Relazione Introduttiva Settimana teologica F.U.C.I. 2017 “Ecumenismo, il coraggio di una strada comune”

Relazione Introduttiva

Cari fucini, è per noi un piacere poter dare avvio a questa Settimana Teologica che ha come tema l’Ecumenismo, un argomento così rilevante per noi cristiani, che ci vede in costante confronto e in continua discussione.

Rivalorizzare il senso della settimana teologica.

 L’essere qui a Camaldoli è per noi oggi motivo di grande gioa.

Questa settimana può essere occasione per ascoltare, approfondire e riscoprire i nostri amati valori fucini di cui spesso ci facciamo portatori, ma che forse troppo spesso non riusciamo più a trasmettere come vorremmo.

In un momento così delicato per la nostra Federazione, dobbiamo sentire la necessità di riaffermare e riscoprire più che mai la nostra identità. Dobbiamo comprendere l’importanza dell’essere fucini oggi, all’interno dei luoghi che viviamo quotidianamente, primo fra tutti l’Università.

È importante che ognuno di NOI nel suo piccolo semini un granello di senape, affinché possa nascere un raccolto fruttuoso; i risultati probabilmente non saranno immediati, ma qualcuno dopo di noi potrà apprezzarne la bellezza. Apportare un contributo in qualcosa in cui si crede è anche quello che noi giovani dovremmo essere chiamati a fare non solo all’interno della FUCI, ma all’interno del contesto ecclesiale, sociale e culturale. Un anno fa alla Giornata mondiale della gioventù, Papa Francesco ci ha invitati a non essere giovani divano ma ad essere giovani che possano lasciare un’impronta all’interno del mondo e della società in cui viviamo.

Le settimane teologiche di Camaldoli sono per NOI Fucini un’occasione di riflessione, di confronto e dialogo arricchente.  Questo luogo che da anni ci accoglie è per Noi una casa, un punto di riferimento. In questo tempo di riposo, abbiamo scelto di investire le nostre energie in una formazione spirituale, culturale e relazionale caratteristica della proposta formativa della F.U.C.I.

Perché dei giovani si devono occupare di teologia.

Verrebbe da chiedersi: come possono giovani universitari occuparsi di teologia? Nel percorso federativo e in modo particolare nelle settimane teologiche facciamo esperienza di come la teologia non sia affare solo di esperti; essa interroga la nostra vita, ne raggiunge i principi e le azioni. Riusciamo a scorgere quanto sia proprio l’esperienza umana a dare significato e a plasmare la teologia, in quel suo essere studio di Dio e del rapporto con l’uomo e con il mondo. Come studenti universitari sentiamo l’esigenza di approfondire, non solo l’ambito di studio che abbiamo scelto, ma anche tutto ciò che può esserci utile per una formazione culturale che possa accompagnarci soprattutto nel nostro percorso di approfondimento spirituale.

In tale dialettica tra teologia e vita ci inseriamo come laici, con il desiderio di raggiungere in profondità il significato e il senso di una vita pienamente cristiana. Come ribadito nell’Evangelii Gaudium, “La vocazione e la missione propria dei fedeli laici è la trasformazione delle varie realtà terrene affinché ogni attività umana sia trasformata dal Vangelo[1]. In questo essere “nel mondo”, si evince la responsabilità e la tensione teologica del laico, che ascolta e legge il tempo in cui vive nelle sue sfumature più concrete e quotidiane, rileggendole non in un’ottica di utilità e profitto ma con le chiavi della fede.

Il tema dell’Ecumenismo

In questa settimana avremo modo di approfondire sotto vari punti di vista il tema dell’Ecumenismo. Saremo accompagnati dalle lezioni dei professori e avremmo modo di confrontarci all’interno dei laboratori. Avremo così la possibilità di analizzare più da vicino quale è stata la storia del movimento ecumenico, quali le attuali situazioni di dialogo e quali le prospettive per il futuro.

Il cammino ecumenico che le chiese hanno intrapreso, ha come base gli insegnamenti di Gesù. Prima di tutto, vivere il comandamento dell’amore reciproco e il servizio all’altro in un continuo rinnovamento del percorso di perdono e riconciliazione intrapreso. Nonostante ciò, per secoli i cristiani sono stati in contrasto tra di loro; e questo va contro quello che è il messaggio del Vangelo: troppi sono coloro che hanno instaurato guerre in nome di una religiosità forse distorta.

