Digital Natives Advocating for Human Rights - Conclusa la Study Session di JECI-MIEC

Dalle vetrate della hall dello European Youth Center il sole fa capolino tra la nebbia fitta di Budapest, è rosso fuoco quasi a volerla bruciare. Il sole me lo immagino sempre come fosse la serratura della porta del cielo attraverso la quale Dio ci guarda!

Qui tutto tace alle 7.15 del mattino! E’ silenzio se non qualche piccolo rumore che viene dallo staff delle pulizie! Il silenzio elimina l’ingolfamento delle parole e lo strabordare di qualcosa che deve essere detto per forza, prepara ad una giornata che deve iniziare, è attesa dei miei compagni di avventura internazionale con i quali, per tutta la permanenza alla Study Session tenutasi nella capitale ungherese (22 febraio-1marzo), sono fuggita ogni mattina all’alba dal nostro alloggio per raggiungere una chiesetta dove partecipare alla messa. Una italiana, un polacco, due romeni, due maltesi che vanno a messa in ungherese può sembrare l’incipit di una barzelletta invece è stata solo la maniera con la quale si è formata una amicizia speciale tra le file di JECI-MIEC che è molto più che una associazione internazionale: è l’incontro di ragazzi con valige targate Europa provenienti da ogni nazione del  continente, disposti a convivere per una settimana di sessione di studio! E’ difficile raccontare a parole questa esperienza (ci sono cose che devono essere assaggiate per poter essere comprese, come la cioccolata) perché dentro c’è molto di più! C’è da perdersi piacevolmente nelle vite degli altri. Immersi nell’inglese accomodato all’accento della lingua di origine di ognuno, il tema di studio si è focalizzato sui Diritti Umani e la Digitalizzazione. Ci siamo adoperati per intraprendere lavori di gruppo creando progetti concreti per la tutela dei diritti umani attraverso i nuovi mezzi di comunicazione. I diritti umani sono qualcosa che spesso si conosce solo in teoria e resta stampata sulla pagina lucida di un sussidiario di Educazione Civica come quasi a non volersi immischiare con la nostra ordinaria, reale e personale vita. Siamo persone individuali ma non per questo anonime. L’anonimato fa rifuggire dalla responsabilità del pezzo di mondo affidato alle mani di ognuno. La lotta è ardua perché di certo le piattaforme digitali che stanno dilagando nella tradizione attuale non facilitano il compito educativo alla trasparenza: lì l’anonimato fa da padrone. Per poter sensibilizzare ai diritti umani sarà dunque necessario demolire questo anonimato e ripartire dal particolare, dal dettaglio delle relazioni: tra me e me stesso, tra me e te che mi siedi accanto, tra me te e gli altri. Conoscersi aiuta a mettersi empaticamente nelle scarpe dell’ altro a rispettarlo, a capirlo ed accettarlo. A riconoscergli il diritto della umanità che gli spetta.

Chiara Capponi

Incaricata FUCI per JECI-MIEC

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