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Settimana dell'Università 2015 (22)
Settimana dell'Università 2015

Dal 16 al 22 novembre un’intera settimana
 dedicata dalla F.U.C.I. all’Università.

Roma, 7 novembre 2015 – E’ ancora un’opportunità scegliere e vivere l’esperienza universitaria oggi? I giovani la scelgono quale opzione di qualità per la propria vita o perché scelta ormai scontata e condizionata?

Quesiti urgenti da portare all’attenzione della Società e della Chiesa italiane, secondo la F.U.C.I.  -Federazione Universitaria Cattolica Italiana - che decide di dedicare anche quest’anno un’intera settimana al confronto e al dibattito sulla realtà universitaria d’Italia, perché l’esperienza di migliaia di giovani negli atenei  non rimanga un’esperienza in secondo piano, priva di attenzione e progettualità, ma un’opportunità e un investimento per il Paese intero, nella formazione dei suoi giovani, professionisti e uomini del domani.

style="text-align: justify;" /><em><strong>Dal 16 al 22 novembre </strong></em>prossimi la <em><strong>“Settimana dell’Università”</strong></em> comprenderà <em><strong>eventi e incontri in più di 30 città universitarie d’Italia.</strong></em></p> <p style="text-align: justify;">Un format g"unto ormai alla sua <em><strong>VIII edizione</strong></em> che vuole essere «<em>spazio e stimolo per un confronto vivo sull’Università Italiana, un laboratorio di indagine e osservazione per ridare impulso e attenzione alle sue esigenze e opportunità</em>»<em>.</em></p> <p style="text-align: justify;">Queste le parole "el <em><strong>Presidente Nazionale Maschile della Federazione, Marco Fornasiero</strong>, </em>mentre <em><strong>Marianna Valzano, Presidentessa Nazionale Femminile,</strong></em> aggiunge inoltre che «<em>i giovani italiani ci sono, sono vivi e hanno un desiderio profondo di progettare il loro presente e il loro futuro in corresponsabilità con gli adulti e la società tutta</em>».</p> <p style="text-align: justify;"><em><strong>L’evento "imbolo della Settimana </strong></em>sarà quest’anno a <em><strong>Milano, il 18 novembre</strong> </em>a partire dalle ore 15,00 presso <em><strong>l’Università degli studi Bicocca</strong></em>.</p> <p style="text-align: justify;">Tra gli interlocutori che si c"nfronteranno con i ragazzi in una tavola rotonda di analisi e studio della realtà Universitaria Italiana, <em><strong>l’On. Davide Faraone</strong>,</em> Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.</p> <p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni sul progetto"<a href="http://www.fuci.net/">www.fuci.net</a>, <a href="mailto:presi"enza@fuci.net">presidenza@fuci.net</a></p> <p style=""ext-align: justify;">Per info e accredito stampa all’evento "i Milano: <a href="mailto:ufficiostampa@fuci.net" target="_blank" rel="noopener noreferrer">"fficiostampa@fuci.net</a></p> <p> </p> <p style="margin-bottom: 37px;"><strong>Ufficio stampa FUCI</strong><br /> "ia della Conciliazione, 1<br /> 00193 – Roma<br /> Tel.  <a href="tel:3395671119" target="_blank" rel="noopener noreferrer">3395671"19</a><br /> <a href="mailto:ufficiostampa@fuci.net" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ufficio"tampa@fuci.net</a></p> <p>{phocadownload view=category|id=217|text=Documenti sull'evento|target=b}</p>"" View items...

A seguito del 66° Congresso Nazionale dedicato alla riflessione sul "Mediterraneo, frontiere di speranza", la FUCI, insieme a tante altre associazioni impegnate a vario titolo nell'ambito delle migrazioni, ha deciso di aderire e sottoscrivere il documento con le "proposte per una nuova agenda sulle migrazioni in Italia" che sarà consegnato ai vari schieramenti politici che si presentano all'appuntamento elettorale del prossimo 4 marzo.

Di seguito pubblichiamo la NOTA ALLA STAMPA.

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Acli, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS Onlus), Associazione Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica, Centro Astalli, Centro Missionario Francescano Onlus (Ordine dei Frati Minori Conventuali), CNCA, Comboniani, Comunità Sant’Egidio, Conferenza Istituti Missionari Italiani, Federazione Salesiani per il Sociale, Fondazione Casa della carità, Fondazione Somaschi, FUCI, Gioventù Operaia Cristiana (GiOC), Istituto Sturzo, Movimento dei Focolari Italia, Paxchristi, Vides Italia,

invitano alla 

Conferenza stampa

Proposte per una nuova agenda sulle migrazioni in Italia

Giovedì 8 febbraio ore 11 presso l’Istituto Sturzo
Via delle Coppelle 35 Roma


La crisi dei migranti che attraversa oggi l’Europa mette in luce una profondala crisi dei valori comuni su cui l’Unione si dice fondata, e la questione delle migrazioni sembra essere diventata un banco di prova importante delle politiche europee e nazionali.

Per questo, gli enti cattolici impegnati a vario titolo nell’ambito delle migrazioni sentono la necessità di aprire uno spazio di confronto in cui dare voce alle esigenze di convivenza civile e di giustizia sociale che individuano come prioritarie, per il bene di tanti uomini e donne di cui si impegnano a promuovere i diritti e la dignità.
Durante la conferenza stampa i rappresentanti degli enti firmatari interverranno presentando il documento sottoscritto e l’agenda dei punti sulle migrazioni, su cui chiamano ad esprimersi i diversi schieramenti politici che si presentano al prossimo appuntamento elettorale.