Allo stesso tempo, molti sono anche coloro che condividono la volontà di un’unità, fondata sulla pace e la fratellanza.

Un’unità che non è uniformità, ma piuttosto una pluralità in cui riconoscersi e mettersi al servizio gli uni degli altri.

L’immagine è quella di due fratelli che camminano accanto, su una strada comune che può avere percorsi differenti, ma che allo stesso tempo può avere come meta quell’unità che anche il Signore Gesù ha voluto per i suoi discepoli: “siano una cosa sola, perché il mondo creda”.

Qual è allora l’importanza per la nostra fede di vivere un cammino ecumenico? Questo è solo uno dei tanti aspetti sui quali ci interrogheremo durante questa settimana.

Citando Enzo Bianchi: “Conoscerne gli inizi, le difficoltà, i progressi e le contraddizioni, significa […] imparare a discernere l’azione di Dio nella storia, spesso nonostante le diserzioni al vangelo presenti nelle chiese. Significa anche rinunciare alla comoda giustificazione che affida l’unità dei cristiani al giorno “che lo Spirito vorrà”, perché fare spazio all’opera dello Spirito è una precisa responsabilità dei Cristiani e delle chiese, chiamati qui e ora a intraprendere concreti passi di comunione.”

Quello che ci serve allora è acquisire una mentalità che possa essere il più ecumenica possibile, cioè aperta all’ascolto e al confronto, in quanto solo da una mentalità nuova può nascere un nuovo modo di relazionarsi e crescere insieme. Cercare un dialogo ecumenico può esserci di aiuto anche per instaurare un dialogo interreligioso, di cui oggi si sente una necessità sempre più forte, per permettere una pace che per molti territori sembra essere ormai troppo lontana da ricordare. Tutto questo si inserisce all’interno del percorso tematico dell’anno federativo che si sta concludendo: “UNIrelediVERSITA, comunità cantiere di speranza”.

Riprendendo quanto detto poco fa, essere portatori di unità, non significa essere portatori di uniformità. Cercare di sopprimere le diversità non permette quell’arricchimento che deriva dal dialogo e dal confronto, che nasce dall’accostare due punti di vista differenti e che porta ad una visione della realtà più complessa, ma allo stesso tempo più veritiera. Come cristiani, come cattolici e come giovani, affinché questo possa realmente avvenire, siamo chiamati a dialogare, a confrontarci, a metterci in relazione con chi ci è a fianco.

Ci auguriamo che in questa settimana ciascuno possa accostare la propria unicità a quella dell’altro per dare vita a quel poliedro a cui tante volte fa riferimento il Papa, ma che già da un anno è sullo sfondo delle nostre tessere! Buona settimana!

 

A cura della

Presidenza Nazionale 

 

[1] Papa Francesco, Evangelii Gaudium n.201

 

Don Antonio Mastantuono è il nuovo Assistente Ecclesiastico Nazionale della Federazione

L’Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica Italiana, Sua Eccellenza Mons. Gualtiero Sigismondi, ha provveduto alla nomina di Don Antonio Mastantuono quale Assistente Ecclesiastico Nazionale ad interim della F.U.C.I. - Federazione Universitaria Cattolica Italiana.

La Presidenza Nazionale e la Federazione tutta accolgono con grande gioia la nomina di un nuovo Assistente Ecclesiastico, punto di riferimento pastorale indispensabile in questo percorso di crescita, che vivono i giovani universitari cattolici italiani.

Don Antonio Mastantuono è nativo di Larino in provincia di Campobasso, dove è stato Parroco della “B. M. Vergine delle Grazie”. Ha già ricoperto incarichi di notevole rilevanza nell’ambito associativo, tra i quali: Assistente Nazionale Ecclesiastico del Movimento Lavoratori di AC (2005-2008) e del Movimento per l’Impegno Educativo dell’AC (2005-2014). Inoltre, dal 2016 ricopre il ruolo di Vice Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica Italiana.

A Don Antonio va il nostro più sincero ringraziamento per la disponibilità offerta a tutta la Federazione nell’accogliere questo incarico e l’augurio di un buon servizio a fianco degli Universitari Cattolici Italiani.

