Appello al voto: Andiamo a votare, andiamo a decidere il nostro futuro!

A cura di Luigi Santoro, Vicepresidente Nazionale F.U.C.I.

Siamo entrati nella settimana decisiva per il futuro del nostro Paese. Lunedì prossimo, infatti, sapremo quali saranno gli scenari politici che le elezioni del 4 marzo offriranno. 

L’Italia esce da una legislatura e da una situazione non facile. In questi 5 anni diverse cose sono cambiate: sono cambiati i linguaggi della politica con l’esplosione del fenomeno delle fake-news elevato a precisa strategia di disinformazione; sono cambiati gli equilibri delle forze politiche, con un centro-destra frantumato e riunito e un centro-sinistra che ha, invece, percorso una strada inversa, costellata da recenti lacerazioni; il bipolarismo è ormai una vecchia storia, con il Movimento 5 Stelle che ha visto stabilizzare e crescere i propri consensi.

È un Paese dove comunque si sono registrati anche segnali positivi: anche se condivisibile o meno nel merito, è un Paese che ha conosciuto una regolamentazione politica e giuridica di fenomeni sociali in cui le istanze di riforma emergevano ormai in maniera significativa dal tessuto sociale: dalla riforma del lavoro a quella dell’istruzione, da quella del Terzo settore a quella dei diritti civili con la c.d. legge sul biotestamento e sulle c.d. unioni civili. È un paese che ha tentato di reagire e in cui la politica, nel bene o nel male, ha dato delle risposte. Tutto questo in un contesto di crescita economica nazionale e sovranazionale.

Mutato è lo scenario politico europeo, con l’ascesa dei nuovi nazionalismi e con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea; un’Unione che da più parti e con diverse intensità, nel nostro Paese, è considerata come da riformare. Se non, addirittura, da abbandonare. Profondamente diverso è anche lo scenario geopolitico mondiale, con la crescita delle tensioni internazionali provenienti principalmente dagli Stati Uniti e dal nuovo presidente Donald Trump, impegnato ora a rispondere al dittatore coreano Kim Jong-un a suon di minacce nucleari, ora invece a guardarsi, sul fronte russo, dai muscoli che Putin non ha mai pensato di nascondere, in un gioco di specchi tra accuse e compiacenze per quanto riguarda la presunta ingerenza del governo russo nelle elezioni di cui Trump è risultato vincitore. In tutto questo scenario particolarmente delicato, non può essere dimenticato il picco di massima ascesa e il successivo declino dell’autoproclamato Stato Islamico e le ondate di terrore da questo propagate.

È un’Italia che va al voto avendo questa recente storia alle spalle, un’Italia che ha sofferto e si appresta alle urne con sentimenti contrastanti: speranza e disillusione, rassegnazione e coraggio, incertezza e trepidazione. Il sentimento più grande sembra però essere quello dell’indifferenza; contro questo e tutti gli altri sentimenti negativi è doveroso armarsi, brandendo la spada del senso civico e lo scudo dell’informazione. Il primo ci dovrebbe mettere nella condizione in cui non possiamo ricordarci della questione della cittadinanza soltanto in relazione alla questione dell’immigrazione e dei diritti che abbiamo paura che vengano compromessi. La questione cittadinanza implica, per chi ha il dono di possederla, innanzitutto dei doveri: uno di questi è il voto, qualificato come diritto e dovere civico dalla nostra Costituzione all’articolo 48. Dopotutto, se la sovranità appartiene al popolo, è questo il momento più importante per esercitarla. Il secondo, lo scudo dell’informazione, dovrebbe invece proteggerci tanto dagli slogan quanto dalle fake news, che purtroppo risultano elementi altamente decisivi in questo momento nell’opinione pubblica. Un’informazione critica, completa, oggettiva nel suo attingere alle fonti: è quello che permette di distinguere la proposta politica concreta e realizzabile dall’ennesima vana declamazione acchiappa-consensi. 

Da giovani universitari abbiamo il dovere di onorare la nostra intelligenza e di metterla in pratica anche in questa forma di studio e analisi della realtà. Da giovani cittadini, abbiamo il dovere di contribuire alla vita politica del nostro Paese. Da giovani, semplicemente giovani, abbiamo la responsabilità di un futuro che sarà esclusivamente nostro e di un presente che comunque, nel frattempo, non possiamo e non vogliamo che siano gli altri a decidere. Se i giovani, in questa campagna elettorale, sono stati quasi eclissati da altri temi sicuramente più appetibili rispetto al consenso popolare (Europa, gestione delle migrazioni, economia, sistema pensionistico…), se spesso i giovani vengono di fatto esclusi dai processi decisionali, molto probabilmente dipende dalla circostanza che soprattutto tra i giovani si registra una disaffezione e un disinteresse per la politica. 

E' pur vero che tanti sono i giovani che hanno deciso di impegnarsi in molti modi e diverse forme, ma evidentemente non è ancora sufficiente. Così come è evidente che se tra i giovani diminuisse il disinteresse e l'astensionismo ad esso collegato, allora anche i programmi elettorali e la conseguente azione politica sarebbero maggiormente costruiti a misura di giovane. Da giovani abbiamo tutto il diritto a essere preoccupati per il nostro futuro, stante una politica che non tiene sufficientemente in conto l’impatto generazionale dei provvedimenti normativi: la precarizzazione del lavoro, la sostenibilità di un sistema pensionistico che sembra ignorare il problema della denatalità e l’elevata soglia dell’età pensionabile, l’assenza di politiche concrete per i giovani che vorrebbero formare una nuova famiglia; sono queste le principali politiche alla base delle paure di chi oggi si affaccia al futuro. Ma, allo stesso tempo, proprio in quanto giovani, abbiamo il dovere della speranza e della responsabilità costruttiva.

Andare a votare significa innanzitutto testimoniare che abbiamo a cuore il nostro futuro.

Andare a votare significa, in questo contesto, mettere in atto una rivoluzione che ribalti il luogo comune del giovane disinteressato, disilluso, stanco e pessimista.

Andare a votare significa seminare in questo inverno per far fiorire la primavera del nostro futuro. Soltanto seminando possiamo vedere dei frutti. E così come non tutti i semi sono uguali, neanche tutti i partiti e le proposte politiche sono uguali. Ci sono quelle ispirate all’odio e quelle ispirate alla mediazione; ci sono proposte sostenibili e altre palesemente irrealizzabili; ci sono messaggi di chiusura e messaggi di apertura. Andare a votare vuol dire avere la possibilità di seminare e la possibilità di scegliere quale frutto veder fiorire, anche con il sano realismo di chi sa che non tutti i semi germoglieranno.

Per questo, soprattutto per noi giovani, è importante prendere consapevolezza delle proposte politiche in campo e scegliere consapevolmente, dimostrando prima di tutto a noi stessi la responsabilità che abbiamo in mano.

Andiamo a votare, andiamo a decidere il nostro futuro!

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