Verrà data notizia delle presentazioni ai candidati che si stanno organizzando sul territorio nazionale.


Dall’8 febbraio sarà possibile sottoscrivere il documento inviando una e-mail a: 
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

#agendamigrazioni

 Non sono mai sole le anime generose

A cura della Presidenza Nazionale FUCI

Domani, 3 febbraio 2018, sarà proclamato Beato Teresio Olivelli. Un giovane che fu studente universitario, fucino, cattolico militante nella Resistenza al fascismo.

La sua breve vita, durata appena 29 anni e terminata in un campo di concentramento, è un autentico esempio di come la santità non sia una faccenda di secoli e secoli fa, ma una realtà possibile per chi  prende sul serio il Vangelo nella propria vita e si mette alla sequela di Cristo, come Teresio.

Leggendo tra le pagine della vita di questo ragazzo, sorprende come sia stato un giovane sì speciale ma, allo stesso tempo, carico come tutti di speranze, timori, in un periodo storico particolarmente difficile e pieno  di tensioni. Le sue gioie e le sue preoccupazioni di giovane studente universitario, sono del tutto simili a quelle di un universitario dei nostri giorni. Nelle riflessioni che seguono, infatti, vogliamo raccontare, in particolar modo, il suo rapporto con lo studio e con gli anni dell’Università e come già in questi vi sia quella radice di vita beata che lo ha portato a essere ufficialmente considerato come martire.

Teresio Olivelli nasce nel 1916 a Bellagio e si trasferisce con la famiglia a Mortara dove frequenta il Ginnasio, per ottenere poi la maturità classica al Liceo Cairoli di Vigevano. Decide di iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Pavia, come alunno del collegio Ghislieri. Nel frattempo ha frequentato l’Azione Cattolica, dove ha potuto esprimere tutto il suo entusiasmo di giovane cattolico militante e impegnato, come dimostra tra l’altro la sua attività nell’Opera Nazionale Balilla, Guf e Associazione Nazionale Alpini.

Prima di essere ammesso al Ghislieri, Teresio è costretto a frequentare l’università da pendolare, dovendo percorrere ogni giorno circa quaranta chilometri da e per Mortara. Come raccontano Renzo Agasso e Domenico Agasso ne Il difensore dei deboli. La straordinaria storia d’amore del Venerabile Teresio Olivelli (San Paolo Edizioni, 2016), «quei giorni sospesi provocano in Teresio, nel settembre del ‘34 una breve ma intensa crisi, che così descriverà in una lettera allo zio: “Questo brusco contatto con le dure realtà della vita, il cambiamento di ambiente col necessario primitivo isolamento, la lontananza da te, non ancora temperata completamente dagli affetti familiari, la delusione accarezzata forse in parte da illusioni giovanili, subentrata brutalmente, mi balenarono un cupo desolante pessimismo dal quale mi divincolò il lume della fede. E mi elevò a una più alta comprensione di questo fenomeno misterioso e sublime, tragedia ed epopea, che è la vita. Militia est vita hominis super terram! La vita è prova, combattimento, milizia dei forti. Non un letto di rose, non una corsa ai piaceri ma dovere. In questo periodo di orientazione spirituale, che è la giovinezza, si passa rapidamente da un estremo all’altro: a quest’età facile è l’entusiasmo, facile il rilassamento, facile lo sconforto. Una sensibilità morbosa ci pervade in tutto e per tutto: un pensiero, fatto più di intuizioni oscure, indefinite, che di ragionamenti: romanticismo. Questo generalmente è lo stato d’animo di chi, giovane, considera la vacuità, la vanità del mondo; l’ostilità irriducibile degli eventi. Manca l’equilibrio, frutto dell’esperienza; manca la calma superiore, riflessiva, che domini il sentimento istintivo”. Ma dal turbamento e dalla sofferenza interiore, tipiche forse anche dell’età tra adolescenza e giovinezza, Teresio riemerge vincitore. Lo spiega nella stessa lettera, quasi un programma per la vita futura: “Volontà gagliarda, fiducia in sé, costruzione della propria personalità, severo senso della vita come conquista”».

Nella vita universitaria si inserisce anche l’attività di Teresio nel circolo Fuci pavese S. Severino Boezio. È una storia dagli impulsi contrastanti quella di Teresio con la Fuci: è attratto dalla vivacità culturale del circolo e dalla vita federativa, ma non condivide la scelta della Fuci di Montini e Righetti di concentrare le proprie attività sulla dimensione intellettuale della vita universitaria e di dare particolarmente peso all’approfondimento spirituale e teologico. Si tratta della cosiddetta “scelta religiosa” della Fuci di quegli anni, che si oppone a una scelta di politica attiva allineata al fascismo, combattuto, invece, con le armi della cultura e della fede. Per Teresio era una scarpa troppo stretta: l’intransigenza nei confronti del regime mal si concilia con il suo animo fervente, ritenendo fiacco e statico quel tipo di impegno. Crede sia opportuno, piuttosto, impegnarsi per cambiare la società - e il fascismo - dall’interno, per rendere più cristiana la realtà in cui vive e opera. Questi suoi pensieri non gli impediscono comunque di partecipare attivamente presso il Circolo, che continua a frequentare insieme ad alcuni compagni di studi, dove anzi riveste un ruolo di leader morale e intellettuale.