La Federazione si affida alla Sua cura pastorale nei confronti dei giovani e dell’esperienza che Essa stessa offre negli Atenei Italiani.

Rivolgiamo un ringraziamento particolare per la passione e l’impegno che Padre Michele Pischedda, già Assistente Ecclesiastico Nazionale, ha dedicato alla FUCI nei suoi sei anni di servizio per la Federazione e gli auguriamo che questa esperienza possa continuare a dare sempre frutto nel suo ministero.

Pronti a partire? Aperte le iscrizioni alle Settimane Teologiche 2017

Carissimi,

Vi raggiungiamo in questo periodo di esami e di impegno universitario con il desiderio di presentarvi e illustrarvi due proposte per la prossima estate. Saranno un’opportunità per vivere un momento di riposo, confronto, riflessione e amicizia, qual è per noi ogni anno il tempo vissuto insieme nel monastero di Camaldoli.

Dal 30 Luglio al 5 Agosto vivremo insieme la Settimana Teologica, quest’anno dedicata al tema “Ecumenismo, il coraggio di una strada comune”, attraverso un approfondimento teologico, culturale e rivolto alla società attuale. Questa esperienza è stata fortemente voluta, a partire dal 1934, da Giovanni Battista Montini, che con alcuni giovani provenienti dall’esperienza fucina si recò presso Camaldoli con l’intento di fare del Monastero il luogo di riferimento per i Laureati di AC e F.U.C.I.

La Settimana verterà sul tema dell’Ecumenismo, cercando di comprendere quali sono le origini storiche di questo movimento, quali i momenti di rottura e quali, invece, gli aspetti di unione e comunione. Approfondiremo gli aspetti teologici, che sottendono ai processi di costruzione del movimento ecumenico e quale tipo di Chiesa si stia costruendo.

Per rendere il clima di questa settimana ancora più ecumenico ci piacerebbe che partecipassero ragazzi delle varie confessioni del cristianesimo, quindi non esitate a invitare altri giovani e amici!

Ci sarà anche la possibilità di confrontarsi in una tavola rotonda costituita da giovani. Ci guideranno nella riflessione il Prof. Riccardo Burigana, direttore del Centro per l’Ecumenismo a Venezia, il Prof. Brunetto Salvarani, docente di Teologia della Missione e del Dialogo presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna e il Prof. Fulvio Ferrario, pastore Valdese e Coordinatore della Commissione Consultiva per le Relazioni Ecumeniche della Tavola Valdese.

Lo sviluppo di questo tema prevederà lezioni con i relatori unite a momenti di dibattito e di confronto attraverso laboratori di gruppo, nel clima di condivisione e fraternità che regala Camaldoli.

Durante le Settimane Teologiche, le nostre giornate saranno scandite dai ritmi della preghiera con i monaci e non mancheranno momenti di svago a contatto con la natura e serate di divertimento, rese ricche dall’entusiasmo dei fucini di tutta Italia.

Vi invitiamo a leggere con attenzione anche la lettera tecnica e il resto del materiale che potete trovare qui sul sito nella sezione dedicata alle Settimane Teologiche.

Vi aspettiamo davvero numerosi, ricordandovi che la partecipazione non è riservata soltanto agli aderenti alla Fuci. Le settimane di Camaldoli sono una splendida occasione per invitare amici, studenti delle scuole superiori, universitari e simpatizzanti dei nostri gruppi per conoscere il clima che anima la nostra Federazione.

Vi salutiamo con affetto, nell’attesa di ritrovarci a Camaldoli nella pausa estiva!

 

La Presidenza Nazionale

Calendario Temi dell'anno 2017/2018 e documento programmatico Commissioni Nazionali

 

È online il Calendario degli Appuntamenti Nazionali 2017/18 approvato dal Consiglio Centrale, il Calendario di programmazione con i temi dell'anno elaborato dalle Commissioni Nazionali di Studio F.U.C.I. 2017/18 e le Mozioni di Indirizzo approvate dall'Assemblea Federale durante lo scorso Congresso Nazionale.

Facendo tesoro della positiva esperienza dello scorso anno federativo, anche quest'anno le Commissioni Nazionali di Studio hanno pensato di suddividere il lavoro dell'anno in trimestri, distribuendo le Mozioni di Indirizzo nei vari periodi.
Tutto il materiale è disponibile anche sul Sito della Federazione.

