Dio, al fine di collegare un’attività umana non ad un mero orientamento politico, ma ad un disegno divino, con l’obiettivo di dominare non solo le azioni degli uomini ma anche i desideri del loro spirito.

Si tratta anche di un Mediterraneo pieno di scontri tra civiltà. Gli aspetti di vicinanza a livello storico-geografico, socio-umanitario, valoristico-religioso si nascondono sempre più dietro al disagio socio-politico ed individualistico-morale degli uomini del nostro tempo. Molti sono i protagonisti, gli attori del Mediterraneo. Prima fra tutte l’Unione Europea, fondata su forti fondamenta fatte di diritti consolidati e di risorse comuni, la quale si ritrova prima referente per le problematiche mediterranee, sia sulle questioni di confine, sia sulle questioni migratorie interne degli Stati Membri. In secondo luogo l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) si trova a dover affrontare le problematiche dovute ai rapporti tra i Paesi mediterranei, alle politiche democratiche non ovunque ben accette, e alle infinite conseguenze delle guerre meridionali ed orientali che, sia in terra sia in mare, stanno decretando la morte di un sempre più elevato numero di persone. A livello politico, ci si chiede se piuttosto che respingere i problemi come se non ci appartenessero, non si debbano sempre più attivare politiche di promozione dell’accoglienza, della spinta al dialogo e della sensibilizzazione per una coerente e veritiera informazione e conoscenza.

È allora un obiettivo sociale ed umanitario quello che prima di tutto dobbiamo perseguire al fine di essere cittadini informati e consapevoli, soggetti attivi nelle politiche sociali, per dare all’ Italia e all’ Europea quella spinta in più per osservare le questioni del Mediterraneo non più come meri problemi, quanto piuttosto come una sfida da accettare. Ma è possibile perseguire un tale obiettivo umanitario per una società che sembrerebbe abbracciare e far proprio scetticismo ed individualismo?

 

 

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66° Congresso Nazionale Pavia-Vigevano

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