FUCI: uno stile UNICO di STARE #INSIEME

“Entro nella stanza, la solita in cui ci incontriamo ogni mercoledì sera. Ci sono tutti: il nostro assistente don Marco, come sempre occupato ad accogliere ed ascoltare i nuovi arrivati; Martina che anche se in ritardo, è già pronta con il quadernetto per scrivere il verbale; Damiano è intento a chiacchierare con i restanti ragazzi.

Li guardo e sono tutti lì.

 

Il mio gruppo Fuci.”

Nel corso degli anni ogni gruppo subisce grandi variazioni: vede persone andare via, si rinnova nei suoi componenti, attraversa momenti di fioritura e periodi di “maggese”.

Ma quali sono le motivazioni che fanno sì che una persona  possa sentirsi parte di esso, e possa sposare una causa comune?  Cosa è che ci fa sentire veramente “legati” alla nostra Federazione e  non ci fa percepire l’adesione come un costo che da studenti universitari facciamo fatica a sostenere? Cosa ci fa continuare ad essere fucini anche e nonostante il termine della nostra esperienza in Fuci?

 

La prima cosa che mi viene in mente è il fatto che per me la Fuci è qualcosa di unico. E’ qualcosa che mi permette di unire diverse sensibilità: dall’approfondimento socio-politico alla ricerca e alla cura della profondità spirituale, al vivere il mio essere una giovane cattolica all’interno dell’Università, al godermi la spensieratezza dei miei 23anni. La Fuci mi permette di acquisire, verso la realtà, un approccio metodico di approfondimento e ricerca, e di essere stimolata e stimolante per gli altri.

 

Il secondo aspetto che mi fa sentire legata alla Fuci è sicuramente le persone da cui essa è composta. Se sono rimasta nel mio gruppo, è anche perché ho trovato persone in grado di accogliermi e di inserirmi in questa realtà che, all’inizio, può sembrare non semplice da comprendere. E’ attraverso le assemblee regionali, la Settimana dell’Università, il Congresso Nazionale, le Settimane Teologiche che ho potuto conoscere molti fucini provenienti da tutta Italia, e instaurare così rapporti di amicizia basati sul dialogo e il confronto. Ancora oggi queste amicizie continuano ad alimentarsi nel tempo, nonostante i chilometri di distanza e le difficoltà nel vedersi. Ciò che ci ha unito è l’aver voluto condividere  insieme un’esperienza comune, uno stesso modo di vivere, che si realizza attraverso realtà e circostanze che sono però differenti.

 

Il sentirsi parte di una Federazione passa attraverso la scelta di voler condividere insieme un determinato percorso e di volerlo fare non da solo, come se lo stile che ci unisce fosse semplicemente un abito da indossare in modo autoreferenziale, ma all’interno del proprio gruppo, quella comunità affidatami e a cui sono affidata per crescere insieme.

E’ importante dare il giusto peso a questo momento così delicato dell’anno:  “l’adesione” non deve essere un atto scontato e banalizzato, non un gesto dovuto o la  semplice riscossione di una “tassa”.

 

Dedichiamoci del tempo per riflettere su ciò che ogni anno ci fa dire di sì al nostro voler essere fucini, coinvolgiamo ogni membro del gruppo in questo percorso di riflessione e confronto, condividiamo le esperienze vissute con i nuovi arrivati! Tutto ciò permette alla nostra identità di essere ancora più viva e salda e fa sì che la nostra sia una scelta consapevole e di responsabilità; da ciò ne trae beneficio la vita stessa di gruppo e quindi di tutta la Federazione.

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