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Settimana dell'Università 2015 (22)
Settimana dell'Università 2015

Dal 16 al 22 novembre un’intera settimana
 dedicata dalla F.U.C.I. all’Università.

Roma, 7 novembre 2015 – E’ ancora un’opportunità scegliere e vivere l’esperienza universitaria oggi? I giovani la scelgono quale opzione di qualità per la propria vita o perché scelta ormai scontata e condizionata?

Quesiti urgenti da portare all’attenzione della Società e della Chiesa italiane, secondo la F.U.C.I.  -Federazione Universitaria Cattolica Italiana - che decide di dedicare anche quest’anno un’intera settimana al confronto e al dibattito sulla realtà universitaria d’Italia, perché l’esperienza di migliaia di giovani negli atenei  non rimanga un’esperienza in secondo piano, priva di attenzione e progettualità, ma un’opportunità e un investimento per il Paese intero, nella formazione dei suoi giovani, professionisti e uomini del domani.

style="text-align: justify;" /><em><strong>Dal 16 al 22 novembre </strong></em>prossimi la <em><strong>“Settimana dell’Università”</strong></em> comprenderà <em><strong>eventi e incontri in più di 30 città universitarie d’Italia.</strong></em></p> <p style="text-align: justify;">Un format g"unto ormai alla sua <em><strong>VIII edizione</strong></em> che vuole essere «<em>spazio e stimolo per un confronto vivo sull’Università Italiana, un laboratorio di indagine e osservazione per ridare impulso e attenzione alle sue esigenze e opportunità</em>»<em>.</em></p> <p style="text-align: justify;">Queste le parole "el <em><strong>Presidente Nazionale Maschile della Federazione, Marco Fornasiero</strong>, </em>mentre <em><strong>Marianna Valzano, Presidentessa Nazionale Femminile,</strong></em> aggiunge inoltre che «<em>i giovani italiani ci sono, sono vivi e hanno un desiderio profondo di progettare il loro presente e il loro futuro in corresponsabilità con gli adulti e la società tutta</em>».</p> <p style="text-align: justify;"><em><strong>L’evento "imbolo della Settimana </strong></em>sarà quest’anno a <em><strong>Milano, il 18 novembre</strong> </em>a partire dalle ore 15,00 presso <em><strong>l’Università degli studi Bicocca</strong></em>.</p> <p style="text-align: justify;">Tra gli interlocutori che si c"nfronteranno con i ragazzi in una tavola rotonda di analisi e studio della realtà Universitaria Italiana, <em><strong>l’On. Davide Faraone</strong>,</em> Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.</p> <p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni sul progetto"<a href="http://www.fuci.net/">www.fuci.net</a>, <a href="mailto:presi"enza@fuci.net">presidenza@fuci.net</a></p> <p style=""ext-align: justify;">Per info e accredito stampa all’evento "i Milano: <a href="mailto:ufficiostampa@fuci.net" target="_blank" rel="noopener noreferrer">"fficiostampa@fuci.net</a></p> <p> </p> <p style="margin-bottom: 37px;"><strong>Ufficio stampa FUCI</strong><br /> "ia della Conciliazione, 1<br /> 00193 – Roma<br /> Tel.  <a href="tel:3395671119" target="_blank" rel="noopener noreferrer">3395671"19</a><br /> <a href="mailto:ufficiostampa@fuci.net" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ufficio"tampa@fuci.net</a></p> <p>{phocadownload view=category|id=217|text=Documenti sull'evento|target=b}</p>"" View items...

Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi.
E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!”

1 Corinzi 5,7

a cura del Gruppo FUCI Reggio Calabria

 

Manca davvero poco all’inizio del 67° Congresso Nazionale che si svolgerà dal 3 al 6 maggio nella città di Reggio Calabria e nel gruppo fervono i preparativi.

Non sembra passato molto dal giorno in cui, nella città di Vigevano, la Federazione tutta ha affidato a noi l’onore e l’onere di organizzare il più importante evento dell’anno federativo. Forse con un po' di incoscienza mista a temerarietà, lanciandoci in qualcosa decisamente più grande di noi, abbiamo preso in carico questo compito e, da quel giorno, abbiamo messo in gioco tutte le nostre energie, lavorando insieme con entusiasmo per la riuscita dell’evento.

La prima difficoltà con cui ci siamo trovati a fare i conti è stato sicuramente il dover conciliare la programmazione di gruppo, i vari percorsi formativi, gli eventi pubblici, le relazioni con le altre realtà locali e tutto quello che ci vede partecipi in Università e in Diocesi, con l’organizzazione del Congresso. Mettere insieme tutto questo non è stato semplice e, per farlo, abbiamo dovuto avviare una seria riflessione in gruppo per capire come non lasciarci assorbire da un evento di tale portata e come valorizzare le diversità interne, in modo da trarne vantaggio e renderci più forti ed uniti.

Abbiamo capito che la nostra priorità doveva comunque essere quella di portare avanti il percorso di gruppo e, per quanto riguarda l’organizzazione del congresso, ci siamo divisi in piccole commissioni, ciascuna con precisi compiti, coordinandoci di volta in volta per procedere in maniera unitaria, in modo che ciascuno restringesse l’investimento delle proprie forze ad un ambito più specifico.

E quindi la varietà del gruppo si è trasformata in una risorsa che ha portato a trarre dall’atteggiamento di ciascuno l’aspetto più positivo: l’esperienza di chi in Fuci vi è da più tempo ed ha potuto conoscere la realtà nazionale vivendo la bellezza della federazione in tutte le attività che ci offre, dalle Settimane Teologiche al Modulo Presidenza; la novità di chi non ha mai partecipato ad un congresso e ci si ritrova per la prima volta dalla parte di chi organizza non conoscendone bene la struttura; la meticolosità di coloro che stanno attenti ai dettagli; l’esuberanza di qualcuno; la paura di fallire e di non essere abbastanza capace di qualcun altro.