Nel corso degli anni maturerà la sua adesione al fascismo, tanto da portarlo a non iscriversi alla Fuci durante l’ultimo anno di università, che conclude egregiamente con la valutazione di 110/110 e lode con una tesi in Diritto amministrativo. Sul frontespizio della sua tesi, a significare l’intrinseco legame con cui intendeva fede e studio, si legge: Ad pedes tuae Crucis, hoc munus quodcumque sit offero: Tuo sanguine consecrandum.

Teresio Olivelli non sarà mai tuttavia un fascista fanatico o violento: la sua piena adesione al Vangelo non lo avrebbe in alcun modo consentito. Per questo di lui si dice che è prima cattolico, poi fascista. Come racconta infatti Alberto Caracciolo (in Teresio Olivelli, Brescia, 1975), per Teresio «c’è possibilità di incontro tra l’essere cattolico e l’essere fascista sul terreno della tensione ideale e morale verso la realizzazione di un fine a favore della giustizia sociale e dell’affermazione della patria-nazione con i suoi valori spirituali»; si tratta quindi di un’adesione “condizionata” da queste considerazioni essenziali.

Sarà poi il progressivo avvicinamento con il nazismo (di cui Teresio aveva una più che negativa considerazione, nella misura in cui i suoi propositi - su tutti, la creazione di una razza superiore - si palesano pienamente anticristiani) a fargli maturare un distacco dall’appartenenza fascista. Distacco maturato al ritorno della Campagna di Russia, in cui ebbe modo di comprendere l’inutilità del dolore che quella ideologia, con la guerra, aveva generato; e fu proprio in quel dolore e nei compagni che vedeva soffrire e morire che manifestò la sua innata propensione alla difesa dei più deboli. Difesa che significava soprattutto vicinanza nella sofferenza non solo fisica ma anche spirituale: incoraggiava e rincuorava i compagni, portando loro parole di pace e di salvezza mentre la guerra esplodeva tutt’intorno; in altre parole, portando loro Cristo con la sua personale e concreta testimonianza.

Arrestato a causa della sua militanza antifascista, viene deportato prima a Flossenbürg e infine a Hersbruck. Era il suo atteggiamento mite e rassicurante verso gli altri prigionieri ad attirargli l’odio dei funzionari nazisti: non era contemplato sorridere e far sorridere, aiutare chi non ce la fa, curare chi soffre. Pregare. Per questo fu sistematicamente malmenato, fino al tragico evento.

Come scrive Paolo Rizzi nella biografia L’amore che tutto vince. Vita ed eroismo cristiano di Teresio Olivelli (Libreria Editrice Vaticana, 2004), «il 17 gennaio 1945 il ventinovenne Teresio Olivelli muore con Cristo perché gli altri possano vivere (cfr II Cor 4,10-12). Bastonato a sangue l’ennesima volta per aver soccorso un maltrattato, facendo scudo con il proprio corpo, finisce martire di carità in conseguenza di questa ultima letale percossa. Realizza così quanto espresso nove anni addietro nel corso della Via Crucis celebrata nel contesto del convegno di Azione Cattolica: Signore, il tuo categorico amore, che ti spinse a sacrificarti per me, fa nascere in me un amore nuovo, puro, sereno, inestinguibile che mi fa considerare il martirio per te, l’immolazione per i fratelli. Fammi consapevole e grato del tuo sacrificio per me, inconcusso nel crederlo, ardente e generoso nell’imitarlo. La sequela e l’imitazione di Cristo crocifisso sono compiute».

A cura di Mariarosaria Petti, già Vicepresidente Nazionale femminile per il biennio 2009 - 2011.

Ci penso almeno una volta al giorno. Mentre bevo il primo caffè oppure in attesa dell’autobus, mescolando un risotto o allacciandomi le scarpe. Ci ho pensato anche durante l’estrazione di un molare del giudizio e infilando l’abito bianco della prima prova.
Penso alla Fuci, s’intende.
Scrivo a te, caro studente universitario, che non sai se aggiungere una tessera in più nel tuo portafogli. A te, desidero raccontare un pezzo significativo della mia vita e vorrei farlo con le parole di ieri e con quelle di oggi.

Il 15 maggio 2011 salutavo la Federazione, terminando il mandato di vicepresidente nazionale. Condivido con te, che sei alle prese con i primi incontri in gruppo, qualche passaggio di quella lettera:

«La gratitudine che sento è talmente grande che non riuscirei a spiegarla sufficientemente a parole. Provo allora a fare quello che ho fatto per diverso tempo in Presidenza: un bilancio consuntivo di questa esperienza, mettendo su un foglio Excel un pezzo di vita.
Nella colonna degli svantaggi devo annoverare di aver confuso ancora di più le carte della mia vita. Un periodo nel quale ho mescolato le inquietudini della mia età e del mio studio con il pensiero e la preghiera. In effetti non ne conosco più i confini, e sempre mi sono ripetuta l’esortazione di Bianchi che dice: “Voi dovete imparare a trovare del tempo nella giornata per pensare, perché è più importante, alla vostra età, pensare che pregare. Chi infatti pensa ed è credente, dalla fede è indotto a pregare; chi non pensa, in verità non saprà mai pregare in modo autentico, tutt’al più potrà ripassare le sue sensazioni interiori o fare del pettegolezzo spirituale”. Pensare e pregare, ma soprattutto vivere a pieno la vita, gustando ogni minuto e non sprecando neanche un secondo. Torno a casa, infatti, con la consapevolezza di cosa significhi “differenza cristiana”, per me ha voluto dire desiderare, costruire e maturare dentro di me uno spazio di ardore, di entusiasmo, di tenacia. Uno spazio illuminato da una fede che ha benedetto – ha detto bene (come direbbe don Armando Matteo) della mia vita, che ha dato forma a quella passione che avevo dentro e che ha motivato il mio agire. Quel desiderio di bruciare il mondo che mi ha aiutato a portare a termine i lavori più faticosi, che mi ha spinto a proseguire sui sentieri più insidiosi, che ha dato coraggio ai miei passi più incerti.