In questo modo auspichiamo di riuscire a sostenervi nel vostro percorso fucino con riflessioni e contenuti, favorendo lo scambio e il confronto sui temi delle Mozioni oggetto di studio delle Commissioni.

Per qualsiasi chiarimento o per inviare a vostra volta materiale sugli argomenti (documenti originali in preparazione ai vostri incontri di gruppo, resoconto degli stessi, riflessioni...) potete scrivere alle caselle mail delle Commissioni:

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la Presidenza Nazionale FUCI

 

 

 

Lettera programmatica sul ruolo dei R.A.F. e sull’avvio dei lavori delle commissioni di studio

 

Desideriamo con questo documento sollecitare la Federazione tutta a una rinnovata sinergia che favorisca il lavoro di approfondimento e permetta la collaborazione tra i membri delle Commissioni Nazionali di studio e i fucini tutti.

Ci piacerebbe che si instaurasse un rapporto diretto e proficuo soprattutto con i presidenti di gruppo, principali intermediari dei lavori delle Commissioni con il gruppo; per questo abbiamo deciso di attrezzarci al meglio e condividervi alcuni strumenti di lavoro e informazioni:

  • I nomi e i contatti dei referenti delle Commissioni:

    -  Comm. Università: Lucia Gentile, Sara Lucariello e Gianmarco Mancini

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    -  Comm. Cultura: Marialudovica Le Moli, Veronica Bonagura e Gabriella Serra

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    -  Comm. Teologica: Massimiliano Puppi, Mara Tessadori e Luigi Santoro

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    -  Comm. Formazione alla Politica: Andrea Modica, Davide Sabatini e Anna Del Bene

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Lettera programmatica sul ruolo dei R.A.F. e sull’avvio dei lavori delle commissioni di studio

 

Desideriamo con questo documento sollecitare la Federazione tutta a una rinnovata sinergia che favorisca il lavoro di approfondimento e permetta la collaborazione tra i membri delle Commissioni Nazionali di studio e i fucini tutti.

Ci piacerebbe che si instaurasse un rapporto diretto e proficuo soprattutto con i presidenti di gruppo, principali intermediari dei lavori delle Commissioni con il gruppo; per questo abbiamo deciso di attrezzarci al meglio e condividervi alcuni strumenti di lavoro e informazioni:

  • I nomi e i contatti dei referenti delle Commissioni:

    -  Comm. Università: Lucia Gentile, Sara Lucariello e Gianmarco Mancini

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    -  Comm. Cultura: Marialudovica Le Moli, Veronica Bonagura e Gabriella Serra

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    -  Comm. Formazione alla Politica: Andrea Modica, Davide Sabatini e Anna Del Bene

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Lettera programmatica sul ruolo dei R.A.F. e sull’avvio dei lavori delle commissioni di studio

 

Desideriamo con questo documento sollecitare la Federazione tutta a una rinnovata sinergia che favorisca il lavoro di approfondimento e permetta la collaborazione tra i membri delle Commissioni Nazionali di studio e i fucini tutti.

Ci piacerebbe che si instaurasse un rapporto diretto e proficuo soprattutto con i presidenti di gruppo, principali intermediari dei lavori delle Commissioni con il gruppo; per questo abbiamo deciso di attrezzarci al meglio e condividervi alcuni strumenti di lavoro e informazioni:

  • I nomi e i contatti dei referenti delle Commissioni:

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    -  Comm. Cultura: Marialudovica Le Moli, Veronica Bonagura e Gabriella Serra

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    -  Comm. Teologica: Massimiliano Puppi, Mara Tessadori e Luigi Santoro

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    -  Comm. Formazione alla Politica: Andrea Modica, Davide Sabatini e Anna Del Bene

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Lettera programmatica sul ruolo dei R.A.F. e sull’avvio dei lavori delle commissioni di studio

 

Desideriamo con questo documento sollecitare la Federazione tutta a una rinnovata sinergia che favorisca il lavoro di approfondimento e permetta la collaborazione tra i membri delle Commissioni Nazionali di studio e i fucini tutti.