Tutte queste emozioni sono diventate il nostro punto di forza.

Per coordinare il lavoro di più teste pensanti c’è voluto del tempo e tanta attenzione, e probabilmente il Congresso sarà la prova per capire se sarà possibile raccogliere i frutti di ciò che stiamo seminando. Ovviamente ci sono stati momenti difficili e di tensione, ma questi non ci hanno spaventato e, anzi, sono stati motivo di analisi per capire dove stavamo sbagliando e come ripartire.

Oltre alla realtà interna al gruppo, che l’organizzazione del congresso sta mettendo alla prova, è importante considerare le molteplici realtà territoriali esterne al gruppo con le quali ci siamo trovati a misurarci, sicuramente ottenendo una certa visibilità a livello locale. Per esempio, l’Università degli Studi Mediterranea che rappresenta il luogo in cui studiamo e in cui viviamo la nostra vita fucina che, per il Congresso, ci ha aperto le sue porte mettendo a disposizione i propri luoghi più rappresentativi: sarà proprio la nostra Università ad ospitare la conferenza di apertura che darà il via ai lavori congressuali e il luogo in cui vivremo il momento più alto di espressione della democrazia della federazione: l’Assemblea Federale. Inoltre, abbiamo avuto l’occasione di approfondire la storia e la cultura della nostra città per poterla raccontare agli altri fucini d’Italia, apprezzare le bellezze naturali e i paesaggi che la nostra terra ci offre, troppo spesso sottovalutati o poco valorizzati. Cose spesso date per scontate, ma che rappresentano l’unicità della nostra terra, che speriamo di mettere in risalto durante il Congresso.

Adesso, a poche settimane dall’inizio, ci aspettano gli ultimi sforzi prima di accogliere tutti i fucini provenienti da ogni parte d’Italia. Speriamo che tutte le nostre ansie e le nostre preoccupazioni saranno ripagate dalla loro presenza e dalla bellezza della condivisione di una così importante esperienza di crescita e arricchimento che è il Congresso Nazionale.

 

Allora, che altro dire? Vi aspettiamo al Congresso!!!

La nostra Presidente Nazionale, Gabriella Serra, ha partecipato questa settimana al Pre-sinodo dei giovani. Ecco le sue parole al giornale Avvenire per raccontare questa esperienza e per parlare delle sfide che noi giovani ogni giorno dobbiamo affrontare. E' bello portare la nostra testimonianza come giovani universitari e impegnarci per apportare un cambiamento.

"La sfida di essere testimoni autentici"

«Alla Chiesa è chiesto di mettersi in gioco». Ma questa sfida chiama in causa «tutti: laici, giovani, anziani, sacerdoti, religiose, ognuno nel proprio ambiente, secondo il proprio impegno pastorale». Ne è convinta Gabriella Serra, presidente nazionale femminile della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), che alla riunione pre-sinodale ha portato «l’esperienza di una ventitreenne, studentessa di giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano, che vuole dedicarsi agli altri e ha un ruolo di responsabilità all’interno di un’associazione». Come «rappresentante della Fuci e in generale dei ragazzi italiani», Gabriella ha voluto offrire un contributo che fosse «non solo un racconto, ma propositivo, per poter generare un processo ed essere realmente di aiuto ai padri sinodali ». «I giovani, in particolare gli universitari, sono in ricerca, si pongono delle domande, hanno richieste e curiosità: è importante che ci sia qualcuno capace di accoglierli, senza fornire risposte preconfezionate, senza imporre un’opinione, ma cercando di ascoltare e di trasmettere il Vangelo », osserva la presidente della Fuci per la quale c’è bisogno di «non giudicare a priori, ma di capire cosa c’è in ogni ragazzo, dietro l’essere estroverso, timido o aggressivo». Secondo Gabriella, però, «l’accoglienza è una responsabilità di tutti, della Chiesa nella sua interezza: laici e consacrati». Pure i giovani, quindi, devono fare la loro parte: «chiediamo di essere ascoltati, ma siamo noi i primi a doverci mettere in ascolto dell’altro, del giovane e dell’anziano, così come ha chiesto il Papa», dice la studentessa che vede in chiave di reciprocità anche il discorso della «coerenza tra il detto e il fatto». «I ragazzi necessitano di punti di riferimento autorevoli, credibili con i fatti oltre che con le parole. La testimonianza infatti non può prescindere dal comportamento », conclude Gabriella evidenziando che «in ambiente universitario questa richiesta è molto forte e noi giovani, per primi, dobbiamo essere testimoni autentici». (S.Car.)

 

Siamo entrati nella settimana del Pre-sinodo. I lavori sono iniziati a Roma ieri mattina e si chiuderanno sabato. Ma cos’è la Riunione pre-sinodale e perché è stata istituita?

Il Pre-sinodo è composto da 300 giovani provenienti dai 5 Continenti e “ha l’obiettivo di dare la possibilità ai giovani di presentare ai Padri Sinodali, che si riuniranno in Assemblea nell’ottobre 2018 sul tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, un documento in cui esprimono il loro punto di vista sulla realtà, le loro idee, il loro sentire, le loro proposte”, come spiega il Sussidio della Riunione pre-sinodale.

Tra questi 300 giovani, a rappresentare l’Italia, c’è la nostra Presidente Nazionale, Gabriella Serra, che già della giornata di ieri sta lavorando con ragazzi provenienti da tutto il mondo e che ci aiuterà a saperne di più riguardo questo momento.

Oltre ai giovani che verranno coinvolti direttamente nei lavori per la realizzazione del documento, chiunque voglia può seguire i lavori tramite i social e quindi seguire le dirette da YouTube, Facebook, Instagram e Twitter. Basta iscriversi alla pagina e ai canali e seguire la comunicazione #Synod2018.