È così che la Fuci mi ha insegnato a vivere un tempo e abitare uno spazio: il tempo della giovinezza e lo spazio dell’Università e della Chiesa.
In questi due anni ho ascoltato tante conferenze, dibattiti e tavole rotonde sui giovani, anche in questi giorni abbiamo tanto discusso sulla nostra condizione giovanile. Ci hanno definito una generazione “senza”, senza fretta di crescere, senza prospettive, senza speranze, senza spazi dove la nostra presenza sia significativa e decisiva.

Giovani appiattiti sul presente, fragili nelle relazioni, iperindividualisti. Ogni volta che ho ascoltato queste parole, ho sentito quanto non fosse esaustivo questo quadro cupo. Ho sempre avuto la certezza di conoscere altri giovani. Ho sempre sentito il privilegio di conoscere giovani attenti, dediti e appassionati.
Giovani che non vogliono essere giovani in eterno, giovani che sanno porsi in ascolto umile dei saggi, giovani che sanno pensare.  I giovani della Fuci.
La Fuci mi ha insegnato a vivere questa giovinezza, intesa come un tempo di transizione verso l’età adulta, come un tempo inquieto, di discernimento faticoso intorno a interrogativi pressanti sulla propria vita. Un tempo vissuto nello spazio dell’Università e della Chiesa. Un’Università dispersiva, erogatrice di servizi, crediti e nozioni quella che avevo sempre vissuto; un’Università che apre gli orizzonti della mente e forma integralmente la persona quella che ho imparato ad amare e sognare in Fuci.
E quando penso a questa Università, penso anche ad una Chiesa capace di accompagnare e valorizzare il carisma di giovani che fanno dello studio la propria vocazione di vita.
E se esistono, questi giovani, è perché esiste la Fuci, che sa scommettere, che sa rischiare, che sa investire. In 115 anni (ad oggi 122) ha saputo salvaguardare la grande promessa di far crescere i giovani mettendo nelle loro piccole mani grandi responsabilità, facendo della prova e del sacrificio motivo per fiorire».

Con il cuore colmo di questa convinzione sento di dire oggi che:
C’è bisogno di più Fuci nelle nostre Università: di una palestra che alleni la libertà del pensiero, l’audacia delle riflessioni, lo spessore delle proposte.
C’è bisogno di più Fuci nella nostra Chiesa, di una casa accogliente per tutti, che superi gli ostacoli della superficie e vada al cuore delle domande dell’uomo.
C’è bisogno di più Fuci nel nostro Paese stanco, di un catalizzatore di forze fresche, competenti e illuminate.

La Fuci chiama e lo fa con una compagnia di Santi che ti guidano per mano: ho assaporato la fatica di tirare la carretta con Bachelet; mi sono interrogata sul senso della Fuci di oggi con le parole di ieri di Montini; ho assimilato l’intensità di Moro dai suoi discorsi da giovane presidente della Federazione; ho sofferto, da meridionale, per il sacrificio della vita di tanti martiri, come Livatino, ad esempio. Ho provato stupore per la freschezza della santità di Pier Giorgio Frassati.
Una compagnia di santi perché di maestri. I santi hanno fatto della loro vita l’esempio su cui noi possiamo tessere oggi la nostra storia, parlandoci dal loro passato con un’attualità formidabile. I maestri li incontriamo nelle pieghe della nostra quotidianità, ci accompagnano con la loro presenza discreta ma decisiva. La Fuci regala ai nostri cammini figure preziose di maestri: si tratta di chi si spende per noi perché crede in noi; di chi lavora silenziosamente per allenare i nostri talenti più pigri; di chi, infine, vede in noi molto più di quello che noi stessi crediamo di essere e poter dare. Parlando di maestri e della loro vicinanza agli assistenti, voglio condividere con voi uno testo di Giovanni Battista Montini del 1927 che scriveva così agli assistenti della Fuci: “I giovani li vedo in questa ripresa d’anno accademico, entrare in Università. Sono pieni di curiosità, di desideri, di aspirazioni. Non vedete la loro anima? Guardatela dopo la scelta della facoltà, guardatela al primo ingresso nell’Ateneo; guardatela nel timido affacciarsi alle soglie del Circolo! Non sembrano tanti aspetti spirituali che invocano la parola, la vicinanza d’un maestro, d’una guida, d’un Assistente? Ma perché siamo timidi? Perché continuiamo a dire che troppa coltura ci vuole per assicurare universitari quando vi sono in essi bisogni che solo la ricchezza di cuore può soddisfare? Anche qui: chi ama, riesce. […] Chi ama riesce. Riesce a capire i giovani. Riesce a dominarli. Riesce a servirli. Riesce a trascinarli, a istruirli, a santificarli.
Sono soli, l’Assistente vince la tristezza del loro isolamento. Sono orgogliosi. Ma chi loro vuol bene piega la rigidezza del loro temperamento. Sono poveri. Ma chi vede in essi Nostro Signore scopre il filone della carità soccorritrice: almeno con loro soffre, con loro lotta, con loro condivide la nobiltà di patire mentre lo spirito cerca la verità. Sono ingrati e ostinati. Ma a pensarci bene, quanto più questi amici fanno bene a noi, che noi a loro!”