Ci piacerebbe che si instaurasse un rapporto diretto e proficuo soprattutto con i presidenti di gruppo, principali intermediari dei lavori delle Commissioni con il gruppo; per questo abbiamo deciso di attrezzarci al meglio e condividervi alcuni strumenti di lavoro e informazioni:

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Alla scoperta di sé stessi percorrendo i sentieri camaldolesi

Ogni studente universitario sa quanto sia faticoso e dispendioso portare a termine un anno accademico. Ogni anno, da settembre a luglio, deve districarsi nell’intricata battaglia delle lezioni, dello studio, degli esami, dei professori non sempre dotati di quell’umanità di cui avremmo tanto bisogno, di quei compagni che pensano che la vita universitaria sia dettata più dalla competizione che dalla condivisione, dalle aspettative familiari, dalle nostre stesse aspettative che rischiano di venire deluse. Per portare a termine il percorso universitario abbiamo bisogno di un grande stimolo, abbiamo bisogno di riconsegnarci le motivazioni del percorso che abbiamo intrapreso e soprattutto abbiamo bisogno di ricordare da cosa è composta la nostra essenza, la nostra identità più profonda, che rischia di venire assorbita dalla frenetica quotidianità che non ammette soste.

È in questa situazione che si scopre come l’esperienza fucina sia davvero un dono che ci dà la possibilità di avere quella spinta di cui abbiamo così tanta necessità. La settimana teologica camaldolese, proprio alla fine di quel faticoso anno universitario, va a inserirsi come una sospensione della nostra esistenza che ci dà la possibilità di attingere nuova energia a una fonte infinita di grazia.

Si comincia questo viaggio stremati e bisognosi di riposo e mentre ci si avvicina sempre più a questo meraviglioso monastero si cominciano a perdere i contatti con il mondo da cui veniamo.

Inizia tutto con la perdita della copertura telefonica: comincia a invaderci la preoccupazione che non saremo in grado, per tutta la settimana, di comunicare con le persone con cui normalmente siamo abituati ad avere una reperibilità immediata di pressoché ventiquattr’ore. Però questa specie di ansia si trasforma già dal secondo giorno in una proiezione interiore di silenzio, e scopriamo che non solo possiamo fare a meno di contattare altre persone continuamente, ma che ne abbiamo anche bisogno.

Alla percezione di questo distacco dalla nostra “smartphone-mania” fa seguito la percezione che il tempo abbia un ritmo diverso in questi giorni di ritiro. Le giornate, scandite dalla preghiera delle ore, ci consentono di tornare a far riemergere in noi quella spiritualità che spesso, nella vita di ogni giorno, mettiamo a tacere. Se normalmente facciamo fatica a trovare lo spazio per un quarto d’ora di preghiera, così presi dai tremila impegni che ci distraggono dal nostro rapporto con Dio, in questa settimana il tempo che si spende nelle preghiere quotidiane sembra tempo che feconda, che invece di scorrere lascia un’impronta, è un tempo che non va più contato guardando le lancette dell’orologio ma che ci fa ricordare quanto il dialogo con Dio abbia un forte bisogno di prescindere dalla dimensione del tempo.

La cordialità e la disponibilità dei monaci ci lascia spiazzati; siamo così abituati a vivere sgomitando e pestando i piedi ad altri, a volte più per necessità che per cattiveria, che trovare tanta accoglienza ci fa lo stesso effetto di un abbraccio potente e caloroso, scioglie il ghiaccio che abbiamo dentro e ci ricorda che un altro modo di relazionarsi con gli altri non solo esiste ma si può applicare. È una memoria di cui abbiamo bisogno, per poter vivere l’anno successivo con maggior serenità e per ricordarci che, anche se a volte abbiamo l’impressione che vivere veramente da cristiani sia un’utopia, è invece possibile anche se certamente non è semplice.