Il desiderio, espresso in primo luogo da Papa Francesco, è stato quello di coinvolgere i giovani direttamente nella riflessione che la Chiesa tutta e i Vescovi in particolare stanno facendo in questo anno proprio sul loro ruolo e il rapporto che i giovani hanno con la vocazione. “La Chiesa vuole mettersi in ascolto della voce, della sensibilità, della fede e anche dei dubbi e delle critiche dei giovani – dobbiamo ascoltare i giovani.” (Papa Francesco, Catechesi del 4 ottobre 2017)

Per inserirsi nella comunicazione dei ragazzi ed entrare meglio nel mondo social, inoltre, si è pensato di lanciare 15 hashtag, che vogliono essere delle coordinate per far sì che i giovani parlino di giovani, di fede, di vocazione, ecc. Il tutto è accompagnato da altri due hashtag: #Synod2018 e #TellItToFrancis (o la versione italiana #DilloaFrancesco).

Per seguire i lavori e avere maggiori informazioni potete consultare le seguenti piattaforme:

www.synod2018.va

www.facebook.com/synod2018

www.instagram.com/synod2018

www.twitter.com/synod2018

#Synod2018

Inoltre, continua a seguirci su Facebook (@fuci1896) e sul nostro sito per rimanere costantemente connesso con il nostro racconto del Pre-sinodo.

 

La XXIII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, la seconda riconosciuta nazionalmente, si svolgerà a Foggia, dove la corruzione e la mafia hanno penetrato il territorio da troppo tempo e ancora agiscono, pensandosi più forti.

Terra! Solchi di verità e giustizia” è il titolo di questa giornata dedicata a ricordare quanti sono morti per mano mafiosa, a ricordare come quella “Terra!” sia stata troppo spesso impregnata di sangue di innocenti che lottavano per la verità e per la giustizia per tutti! L’appuntamento nazionale è quello di Foggia, dove il programma prevede il classico corteo, la lettura dei nomi delle vittime e, infine, i seminari tematici. Ma come ogni anno questo non è l’unico appuntamento: in migliaia di luoghi in tutte le regioni d’Italia, in Europa e in America Latina simultaneamente si vivrà il momento della lettura dei nomi seguite da occasioni di riflessione.

Anche quest’anno la FUCI, come membro di Libera Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie, parteciperà al momento nazionale, prestando la sua voce alla lettura dei nomi delle vittime. Siamo chiamati a vivere la nostra piazza, l’Università, e farci promotori di messaggi di legalità. I luoghi per vivere questa esperienza e sentirci parte del grido di giustizia non mancano e a noi sta la responsabilità di creare formazione e conoscenza riguardo queste tematiche, per non sentire più dire che la mafia non esiste, per rendere memoria a tutti coloro che per questi valori hanno vissuto e sono morti, per stare a fianco dei familiari delle vittime di mafia e combattere con loro. Come fucini, come giovani, come cristiani non possiamo non impegnarci per ricordare e impegnarci per fare in modo che ciò non avvenga di nuovo, che questi atti di illegalità siano denunciati e puniti.

Vi invitiamo, per questo, a visitare il sito di Libera dove potete trovare tutte le informazioni riguardo i luoghi in cui verrà effettuata la lettura dei nomi, così da poter partecipare e rendere vivo il legame tra le nostre due realtà.

A cura di Luigi Santoro, Vicepresidente Nazionale F.U.C.I.

Siamo entrati nella settimana decisiva per il futuro del nostro Paese. Lunedì prossimo, infatti, sapremo quali saranno gli scenari politici che le elezioni del 4 marzo offriranno. 

L’Italia esce da una legislatura e da una situazione non facile. In questi 5 anni diverse cose sono cambiate: sono cambiati i linguaggi della politica con l’esplosione del fenomeno delle fake-news elevato a precisa strategia di disinformazione; sono cambiati gli equilibri delle forze politiche, con un centro-destra frantumato e riunito e un centro-sinistra che ha, invece, percorso una strada inversa, costellata da recenti lacerazioni; il bipolarismo è ormai una vecchia storia, con il Movimento 5 Stelle che ha visto stabilizzare e crescere i propri consensi.

È un Paese dove comunque si sono registrati anche segnali positivi: anche se condivisibile o meno nel merito, è un Paese che ha conosciuto una regolamentazione politica e giuridica di fenomeni sociali in cui le istanze di riforma emergevano ormai in maniera significativa dal tessuto sociale: dalla riforma del lavoro a quella dell’istruzione, da quella del Terzo settore a quella dei diritti civili con la c.d. legge sul biotestamento e sulle c.d. unioni civili. È un paese che ha tentato di reagire e in cui la politica, nel bene o nel male, ha dato delle risposte. Tutto questo in un contesto di crescita economica nazionale e sovranazionale.

Mutato è lo scenario politico europeo, con l’ascesa dei nuovi nazionalismi e con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea; un’Unione che da più parti e con diverse intensità, nel nostro Paese, è considerata come da riformare. Se non, addirittura, da abbandonare. Profondamente diverso è anche lo scenario geopolitico mondiale, con la crescita delle tensioni internazionali provenienti principalmente dagli Stati Uniti e dal nuovo presidente Donald Trump, impegnato ora a rispondere al dittatore coreano Kim Jong-un a suon di minacce nucleari, ora invece a guardarsi, sul fronte russo, dai muscoli che Putin non ha mai pensato di nascondere, in un gioco di specchi tra accuse e compiacenze per quanto riguarda la presunta ingerenza del governo russo nelle elezioni di cui Trump è risultato vincitore. In tutto questo scenario particolarmente delicato, non può essere dimenticato il picco di massima ascesa e il successivo declino dell’autoproclamato Stato Islamico e le ondate di terrore da questo propagate.