Non solo persone importanti per rendere stupendo il percorso in Federazione, ma anche la serietà e la forma che la Fuci chiede di rispettare sono elementi che custodirò gelosamente. Come scrive Withman: “Quello che abbiamo amato, altri ameranno, e noi gli insegneremo come”. È proprio questo il segreto della Fuci: accogliere timidamente il senso e la portata di questa esperienza; farla propria, amandola e onorandola; lasciarla in consegna ad altri perché non perdano l’occasione di conoscere il tesoro prezioso che essa rappresenta, migliorandolo e accrescendolo. La Fuci sa rinnovarsi e ricambiare, mantenendo fede all’ispirazione originaria.
Altro elemento che ho imparato e di cui mi sono vantata con orgoglio è il ruolo delle donne nella Fuci: non solo un dato obbligatorio di compresenza di cariche, ma una collaborazione ideale e fattiva, un incontro di sensibilità diverse che attenuano ed esaltano reciprocamente i carismi maschili e femminili. E con una punta di presunzione vi dico che le donne della Fuci sono donne speciali: determinate, serene, umili, lavoratrici, divertenti, belle, spontanee.
Oltre al valore che da sempre la Fuci ha dato alle donne, voglio dirvi che la partecipazione e la democrazia vera l’ho sperimentata qui, in seno ai lavori faticosi dell’Assemblea Federale, durante i lavori del Consiglio Centrale e nell’attività con la Commissione Università.
Le parole di oggi sono quelle di una donna di 30 anni, che dall’esperienza della Fuci quotidianamente attinge. Per lo stile: amando le domande più che le risposte. Per il metodo: scegliendo la fatica della ricerca e mai l’appiattimento della riflessione.

A te, giovane che non sa se iscriversi alla Fuci, consiglio di farlo. A me, ha cambiato la vita.

 

Un altro anno è iniziato e con esso continuano le attività federative. Le adesioni sono ancora aperte e il tema che ci sta accompagnando in questo anno accademico è:

 “SU UNA STRADA COMUNE

Testimoniare un orizzonte di ricerca”

Come Federazione Universitaria Cattolica Italiana vogliamo metterci in cammino insieme, su una strada comune, con uno stile di apertura e confronto, riscoprendo i nostri valori, le nostre scelte: in particolar modo quella universitaria e di fede. Sentiamo l’importanza di mettere al centro della nostra riflessione la testimonianza del Vangelo in università e fra i nostri coetanei, inserendoci nel cammino sinodale riguardante “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

La parola “sinodo” deriva dal greco e significa letteralmente “camminare insieme”; vorremmo ripartire da questo concetto per cercare di pensare alle riflessioni che porteremo avanti nel prossimo anno in un’ottica di comunità, che vuole continuare sulla strada intrapresa nello scorso anno, riflettendo, insieme, su percorsi diversi che hanno un cammino in comune. Vogliamo parlare di discernimento, usando modalità nuove e più vicine ai giovani, e attualizzando il significato di questa parola nei contesti in cui ci troviamo; intraprendere un cammino vocazionale non ha come unico sviluppo quello di iniziare un percorso verso la vita consacrata, quanto piuttosto fare una scelta di vita che quotidianamente viene ripensata e riconfermata. 

Forte è la necessità di riscoprire quelli che sono i nuovi modi di inserirsi all’interno della società, di comprendere come vivere al meglio la vita universitaria, politica e soprattutto relazionale. Dobbiamo essere in grado di trasmettere e testimoniare ciò in cui crediamo non solo all’amico cattolico che viene con noi a messa, ma anche al compagno di università che non frequenta la Chiesa oppure a quell’amico che ha scelto di non frequentare l’università e ha deciso di lavorare.

Si sente il bisogno di ritornare a vivere l’Università veramente come se fosse la nostra casa, riempiendo gli spazi sia fisicamente sia intellettualmente. Vogliamo agire e riflettere di Università, con l’Università, per l’Università, in Università.

Sentiamo, inoltre, la necessità di riscoprirci come Federazione, di capire nuovamente cosa significhi essere F.U.C.I. e come poter rinnovarsi, nello stile del cambiamento e dell’evoluzione che ci contraddistingue come giovani. Ad ognuno di noi sta riscoprire e far riscoprire ai nostri colleghi cosa significhi essere giovani universitari impegnati; ad ognuno di noi, è richiesto uno sforzo superiore del semplice fissare la data di un incontro, dello scrivere un verbale o di raccogliere i soldi delle tessere. Ci viene chiesto di avere un’attenzione particolare alla cura della persona, dei membri del proprio gruppo e dei giovani più in generale.

