"Ti sciuperai le scarpe, ma crescerai durante il cammino" Visita di Papa Francesco all'Università Roma Tre #UNIrelediVERSITA' #abitareleFrontiere

 

“Ti sciuperai le scarpe, ma crescerai lungo il cammino” *

 

Visita di Papa Francesco all’Università Roma Tre

 

Lo scorso venerdì 17 febbraio, Papa Francesco per la prima volta ha fatto visita ad un ateneo pubblico romano: l’Università Roma Tre ha, infatti, invitato il Santo Padre a respirare e vivere per una mattina l’aria universitaria, in mezzo a moltissimi giovani che, insieme al Rettore Prof. Mario Panizza, lo hanno accolto con gioia e curiosità. Il Santo Padre ha risposto a varie domande proposte da alcuni giovani studenti sui temi della violenza, della guerra, della fede.

Nel suo discorso, il Papa ha definito l’università “un luogo di dialogo nelle differenze […],luogo in cui si elabora la cultura dell’incontro e dell’accoglienza delle persone di tradizioni culturali e religiose diverse”, uno spazio quindi in cui è possibile unire mille diversità, culturali, sociali, religiose armonizzandole insieme come note musicali di durata e altezze diverse, ma tutte utili alla creazione di una bellissima opera musicale. È proprio dalle diversità che nasce infatti l’armonia più bella: senza differenze, senza confronti, nulla di bello nasce per davvero.

Subito risalta il legame che queste parole hanno con il tema di quest’anno della nostra Federazione : “UNIrelediVERSITA’ ”. L’università è come un porto dove, ogni giorno, arrivano barche diverse, piene di persone, portatrici di altrettante straordinarie differenze ed è proprio questo il nostro campo di battaglia, questo il luogo della nostra missione quotidiana: essere universitari testimoni della fede, attivi nelle proprie università. Le università sono luoghi privilegiati “in cui si formano le coscienze, in un serrato confronto tra le esigenze del bene, del vero e del bello, e la realtà con le sue contraddizioni” e qui, sembrano riecheggiare le parole di Papa Paolo VI e della sua Coscienza Universitaria.

Il Papa ha anche dato una testimonianza della propria fede da uomo, da cristiano: “Voglio parlarvi da persona a persone, e dare testimonianza di chi sono. Mi professo cristiano e la trascendenza alla quale mi apro e guardo ha un nome: Gesù. Sono convinto che il suo Vangelo è una forza di vero rinnovamento personale e sociale. Parlando così non vi propongo illusioni o teorie filosofiche o ideologiche, neppure voglio fare proselitismo. Vi parlo di una Persona che mi è venuta incontro, quando avevo più o meno la vostra età, mi ha aperto orizzonti e mi ha cambiato la vita. Questa Persona può riempire il nostro cuore di gioia e la nostra vita di significato. E’ il mio compagno di strada; Lui non delude e non tradisce. E’ sempre con noi. Si pone con rispetto e discrezione lungo il sentiero della nostra vita, ci sostiene soprattutto nell’ora dello smarrimento e della sconfitta, nel momento della debolezza e del peccato, per rimetterci sempre in cammino. Questa è la testimonianza personale della mia vita ”. È una testimonianza autentica: sono le parole di un uomo, prima di essere quelle di un Papa, parole che spronano i giovani cristiani a non aver paura della propria fede, ma anzi a viverla ogni giorno, con coraggio, facendo di essa la propria fonte di energia per ricominciare, per difendersi e per trovare sempre quella forza necessaria per essere se stessi: “ Non abbiate paura di aprirvi agli orizzonti dello Spirito, e se ricevete il dono della fede – perché la fede è un dono – non abbiate paura di aprirvi all’incontro con Cristo e di approfondire il rapporto con Lui. La fede non limita mai l’ambito della ragione, ma lo apre a una visione integrale dell’uomo e della realtà, preservando dal pericolo di ridurre la persona a ‘materiale umano’. Con Gesù le difficoltà non spariscono, ma si affrontano in modo diverso, senza paura, senza mentire a sé stessi e agli altri; si affrontano con la luce e la forza”.

 

Davanti ad una realtà complicata, piena di trappole, illusioni, l’Università deve avere come unico  obiettivo quello di una educazione integrale della persona, e noi giovani studenti, dobbiamo imparare ad essere scintille del rinnovamento della nostra società.

Bisogna che noi studenti, in particolare noi fucini, recuperiamo la voglia di fare ma soprattutto di essere: di essere studenti, apprezzando la bellezza di questi anni di studio e di ricerca che ci vengono donati, pur nelle mille difficoltà e fatiche con il coraggio e la fede di affrontarle; di essere giovani, rivalutando tutte le relazioni personali che instauriamo,  vivendole con la passione tipica della nostra età, senza rimanere indifferenti a niente, ma, gioiosamente, vivere da protagonisti di questa realtà, che ha bisogno della fantasia delle nostre idee e dei nostri piccoli ma innovativi passi per andare avanti e migliorare.

I fucini devono riscoprire l’importanza del loro ruolo all’interno delle proprie università, farsi voce e rendersi autentici testimoni della propria fede personale, riscoprendosi essere quelle “sentinelle del mattino” di cui parlava San Giovanni Paolo II, pronte a vegliare, a fare strada, ad illuminare anche e soprattutto nei momenti più buii, perché “speranza” della Chiesa e della società.

Questa la nostra missione: essere nelle nostre comunità costruttori di speranza e creatori di legami fatti di fili diversissimi tra di loro, di mille colori e materiali diversi , ma, come ci ricorda l’immagine che quest’anno ci accompagna, uniti in un unico nodo, stretto, indistruttibile, resistente anche al logorio del tempo perché radicato in un Oltre invisibile, ma certo e indissolubile.

Noi fucini siamo quei fili, ognuno di essi necessario e indispensabile, e la FUCI è il nostro nodo in cui ci riconosciamo intrecciati. Sta a noi rendere quel nodo più forte e più saldo, ricordando sempre che ogni cosa è possibile, riconoscendo che gli ostacoli e le difficoltà ci sono, ma che possono essere affrontate custodendo sempre quello straordinario coraggio di credere nelle nostre università e nel futuro, di impegnarci e di sperare nonostante tutto. E’questo il compito che Papa Francesco ci ha affidato: “ Di fronte a questa drammatica realtà, giustamente voi vi chiedete: quale dev’essere la nostra risposta? Certamente non un atteggiamento di scoraggiamento e di sfiducia. Voi giovani, in particolare, non potete permettervi di essere senza speranza, la speranza è parte di voi stessi. Quando manca la speranza, di fatto manca la vita.”.

 

*tratto da Pablo Neruda, Poesie

 

 

 

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