È un’Italia che va al voto avendo questa recente storia alle spalle, un’Italia che ha sofferto e si appresta alle urne con sentimenti contrastanti: speranza e disillusione, rassegnazione e coraggio, incertezza e trepidazione. Il sentimento più grande sembra però essere quello dell’indifferenza; contro questo e tutti gli altri sentimenti negativi è doveroso armarsi, brandendo la spada del senso civico e lo scudo dell’informazione. Il primo ci dovrebbe mettere nella condizione in cui non possiamo ricordarci della questione della cittadinanza soltanto in relazione alla questione dell’immigrazione e dei diritti che abbiamo paura che vengano compromessi. La questione cittadinanza implica, per chi ha il dono di possederla, innanzitutto dei doveri: uno di questi è il voto, qualificato come diritto e dovere civico dalla nostra Costituzione all’articolo 48. Dopotutto, se la sovranità appartiene al popolo, è questo il momento più importante per esercitarla. Il secondo, lo scudo dell’informazione, dovrebbe invece proteggerci tanto dagli slogan quanto dalle fake news, che purtroppo risultano elementi altamente decisivi in questo momento nell’opinione pubblica. Un’informazione critica, completa, oggettiva nel suo attingere alle fonti: è quello che permette di distinguere la proposta politica concreta e realizzabile dall’ennesima vana declamazione acchiappa-consensi. 

Da giovani universitari abbiamo il dovere di onorare la nostra intelligenza e di metterla in pratica anche in questa forma di studio e analisi della realtà. Da giovani cittadini, abbiamo il dovere di contribuire alla vita politica del nostro Paese. Da giovani, semplicemente giovani, abbiamo la responsabilità di un futuro che sarà esclusivamente nostro e di un presente che comunque, nel frattempo, non possiamo e non vogliamo che siano gli altri a decidere. Se i giovani, in questa campagna elettorale, sono stati quasi eclissati da altri temi sicuramente più appetibili rispetto al consenso popolare (Europa, gestione delle migrazioni, economia, sistema pensionistico…), se spesso i giovani vengono di fatto esclusi dai processi decisionali, molto probabilmente dipende dalla circostanza che soprattutto tra i giovani si registra una disaffezione e un disinteresse per la politica. 

E' pur vero che tanti sono i giovani che hanno deciso di impegnarsi in molti modi e diverse forme, ma evidentemente non è ancora sufficiente. Così come è evidente che se tra i giovani diminuisse il disinteresse e l'astensionismo ad esso collegato, allora anche i programmi elettorali e la conseguente azione politica sarebbero maggiormente costruiti a misura di giovane. Da giovani abbiamo tutto il diritto a essere preoccupati per il nostro futuro, stante una politica che non tiene sufficientemente in conto l’impatto generazionale dei provvedimenti normativi: la precarizzazione del lavoro, la sostenibilità di un sistema pensionistico che sembra ignorare il problema della denatalità e l’elevata soglia dell’età pensionabile, l’assenza di politiche concrete per i giovani che vorrebbero formare una nuova famiglia; sono queste le principali politiche alla base delle paure di chi oggi si affaccia al futuro. Ma, allo stesso tempo, proprio in quanto giovani, abbiamo il dovere della speranza e della responsabilità costruttiva.

Andare a votare significa innanzitutto testimoniare che abbiamo a cuore il nostro futuro.

Andare a votare significa, in questo contesto, mettere in atto una rivoluzione che ribalti il luogo comune del giovane disinteressato, disilluso, stanco e pessimista.

Andare a votare significa seminare in questo inverno per far fiorire la primavera del nostro futuro. Soltanto seminando possiamo vedere dei frutti. E così come non tutti i semi sono uguali, neanche tutti i partiti e le proposte politiche sono uguali. Ci sono quelle ispirate all’odio e quelle ispirate alla mediazione; ci sono proposte sostenibili e altre palesemente irrealizzabili; ci sono messaggi di chiusura e messaggi di apertura. Andare a votare vuol dire avere la possibilità di seminare e la possibilità di scegliere quale frutto veder fiorire, anche con il sano realismo di chi sa che non tutti i semi germoglieranno.

Per questo, soprattutto per noi giovani, è importante prendere consapevolezza delle proposte politiche in campo e scegliere consapevolmente, dimostrando prima di tutto a noi stessi la responsabilità che abbiamo in mano.

Andiamo a votare, andiamo a decidere il nostro futuro!

A seguito del 66° Congresso Nazionale dedicato alla riflessione sul "Mediterraneo, frontiere di speranza", la FUCI, insieme a tante altre associazioni impegnate a vario titolo nell'ambito delle migrazioni, ha deciso di aderire e sottoscrivere il documento con le "proposte per una nuova agenda sulle migrazioni in Italia" che sarà consegnato ai vari schieramenti politici che si presentano all'appuntamento elettorale del prossimo 4 marzo.

Di seguito pubblichiamo la NOTA ALLA STAMPA.

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Acli, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS Onlus), Associazione Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica, Centro Astalli, Centro Missionario Francescano Onlus (Ordine dei Frati Minori Conventuali), CNCA, Comboniani, Comunità Sant’Egidio, Conferenza Istituti Missionari Italiani, Federazione Salesiani per il Sociale, Fondazione Casa della carità, Fondazione Somaschi, FUCI, Gioventù Operaia Cristiana (GiOC), Istituto Sturzo, Movimento dei Focolari Italia, Paxchristi, Vides Italia,

invitano alla 

Conferenza stampa

Proposte per una nuova agenda sulle migrazioni in Italia

Giovedì 8 febbraio ore 11 presso l’Istituto Sturzo
Via delle Coppelle 35 Roma


La crisi dei migranti che attraversa oggi l’Europa mette in luce una profondala crisi dei valori comuni su cui l’Unione si dice fondata, e la questione delle migrazioni sembra essere diventata un banco di prova importante delle politiche europee e nazionali.