Non perdete quindi l’occasione di fare formazione all’interno del vostro gruppo, di trovare nuovi modi per far scoprire a chi si è avvicinato alla nostra realtà cosa di bello facciamo e quale sia la ricchezza nel vivere l’Università con uno stile fucino. I supporti per la formazione li potete trovare qui nel sito o potete chiedere consiglio al vostro Delegato di Presidenza.

La giornata dello studente si avvicina: organizzate un incontro, un momento di preghiera, un momento conviviale nella data del 28 gennaio per vivere questo particolare giorno all’insegna di ciò che siamo e di ciò che vogliamo testimoniare. Durante questa giornata non dimenticate di condividere le vostre foto sui social con gli hashtag #giornatadellostudente, #unilife e #FUCI.

Siamo i primi che si devono interrogare su quali siano le necessità dei giovani in questa società, accettando la sfida e provando a dare una risposta ai loro bisogni, in particolare di quelli degli universitari.

Le occasioni per camminare #sunastradacomune non mancheranno! Il prossimo appuntamento nazionale sarà il Congresso, che, come sapete, si svolgerà dal 3 al 6 maggio nella città di Reggio Calabria. Quindi rimanete collegati e non perdetevi tutti gli aggiornamenti e, soprattutto, iniziate ad organizzare il vostro viaggio per partecipare!

Vi auguriamo buono studio e buona fortuna per la sessione che state affrontando!

Gabriella, Gianmarco, Anna, Luigi, Sara, Mara e don Antonio

 

A cura di Francesco Sparaventi del gruppo FUCI di Urbino

Vieni in FUCI perchè?

Premetto che inizialmente il mio ingresso nella Fuci non è stato voluto, ma grazie a una serie di incontri, con alcune persone, ci sono finito dentro. Tuttavia fin dalle scuole superiori ho sempre desiderato ardentemente condividere la fede in Gesù, tramandatami dai miei genitori, con un gruppo di coetanei. Mi rendevo conto che il contesto educativo familiare, pur ricco e arricchente, non mi bastava più e avevo bisogno di condividere la quotidianità e vivere relazioni più profonde con persone della mia età. Quindi posso dire con stupore che, questo mio desiderio si è realizzato in un modo che non mi sarei mai immaginato. Qui ho trovato persone che mi hanno accolto e fatto sentire voluto bene per ciò che sono. Non avevo bisogno di dimostrare nulla. Per loro ero e sono importante per il fatto che ci sono. In questo sussiste il mio valore, nel fatto di esistere. Mi si è aperto un mondo e ho iniziato a sentirmi libero, libero di essere me stesso. Ѐ stato un processo graduale di conoscenza. All’inizio partecipavo sporadicamente solo agli incontri del giovedì. Mi hanno colpito sempre tanto. Tutto era strutturato in maniera ordinata e accogliente per farti sentire a casa. I relatori poi, professori o sacerdoti erano sempre molto ben preparati e umanamente disponibili. Poi successivamente, ho iniziato a frequentare questi ragazzi al di là degli incontri settimanali, ho iniziato a fidarmi e abbiamo iniziato a condividere tanto della nostra vita, con alcuni addirittura oserei dire tutto. Dalle lezioni all’università, lo studiare insieme, il raccontarsi la propria vita personale, i propri affetti. Tutto viene messo in gioco e sei tu stesso a metterti in gioco. Ti senti vivo e avverti che inizi a prendere in mano la tua vita, inizi a vivere veramente e non più a vivacchiare, come diceva il patrono del nostro gruppo di Urbino, Pier Giorgio Frassati. Il tutto grazie anche all’aiuto, al sostegno e alla vicinanza affettuosa dei nostri assistenti di gruppo. Quindi, il motivo per il quale venire in Fuci è perché ti permette di vivere un cammino umano e culturale, in un contesto comunitario, di consegnare le proprie fragilità al fratello che ci sta accanto. Abbiamo bisogno come il pane di questo. La vita non possiamo viverla da soli. Forse, il male più grande che ci attanaglia oggi è la solitudine. Tornare a vivere insieme è la soluzione a tanti mali che abitano dentro e fuori di noi. 

Cosa rende il tuo gruppo FUCI unico?

Ciò che rende il mio gruppo di Urbino unico è la bellezza di vivere relazioni vere, gratuite e profonde. Per me la parola che mi ha sconvolto totalmente in questo cammino fucino e che è stata una scoperta è stata la parola relazione. Mai avrei pensato che mi caratterizzasse così nel profondo e che fosse una parola che mi appartenesse tanto e che mi dicesse chi sono. Nella mia vita sono sempre stato a contatto con diversi gruppi e persone e mi sono quasi sempre trovato bene. Nella Fuci ho capito che non è questione di trovarsi bene o no. Vivere relazioni vere è una necessità. Ѐ necessario condividere la vita per scoprire chi sono. Ѐ necessario per scoprirmi amato e voluto bene. Qui ho trovato degli amici che hanno dato una svolta, in positivo, alla mia esistenza. Quindi il gruppo è molto aperto e accogliente anche nei confronti di chi si avvicina per la prima volta e chi è da più tempo nel gruppo si fa accanto a chi generalmente, soprattutto all’inizio, vive difficoltà.

Cosa diresti a una matricola per far sì che venga a un incontro del tuo gruppo FUCI?

A una matricola direi di provare a venire a vedere perché siamo un gruppo di studenti che vuole vivere appieno il percorso universitario, quindi vivere la realtà universitaria a tutto tondo. Il percorso ha qualcosa da dire anche a te, qualcosa che tocca la tua vita. Quindi non perderti questa occasione. Per il resto vieni e vedi. Il proseguo lo scopriremo insieme.

