Giorno della Memoria - a 70 anni dalla fine di Auschwitz

Settant’anni fa, il 27 Gennaio 1945, i cancelli di Auschwitz aprivano i loro battenti rivelando al mondo una delle pagine più dolorose della storia dell’umanità. Il Giorno della Memoria, giunto ormai alla sua XV edizione, ci consegna la responsabilità di custodire il passato e ci interroga sul senso profondo del ricordare e più in generale sul ruolo della storia nell’elaborazione culturale e spirituale di un popolo.

Con una Legge del 20 Luglio 2000, la Repubblica Italiana riconosce il 27 gennaio come “Giorno della Memoria” “ al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (L211/00, art. 1) e “in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere” (L211/00, art.2). Due valori emergono dunque in questa occasione. Uno è quello della precisione storica, che rifugge dai paragoni avventati e dai giudizi sommari, ma attende con pazienza al proprio compito di ricercare i fatti, come si attende al dovere della verità: il Giorno della Memoria identifica un avvenimento specifico nel tempo e nello spazio, che gli studi storici tentano sempre meglio di delineare. L’altro è quello della memoria, attraverso la quale il passato prende corpo, si fa narrazione individuale e collettiva, raggiunge il presente fornendoci delle chiavi di lettura per interpretarlo e ci consente di costruire un futuro migliore: ciascuno e ciascun popolo è la propria storia, c’è un filo invisibile che lega ciò che è a ciò che è stato.

Il Giorno della Memoria assume un significato particolare per noi cristiani, impegnati in un lungo e molto promettente cammino di dialogo con il popolo ebraico. Per “non solo comprendere l’altro, ma anche assimilare dall’altro”, come ha osservato il prof. Alexander Rofé, insigne studioso di Bibbia presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, in occasione di un’intervista sottopostagli dalla FUCI ai Colloqui Ebraico-Cristiani 2014 di Camaldoli. Nel cogliere la ricchezza e la complessità dell’Antico Testamento, il professor Rofé rintracciava una cifra dell’uomo e un patrimonio comune per ebrei e cristiani. Anticipato di dieci giorni dalla Giornata per la Promozione del Dialogo tra Ebrei e Cristiani, il Giorno della Memoria invita così particolarmente noi cristiani ad approfondire la cultura e la spiritualità di un popolo che, da molti pagate con la vita, risiedono alle origini della nostra esperienza di fede.

 

 

Con una Legge del 20 Luglio 2000, la Repubblica Italiana riconosce il 27 gennaio come “Giorno della Memoria” “ al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (L211/00, art. 1) e “in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere” (L211/00, art.2). Due valori emergono dunque in questa occasione. Uno è quello della precisione storica, che rifugge dai paragoni avventati e dai giudizi sommari, ma attende con pazienza al proprio compito di ricercare i fatti, come si attende al dovere della verità: il Giorno della Memoria identifica un avvenimento specifico nel tempo e nello spazio, che gli studi storici tentano di delineare sempre meglio. L’altro è quello della memoria, attraverso la quale il passato prende corpo, si fa narrazione individuale e collettiva, raggiunge il presente fornendoci delle chiavi di lettura per interpretarlo e ci consente di costruire un futuro migliore: ciascuno e ciascun popolo è la propria storia, c’è un filo invisibile che lega ciò che è a ciò che è stato.

Il Giorno della Memoria assume, in questo secondo senso, un significato particolare per noi cristiani, impegnati in un lungo, faticoso ma molto promettente cammino di dialogo con il popolo ebraico. Per “non solo comprendere l’altro, ma anche assimilare dall’altro”, come ha avuto a dire il prof. Alexander Rofé, insigne studioso di Bibbia presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, in occasione di un’intervista sottopostagli dalla FUCI ai Colloqui Ebraico-Cristiani 2014 di Camaldoli. Nel cogliere la ricchezza e la complessità dell’Antico Testamento, il professor Rofé rintracciava una cifra dell’uomo e un patrimonio comune per ebrei e cristiani. Anticipato di dieci giorni dalla Giornata per la Promozione del Dialogo tra Ebrei e Cristiani, il Giorno della Memoria invita così particolarmente noi cristiani ad approfondire la cultura e la spiritualità di un popolo che, da molti pagate con la vita, risiedono alle origini della nostra esperienza di fede.

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