Per questo, gli enti cattolici impegnati a vario titolo nell’ambito delle migrazioni sentono la necessità di aprire uno spazio di confronto in cui dare voce alle esigenze di convivenza civile e di giustizia sociale che individuano come prioritarie, per il bene di tanti uomini e donne di cui si impegnano a promuovere i diritti e la dignità.
Durante la conferenza stampa i rappresentanti degli enti firmatari interverranno presentando il documento sottoscritto e l’agenda dei punti sulle migrazioni, su cui chiamano ad esprimersi i diversi schieramenti politici che si presentano al prossimo appuntamento elettorale.

Verrà data notizia delle presentazioni ai candidati che si stanno organizzando sul territorio nazionale.


Dall’8 febbraio sarà possibile sottoscrivere il documento inviando una e-mail a: 
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

#agendamigrazioni

 Non sono mai sole le anime generose

A cura della Presidenza Nazionale FUCI

Domani, 3 febbraio 2018, sarà proclamato Beato Teresio Olivelli. Un giovane che fu studente universitario, fucino, cattolico militante nella Resistenza al fascismo.

La sua breve vita, durata appena 29 anni e terminata in un campo di concentramento, è un autentico esempio di come la santità non sia una faccenda di secoli e secoli fa, ma una realtà possibile per chi  prende sul serio il Vangelo nella propria vita e si mette alla sequela di Cristo, come Teresio.

Leggendo tra le pagine della vita di questo ragazzo, sorprende come sia stato un giovane sì speciale ma, allo stesso tempo, carico come tutti di speranze, timori, in un periodo storico particolarmente difficile e pieno  di tensioni. Le sue gioie e le sue preoccupazioni di giovane studente universitario, sono del tutto simili a quelle di un universitario dei nostri giorni. Nelle riflessioni che seguono, infatti, vogliamo raccontare, in particolar modo, il suo rapporto con lo studio e con gli anni dell’Università e come già in questi vi sia quella radice di vita beata che lo ha portato a essere ufficialmente considerato come martire.

Teresio Olivelli nasce nel 1916 a Bellagio e si trasferisce con la famiglia a Mortara dove frequenta il Ginnasio, per ottenere poi la maturità classica al Liceo Cairoli di Vigevano. Decide di iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Pavia, come alunno del collegio Ghislieri. Nel frattempo ha frequentato l’Azione Cattolica, dove ha potuto esprimere tutto il suo entusiasmo di giovane cattolico militante e impegnato, come dimostra tra l’altro la sua attività nell’Opera Nazionale Balilla, Guf e Associazione Nazionale Alpini.

Prima di essere ammesso al Ghislieri, Teresio è costretto a frequentare l’università da pendolare, dovendo percorrere ogni giorno circa quaranta chilometri da e per Mortara. Come raccontano Renzo Agasso e Domenico Agasso ne Il difensore dei deboli. La straordinaria storia d’amore del Venerabile Teresio Olivelli (San Paolo Edizioni, 2016), «quei giorni sospesi provocano in Teresio, nel settembre del ‘34 una breve ma intensa crisi, che così descriverà in una lettera allo zio: “Questo brusco contatto con le dure realtà della vita, il cambiamento di ambiente col necessario primitivo isolamento, la lontananza da te, non ancora temperata completamente dagli affetti familiari, la delusione accarezzata forse in parte da illusioni giovanili, subentrata brutalmente, mi balenarono un cupo desolante pessimismo dal quale mi divincolò il lume della fede. E mi elevò a una più alta comprensione di questo fenomeno misterioso e sublime, tragedia ed epopea, che è la vita. Militia est vita hominis super terram! La vita è prova, combattimento, milizia dei forti. Non un letto di rose, non una corsa ai piaceri ma dovere. In questo periodo di orientazione spirituale, che è la giovinezza, si passa rapidamente da un estremo all’altro: a quest’età facile è l’entusiasmo, facile il rilassamento, facile lo sconforto. Una sensibilità morbosa ci pervade in tutto e per tutto: un pensiero, fatto più di intuizioni oscure, indefinite, che di ragionamenti: romanticismo. Questo generalmente è lo stato d’animo di chi, giovane, considera la vacuità, la vanità del mondo; l’ostilità irriducibile degli eventi. Manca l’equilibrio, frutto dell’esperienza; manca la calma superiore, riflessiva, che domini il sentimento istintivo”. Ma dal turbamento e dalla sofferenza interiore, tipiche forse anche dell’età tra adolescenza e giovinezza, Teresio riemerge vincitore. Lo spiega nella stessa lettera, quasi un programma per la vita futura: “Volontà gagliarda, fiducia in sé, costruzione della propria personalità, severo senso della vita come conquista”».

Nella vita universitaria si inserisce anche l’attività di Teresio nel circolo Fuci pavese S. Severino Boezio. È una storia dagli impulsi contrastanti quella di Teresio con la Fuci: è attratto dalla vivacità culturale del circolo e dalla vita federativa, ma non condivide la scelta della Fuci di Montini e Righetti di concentrare le proprie attività sulla dimensione intellettuale della vita universitaria e di dare particolarmente peso all’approfondimento spirituale e teologico. Si tratta della cosiddetta “scelta religiosa” della Fuci di quegli anni, che si oppone a una scelta di politica attiva allineata al fascismo, combattuto, invece, con le armi della cultura e della fede. Per Teresio era una scarpa troppo stretta: l’intransigenza nei confronti del regime mal si concilia con il suo animo fervente, ritenendo fiacco e statico quel tipo di impegno. Crede sia opportuno, piuttosto, impegnarsi per cambiare la società - e il fascismo - dall’interno, per rendere più cristiana la realtà in cui vive e opera. Questi suoi pensieri non gli impediscono comunque di partecipare attivamente presso il Circolo, che continua a frequentare insieme ad alcuni compagni di studi, dove anzi riveste un ruolo di leader morale e intellettuale.