Cari Assistenti,
Vi raggiungiamo in seguito alla conclusione della festività del Santo Natale, per comunicarVi gli ultimi aggiornamenti riguardo al prossimo Modulo Assistenti che, come già sapete, si svolgerà, in comunione con gli assistenti di ACI, dal pomeriggio di lunedì 29 gennaio al pranzo di giovedì 1 febbraio 2018 presso Casa Leonori (Santa Maria degli Angeli – Assisi).

Il modulo, dal titolo “Memoria del futuro, da 150 anni il prete a servizio dell’AC”, sarà l’occasione per riflettere, a partire dall’Evangelii Gaudium di Papa Francesco, sul ruolo dei presbiteri in una stagione di Chiesa straordinariamente intensa e piena di stimoli. 

Nel pomeriggio di Martedì 30 ci sarà un momento di approfondimento dedicato, in modo specifico, al ruolo dell’assistente della FUCI.

In allegato potete trovare la lettera d’invito a Voi indirizzata da parte dell’Assistente Ecclesiastico Nazionale, don Antonio Mastantuono; le note tecniche; la scheda di iscrizione; la locandina; la brochure con il programma dettagliato delle giornate.

L’iscrizione unitamente alla copia del pagamento dell’intera quota dovrà pervenire via e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o tramite fax al 06.66132360, entro lunedì 8 gennaio 2018. Per qualsiasi ulteriore dubbio potete contattare il delegato della Presidenza Nazionale per la Vostra regione o consultare il Sito Fuci.net o il link azionecattolica.it

Speriamo possiate accogliere con gioia questa proposta e partecipare numerosi: sarà certamente un’importante occasione di incontro e confronto.
Nel ringraziarVi di cuore per la dedizione che riservate alla crescita spirituale dei giovani universitari fucini, Vi porgiamo i nostri più cordiali saluti. 

La Presidenza Nazionale

Gabriella, Gianmarco, Anna, Luigi, Sara, Mara e don Antonio

 

" Signore, fà splendere il tuo volto e noi saremo salvi ”

Salmo 79

Carissimi,

Vi scriviamo per ricordarvi che dal 26 novembre al 28 gennaio sono aperte le adesioni alla FUCI per l’anno accademico 2017-2018.

Questo momento così importante di adesione alla nostra Federazione merita una cura e un’attenzione particolare.

È necessario mettere al centro quelli che sono i motivi che ci spingono a voler camminare tutti uniti su una strada comune, le ragioni che ci vedono impegnati come giovani cattolici in un percorso di formazione culturale, sociale e spirituale all’interno dell’Università, e a utilizzare come metodo di confronto il dialogo, la ricerca e l’approfondimento.

Cerchiamo di valorizzare questo momento, per ribadire la nostra voglia di essere parte di questa comunità in costruzione, di essere testimonianza viva di giovani che non rimangono passivi, ma vogliono essere protagonisti della propria vita. Con la certezza di voler condividere con i propri coetanei la propria scelta di vita. Con la concretezza di essere presenza reale in Università!

Diventa fondamentale, quindi, il tema che stiamo ponendo come centro per il nostro anno federativo:

Su una strada comune, testimoniare un orizzonte di ricerca” 

L’augurio che ci vogliamo fare per questo percorso è di essere testimoni della bellezza, della gioia e della passione di essere giovani studenti universitari impegnati. 

Vi segnaliamo l’articolo in preparazione delle adesioni, che potete trovare a questo link: Adesioni? No panic!

Vi accompagniamo in questo percorso di formazione e vi presentiamo la nostra disponibilità come Presidenza Nazionale e anche a nome degli Incaricati Regionali e dei RAF, per pensare insieme momenti formativi che abbiano a tema l’adesione alla nostra Federazione e che possano essere occasione per raggiungere e coinvolgere quanti ancora non conoscono la nostra realtà!

Quindi… non abbiate timore a contattarci!

Come di consueto, la procedura prevede di accedere alla piattaforma adesioni Iscrizioni-FUCI.net, in base alle modalità descritte nella lettera tecnica. Anche quest’anno le adesioni si chiuderanno nella festività di San Tommaso d’Aquino, celebrata come “Giornata Fucina”.

N.B.: Ricordiamo che per quanto riguarda l’Informativa sulla privacy, una volta confermata la procedura di adesione verrà inviata automaticamente a ciascun aderente un’e-mail contenente i termini riguardanti l’informativa. I ragazzi dovranno accettare per poter terminare completamente l’adesione. È importante, quindi, inserire correttamente gli indirizzi mail di ciascun iscritto durante la compilazione dei dati. Per la richiesta delle credenziali per accedere alla piattaforma e per qualsiasi difficoltà potete inviare un’e-mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Un caro saluto, 

La Presidenza Nazionale

Gabriella, Gianmarco, Anna, Luigi, Sara, Mara e don Antonio

A cura della Presidenza Nazionale F.U.C.I.

È arrivato il tempo “temuto” da ogni presidente di gruppo: da novembre a gennaio, le presidenze di tutti i gruppi FUCI d’Italia cercano di ingegnarsi per far tesserare il maggior numero possibile di persone (magari per ricevere gli sconti o per vantarsi con qualche altro gruppo). Ma siamo sicuri di avere tutti ben presente cosa significa ADERIRE alla nostra Federazione?