Nel corso degli anni maturerà la sua adesione al fascismo, tanto da portarlo a non iscriversi alla Fuci durante l’ultimo anno di università, che conclude egregiamente con la valutazione di 110/110 e lode con una tesi in Diritto amministrativo. Sul frontespizio della sua tesi, a significare l’intrinseco legame con cui intendeva fede e studio, si legge: Ad pedes tuae Crucis, hoc munus quodcumque sit offero: Tuo sanguine consecrandum.

Teresio Olivelli non sarà mai tuttavia un fascista fanatico o violento: la sua piena adesione al Vangelo non lo avrebbe in alcun modo consentito. Per questo di lui si dice che è prima cattolico, poi fascista. Come racconta infatti Alberto Caracciolo (in Teresio Olivelli, Brescia, 1975), per Teresio «c’è possibilità di incontro tra l’essere cattolico e l’essere fascista sul terreno della tensione ideale e morale verso la realizzazione di un fine a favore della giustizia sociale e dell’affermazione della patria-nazione con i suoi valori spirituali»; si tratta quindi di un’adesione “condizionata” da queste considerazioni essenziali.

Sarà poi il progressivo avvicinamento con il nazismo (di cui Teresio aveva una più che negativa considerazione, nella misura in cui i suoi propositi - su tutti, la creazione di una razza superiore - si palesano pienamente anticristiani) a fargli maturare un distacco dall’appartenenza fascista. Distacco maturato al ritorno della Campagna di Russia, in cui ebbe modo di comprendere l’inutilità del dolore che quella ideologia, con la guerra, aveva generato; e fu proprio in quel dolore e nei compagni che vedeva soffrire e morire che manifestò la sua innata propensione alla difesa dei più deboli. Difesa che significava soprattutto vicinanza nella sofferenza non solo fisica ma anche spirituale: incoraggiava e rincuorava i compagni, portando loro parole di pace e di salvezza mentre la guerra esplodeva tutt’intorno; in altre parole, portando loro Cristo con la sua personale e concreta testimonianza.

Arrestato a causa della sua militanza antifascista, viene deportato prima a Flossenbürg e infine a Hersbruck. Era il suo atteggiamento mite e rassicurante verso gli altri prigionieri ad attirargli l’odio dei funzionari nazisti: non era contemplato sorridere e far sorridere, aiutare chi non ce la fa, curare chi soffre. Pregare. Per questo fu sistematicamente malmenato, fino al tragico evento.

Come scrive Paolo Rizzi nella biografia L’amore che tutto vince. Vita ed eroismo cristiano di Teresio Olivelli (Libreria Editrice Vaticana, 2004), «il 17 gennaio 1945 il ventinovenne Teresio Olivelli muore con Cristo perché gli altri possano vivere (cfr II Cor 4,10-12). Bastonato a sangue l’ennesima volta per aver soccorso un maltrattato, facendo scudo con il proprio corpo, finisce martire di carità in conseguenza di questa ultima letale percossa. Realizza così quanto espresso nove anni addietro nel corso della Via Crucis celebrata nel contesto del convegno di Azione Cattolica: Signore, il tuo categorico amore, che ti spinse a sacrificarti per me, fa nascere in me un amore nuovo, puro, sereno, inestinguibile che mi fa considerare il martirio per te, l’immolazione per i fratelli. Fammi consapevole e grato del tuo sacrificio per me, inconcusso nel crederlo, ardente e generoso nell’imitarlo. La sequela e l’imitazione di Cristo crocifisso sono compiute».

A cura di Mariarosaria Petti, già Vicepresidente Nazionale femminile per il biennio 2009 - 2011.

Ci penso almeno una volta al giorno. Mentre bevo il primo caffè oppure in attesa dell’autobus, mescolando un risotto o allacciandomi le scarpe. Ci ho pensato anche durante l’estrazione di un molare del giudizio e infilando l’abito bianco della prima prova.
Penso alla Fuci, s’intende.
Scrivo a te, caro studente universitario, che non sai se aggiungere una tessera in più nel tuo portafogli. A te, desidero raccontare un pezzo significativo della mia vita e vorrei farlo con le parole di ieri e con quelle di oggi.

Il 15 maggio 2011 salutavo la Federazione, terminando il mandato di vicepresidente nazionale. Condivido con te, che sei alle prese con i primi incontri in gruppo, qualche passaggio di quella lettera:

«La gratitudine che sento è talmente grande che non riuscirei a spiegarla sufficientemente a parole. Provo allora a fare quello che ho fatto per diverso tempo in Presidenza: un bilancio consuntivo di questa esperienza, mettendo su un foglio Excel un pezzo di vita.
Nella colonna degli svantaggi devo annoverare di aver confuso ancora di più le carte della mia vita. Un periodo nel quale ho mescolato le inquietudini della mia età e del mio studio con il pensiero e la preghiera. In effetti non ne conosco più i confini, e sempre mi sono ripetuta l’esortazione di Bianchi che dice: “Voi dovete imparare a trovare del tempo nella giornata per pensare, perché è più importante, alla vostra età, pensare che pregare. Chi infatti pensa ed è credente, dalla fede è indotto a pregare; chi non pensa, in verità non saprà mai pregare in modo autentico, tutt’al più potrà ripassare le sue sensazioni interiori o fare del pettegolezzo spirituale”. Pensare e pregare, ma soprattutto vivere a pieno la vita, gustando ogni minuto e non sprecando neanche un secondo. Torno a casa, infatti, con la consapevolezza di cosa significhi “differenza cristiana”, per me ha voluto dire desiderare, costruire e maturare dentro di me uno spazio di ardore, di entusiasmo, di tenacia. Uno spazio illuminato da una fede che ha benedetto – ha detto bene (come direbbe don Armando Matteo) della mia vita, che ha dato forma a quella passione che avevo dentro e che ha motivato il mio agire. Quel desiderio di bruciare il mondo che mi ha aiutato a portare a termine i lavori più faticosi, che mi ha spinto a proseguire sui sentieri più insidiosi, che ha dato coraggio ai miei passi più incerti.