Ecco perché di seguito trovate i cinque buoni motivi per aderire alla FUCI.

Prepariamoci al meglio!

  1. La Fuci è Una Cosa Incredibile

Il percorso che porta al tesseramento deve essere, appunto, un percorso, che inizia ogni anno e non è mai scontato. Perciò è importante curare molto la dimensione relazionale. Accogliamo con cordialità i ragazzi, avranno più voglia di fermarsi ai nostri incontri, un sorriso in più e la disponibilità all’ascolto li faranno sentire a proprio agio. L’obiettivo è quello di costruire una piccola comunità, fatta da giovani con le stesse perplessità, con gli stessi bisogni, ma con sensibilità e idee diverse. Non è semplicemente dare la quota per la tessera, ma esprime il riconoscersi negli obiettivi della Federazione e comporta l’impegno, secondo le proprie capacità e i propri talenti, alla costruzione del percorso di gruppo e alla partecipazione alle iniziative e agli eventi organizzati dai vari livelli. Facciamo passare questo messaggio con lo spirito della gioia dell’impegno, e non come un mero obbligo “burocratico” a cui dover far fronte. Siamo noi i primi a testimoniare la bellezza di questa scelta e di questo momento!

  1. Siamo una “Big Family”

La dimensione locale è il cuore della nostra federazione: senza di essa tutto il resto non avrebbe senso di esserci e, allo stesso tempo, se terminasse soltanto lì, non avrebbe il suo carattere distintivo, ovvero quello di potersi confrontare con studenti di tutte le parti d’Italia e condividere lo spirito comune della ricerca, dell’approfondimento e della sensibilità critica. L’adesione avviene tramite il gruppo, questo a sottolineare l’importanza di inserirsi all’interno di una comunità che sta portando avanti insieme un cammino, dell’essere parte di un gruppo appunto. Trasmettere a chi viene per la prima volta in federazione che non esiste solo un livello locale, ma che si fa parte di una dimensione più grande sia regionale che nazionale, non è semplice, soprattutto quando si tratta di coinvolgerli nelle assemblee regionali o negli eventi nazionali. Un percorso di accompagnamento a più tappe può essere utile per facilitare l’adesione, e in questo sicuramente il coinvolgimento del gruppo gioca un ruolo fondamentale; ricollegandoci al punto precedente, la forza del costruire rapporti personali passa anche attraverso ciò.

  1. Camminiamo su una strada comune

Nei nostri percorsi di gruppo non dobbiamo mai dimenticare che facciamo parte di un contesto più ampio, ed è perciò importante tenere presente quali sono le proposte che abbiamo scelto, sia con le mozioni che vengono approvate durante l’Assemblea Federale sia con gli obiettivi e lo stile comune adottato. Essere in cammino, su percorsi differenti che abbiano tutti una strada comune, fa sì che ci sia anche una sintonia a livello di gruppo, per permettere di avere obiettivi e prospettive condivise. Ciò è importante non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale: comprendere in quale direzione si sta andando ci permette di “essere connessi tra noi”.

  1. Vogliamo essere in “Ricerca”!

Ricordiamoci che è compresa “Ricerca – Nuova serie di Azione fucina”, la rivista bimestrale della Federazione, che si occupa di trattare ogni volta un tema diverso sotto vari punti di vista, chiedendo contributi ad esperti ma non solo. “Ricerca” è un altro modo per conoscere e per far conoscere un aspetto della Federazione, quello dell’approfondimento culturale, e dello stile che adottiamo per farlo. Può essere anche una buona proposta da fare a chi ha finito il suo percorso di studi ma, affezionato alla Federazione, tiene a continuare il percorso di approfondimento intrapreso con lo stile fucino.

  1. Avete bisogno di altri motivi?

Non dimenticate che potete contattare i vostri Incaricati Regionali e Delegati di Presidenza, per incontri di formazione in vista delle adesioni.

Buon cammino!

 


A cura di Filippo Polidori Incaricato Regionale maschile Marche

Ho frequentato le giornate di fine anno di Camaldoli nel 2016 e sono state l’occasione in cui ho riscoperto l’accoglienza della comunità camaldolese. Avendo vissuto le settimane teologiche con tutta la loro profondità ed intensità mi mancava un’esperienza che facesse da contrappunto, che mostrasse la fraternità in una gioia contenuta e familiare. Le giornate di fine anno sono state l’esperienza perfetta, il tempo scorre piacevole, scandito dalla liturgia monastica ed accompagnato dalle riflessioni tenute con cura e profondità.
Gli orari non sono assolutamente proibitivi, lasciano molto tempo alla responsabilità del singolo e del gruppo, permettendo di ritrovarsi nei locali del monastero, di esplorare il bosco casentinese che cresce tutt’intorno, oppure visitare i suggestivi paesi limitrofi.
Tutto ciò fa l’occasione perfetta per un tempo di riposo vero in cui nutrirsi di sana riflessione, e lasciarsi avvolgere da un fraternità cortese e gioiosa. Dell’occasione ho un ricordo bello ed intenso, come di un dono offertomi dalla comunità monastica ed di un esercizio dello spirito per ricordarsi quello che si è chiamati ad essere.

Per saperne di più e iscriversi alle giornate di fine anno, troverai tutte le informazioni nel link di seguito:

 

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