È così che la Fuci mi ha insegnato a vivere un tempo e abitare uno spazio: il tempo della giovinezza e lo spazio dell’Università e della Chiesa.
In questi due anni ho ascoltato tante conferenze, dibattiti e tavole rotonde sui giovani, anche in questi giorni abbiamo tanto discusso sulla nostra condizione giovanile. Ci hanno definito una generazione “senza”, senza fretta di crescere, senza prospettive, senza speranze, senza spazi dove la nostra presenza sia significativa e decisiva.

Giovani appiattiti sul presente, fragili nelle relazioni, iperindividualisti. Ogni volta che ho ascoltato queste parole, ho sentito quanto non fosse esaustivo questo quadro cupo. Ho sempre avuto la certezza di conoscere altri giovani. Ho sempre sentito il privilegio di conoscere giovani attenti, dediti e appassionati.
Giovani che non vogliono essere giovani in eterno, giovani che sanno porsi in ascolto umile dei saggi, giovani che sanno pensare.  I giovani della Fuci.
La Fuci mi ha insegnato a vivere questa giovinezza, intesa come un tempo di transizione verso l’età adulta, come un tempo inquieto, di discernimento faticoso intorno a interrogativi pressanti sulla propria vita. Un tempo vissuto nello spazio dell’Università e della Chiesa. Un’Università dispersiva, erogatrice di servizi, crediti e nozioni quella che avevo sempre vissuto; un’Università che apre gli orizzonti della mente e forma integralmente la persona quella che ho imparato ad amare e sognare in Fuci.
E quando penso a questa Università, penso anche ad una Chiesa capace di accompagnare e valorizzare il carisma di giovani che fanno dello studio la propria vocazione di vita.
E se esistono, questi giovani, è perché esiste la Fuci, che sa scommettere, che sa rischiare, che sa investire. In 115 anni (ad oggi 122) ha saputo salvaguardare la grande promessa di far crescere i giovani mettendo nelle loro piccole mani grandi responsabilità, facendo della prova e del sacrificio motivo per fiorire».

Con il cuore colmo di questa convinzione sento di dire oggi che:
C’è bisogno di più Fuci nelle nostre Università: di una palestra che alleni la libertà del pensiero, l’audacia delle riflessioni, lo spessore delle proposte.
C’è bisogno di più Fuci nella nostra Chiesa, di una casa accogliente per tutti, che superi gli ostacoli della superficie e vada al cuore delle domande dell’uomo.
C’è bisogno di più Fuci nel nostro Paese stanco, di un catalizzatore di forze fresche, competenti e illuminate.

La Fuci chiama e lo fa con una compagnia di Santi che ti guidano per mano: ho assaporato la fatica di tirare la carretta con Bachelet; mi sono interrogata sul senso della Fuci di oggi con le parole di ieri di Montini; ho assimilato l’intensità di Moro dai suoi discorsi da giovane presidente della Federazione; ho sofferto, da meridionale, per il sacrificio della vita di tanti martiri, come Livatino, ad esempio. Ho provato stupore per la freschezza della santità di Pier Giorgio Frassati.
Una compagnia di santi perché di maestri. I santi hanno fatto della loro vita l’esempio su cui noi possiamo tessere oggi la nostra storia, parlandoci dal loro passato con un’attualità formidabile. I maestri li incontriamo nelle pieghe della nostra quotidianità, ci accompagnano con la loro presenza discreta ma decisiva. La Fuci regala ai nostri cammini figure preziose di maestri: si tratta di chi si spende per noi perché crede in noi; di chi lavora silenziosamente per allenare i nostri talenti più pigri; di chi, infine, vede in noi molto più di quello che noi stessi crediamo di essere e poter dare. Parlando di maestri e della loro vicinanza agli assistenti, voglio condividere con voi uno testo di Giovanni Battista Montini del 1927 che scriveva così agli assistenti della Fuci: “I giovani li vedo in questa ripresa d’anno accademico, entrare in Università. Sono pieni di curiosità, di desideri, di aspirazioni. Non vedete la loro anima? Guardatela dopo la scelta della facoltà, guardatela al primo ingresso nell’Ateneo; guardatela nel timido affacciarsi alle soglie del Circolo! Non sembrano tanti aspetti spirituali che invocano la parola, la vicinanza d’un maestro, d’una guida, d’un Assistente? Ma perché siamo timidi? Perché continuiamo a dire che troppa coltura ci vuole per assicurare universitari quando vi sono in essi bisogni che solo la ricchezza di cuore può soddisfare? Anche qui: chi ama, riesce. […] Chi ama riesce. Riesce a capire i giovani. Riesce a dominarli. Riesce a servirli. Riesce a trascinarli, a istruirli, a santificarli.
Sono soli, l’Assistente vince la tristezza del loro isolamento. Sono orgogliosi. Ma chi loro vuol bene piega la rigidezza del loro temperamento. Sono poveri. Ma chi vede in essi Nostro Signore scopre il filone della carità soccorritrice: almeno con loro soffre, con loro lotta, con loro condivide la nobiltà di patire mentre lo spirito cerca la verità. Sono ingrati e ostinati. Ma a pensarci bene, quanto più questi amici fanno bene a noi, che noi a loro!”

Non solo persone importanti per rendere stupendo il percorso in Federazione, ma anche la serietà e la forma che la Fuci chiede di rispettare sono elementi che custodirò gelosamente. Come scrive Withman: “Quello che abbiamo amato, altri ameranno, e noi gli insegneremo come”. È proprio questo il segreto della Fuci: accogliere timidamente il senso e la portata di questa esperienza; farla propria, amandola e onorandola; lasciarla in consegna ad altri perché non perdano l’occasione di conoscere il tesoro prezioso che essa rappresenta, migliorandolo e accrescendolo. La Fuci sa rinnovarsi e ricambiare, mantenendo fede all’ispirazione originaria.
Altro elemento che ho imparato e di cui mi sono vantata con orgoglio è il ruolo delle donne nella Fuci: non solo un dato obbligatorio di compresenza di cariche, ma una collaborazione ideale e fattiva, un incontro di sensibilità diverse che attenuano ed esaltano reciprocamente i carismi maschili e femminili. E con una punta di presunzione vi dico che le donne della Fuci sono donne speciali: determinate, serene, umili, lavoratrici, divertenti, belle, spontanee.
Oltre al valore che da sempre la Fuci ha dato alle donne, voglio dirvi che la partecipazione e la democrazia vera l’ho sperimentata qui, in seno ai lavori faticosi dell’Assemblea Federale, durante i lavori del Consiglio Centrale e nell’attività con la Commissione Università.
Le parole di oggi sono quelle di una donna di 30 anni, che dall’esperienza della Fuci quotidianamente attinge. Per lo stile: amando le domande più che le risposte. Per il metodo: scegliendo la fatica della ricerca e mai l’appiattimento della riflessione.

A te, giovane che non sa se iscriversi alla Fuci, consiglio di farlo. A me, ha cambiato la vita.

 

Un altro anno è iniziato e con esso continuano le attività federative. Le adesioni sono ancora aperte e il tema che ci sta accompagnando in questo anno accademico è:

 “SU UNA STRADA COMUNE

Testimoniare un orizzonte di ricerca”

Come Federazione Universitaria Cattolica Italiana vogliamo metterci in cammino insieme, su una strada comune, con uno stile di apertura e confronto, riscoprendo i nostri valori, le nostre scelte: in particolar modo quella universitaria e di fede. Sentiamo l’importanza di mettere al centro della nostra riflessione la testimonianza del Vangelo in università e fra i nostri coetanei, inserendoci nel cammino sinodale riguardante “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

La parola “sinodo” deriva dal greco e significa letteralmente “camminare insieme”; vorremmo ripartire da questo concetto per cercare di pensare alle riflessioni che porteremo avanti nel prossimo anno in un’ottica di comunità, che vuole continuare sulla strada intrapresa nello scorso anno, riflettendo, insieme, su percorsi diversi che hanno un cammino in comune. Vogliamo parlare di discernimento, usando modalità nuove e più vicine ai giovani, e attualizzando il significato di questa parola nei contesti in cui ci troviamo; intraprendere un cammino vocazionale non ha come unico sviluppo quello di iniziare un percorso verso la vita consacrata, quanto piuttosto fare una scelta di vita che quotidianamente viene ripensata e riconfermata. 

Forte è la necessità di riscoprire quelli che sono i nuovi modi di inserirsi all’interno della società, di comprendere come vivere al meglio la vita universitaria, politica e soprattutto relazionale. Dobbiamo essere in grado di trasmettere e testimoniare ciò in cui crediamo non solo all’amico cattolico che viene con noi a messa, ma anche al compagno di università che non frequenta la Chiesa oppure a quell’amico che ha scelto di non frequentare l’università e ha deciso di lavorare.

Si sente il bisogno di ritornare a vivere l’Università veramente come se fosse la nostra casa, riempiendo gli spazi sia fisicamente sia intellettualmente. Vogliamo agire e riflettere di Università, con l’Università, per l’Università, in Università.

Sentiamo, inoltre, la necessità di riscoprirci come Federazione, di capire nuovamente cosa significhi essere F.U.C.I. e come poter rinnovarsi, nello stile del cambiamento e dell’evoluzione che ci contraddistingue come giovani. Ad ognuno di noi sta riscoprire e far riscoprire ai nostri colleghi cosa significhi essere giovani universitari impegnati; ad ognuno di noi, è richiesto uno sforzo superiore del semplice fissare la data di un incontro, dello scrivere un verbale o di raccogliere i soldi delle tessere. Ci viene chiesto di avere un’attenzione particolare alla cura della persona, dei membri del proprio gruppo e dei giovani più in generale.

Non perdete quindi l’occasione di fare formazione all’interno del vostro gruppo, di trovare nuovi modi per far scoprire a chi si è avvicinato alla nostra realtà cosa di bello facciamo e quale sia la ricchezza nel vivere l’Università con uno stile fucino. I supporti per la formazione li potete trovare qui nel sito o potete chiedere consiglio al vostro Delegato di Presidenza.

La giornata dello studente si avvicina: organizzate un incontro, un momento di preghiera, un momento conviviale nella data del 28 gennaio per vivere questo particolare giorno all’insegna di ciò che siamo e di ciò che vogliamo testimoniare. Durante questa giornata non dimenticate di condividere le vostre foto sui social con gli hashtag #giornatadellostudente, #unilife e #FUCI.

Siamo i primi che si devono interrogare su quali siano le necessità dei giovani in questa società, accettando la sfida e provando a dare una risposta ai loro bisogni, in particolare di quelli degli universitari.

Le occasioni per camminare #sunastradacomune non mancheranno! Il prossimo appuntamento nazionale sarà il Congresso, che, come sapete, si svolgerà dal 3 al 6 maggio nella città di Reggio Calabria. Quindi rimanete collegati e non perdetevi tutti gli aggiornamenti e, soprattutto, iniziate ad organizzare il vostro viaggio per partecipare!

Vi auguriamo buono studio e buona fortuna per la sessione che state affrontando!

Gabriella, Gianmarco, Anna, Luigi, Sara, Mara e don Antonio

 

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