A questo clima di serafica calma e bellezza si unisce la gioia di ritrovarsi in amicizia con altri fucini provenienti da tutta Italia. È questo l’anello mancante che rende unica l’esperienza della settimana teologica camaldolese. Attraverso momenti di formazione e riflessione, momenti ludici e goliardici, si scopre la bellezza dello stare insieme riscoprendo nell’altro l’unicità della vita di ognuno. Si condividono esperienze di vita vissuta, occasione di mettersi in gioco per chi le dona e inestimabile ricchezza per chi le riceve in dono. È l’instaurarsi di relazioni con spirito di condivisione e profonda comunione che unisce tutti i fucini, senza mai dimenticare il vero collante che ci tiene uniti e che è quella “C” di Fuci così vitale nella nostra vita. Così, dopo soli sei giorni, è nato un gruppo eterogeneo ma unico. Qualcosa in noi ci fa sentire nostalgia di quei pochi giorni vissuti lontano da casa, abbracciati dalle mura del monastero, qualcosa che non pensavamo avrebbe potuto regalarci emozioni così forti ed autentiche, qualcosa che è destinato a restare inciso nella memoria dei nostri cuori. Restano i volti, le risate, l’accoglienza gioiosa dei monaci, la preghiera che ci ha mostrato che nella nostra vita c’è spazio per l’altro, per il diverso. Impariamo bene che la vera amicizia ti riempie sicuramente di gioia ma anche di rabbia, ci rendiamo conto di avere davanti una persona fragile tanto quanto lo siamo noi, ma scopriamo che, nonostante tutto, una vera amicizia è capace di restare davanti alla sofferenza e ai fallimenti dell’altro così come è in grado di gioire delle sue vittorie.

Alla fine della settimana si torna ognuno a casa propria, portandosi dietro un tesoro prezioso da custodire e da cui tornare ad attingere nei momenti di difficoltà, lasciando indietro tutta la pesantezza accumulata nell’anno, infinitamente grati per un dono così grande e inestimabile.

A cura di

Annalucia Moretti, gruppo FUCI Chieti

Silvia Bianco, gruppo FUCI L'Aquila

Uomini rivoluzionari in una Chiesa dei Poveri

A cinquant’anni dalla sua morte, come non ricordare oggi, un uomo di Chiesa che per la Chiesa ha fatto molto, ma che proprio con essa non aveva nulla da condividere, se non la tonaca.

Don Lorenzo Milani ha vissuto una vita ai margini di un mondo cattolico, che non riconosceva il suo lavoro, che pensava che stesse perdendo tempo in quella Barbiana che lui tanto amò e dove spese parte della sua vita a contatto con i ragazzi per insegnare loro l’educazione basilare e la cultura letteraria. L’obiettivo era quello di aiutare anche i più poveri, i più sfortunati, gli “ultimi” del Vangelo a costruirsi una cultura più solida, andando al passo del più lento, di quello con più difficoltà, cercando di costruire così una scuola dell’inclusione.

Don Milani era convinto che la scolarizzazione fosse l’unico modo per evitare quei continui soprusi che le classi più povere ricevevano dai Dottori, da chi aveva un titolo e che molto facilmente li ingannava.

La Chiesa Cattolica certamente non è stata molto comprensiva con questa figura che scoprì la fede in età adulta leggendo un messale per curiosità e interesse personale.

Barbiana sembrava inizialmente una punizione, ma è stato proprio lì che Don Lorenzo creò la sua scuola, in due piccole aule della canonica, un luogo che accoglieva tutti per 365 giorni l’anno e che aveva come regola che chi fosse più avanti aiutava l’alunno più indietro.

Di lui molto si sparlò, tanto da muovergli contro delle accuse molto pesanti, come quelle di pedofilia.

La visita di Papa Francesco alla tomba di Don Lorenzo Milani dopo 50 anni dalla sua morte e, con questa, a quella di Don Primo Mazzolari, non è casuale. Entrambe le figure hanno dedicato la loro vita ai poveri e a una Chiesa composta da essi.

Il Cardinal Bassetti ha detto riferendosi a don Mazzolari: “I poveri non gli hanno mai fatto paura perché li conosceva, non secondo le categorie sociologiche, ma attraverso il mistero di Dio, che li ha chiamati beati, riservando loro il suo Regno; perciò Mazzolari ha lasciato che fossero loro a parlare, a manifestarsi, perché nessuno potesse avere una scusa per non impegnarsi. Diceva: ‘il cristiano non dovrebbe contarli i poveri, ma abbracciarli’”.

Il Papa, invece, parlando di don Lorenzo ha affermato: “La sua inquietudine non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che, talvolta, veniva negata”.

La nostra società si trova a vivere ancora problemi molto simili a quelle del prete di Barbiana; le classi sociali più povere sono cambiate, ma la difficoltà all’accoglienza c’è ancora, gli emarginati ci sono ancora. È importante evitare tutto ciò, tendendo all’accoglienza e alla comprensione di quelli che sono i vissuti personali, dobbiamo predisporci all’inclusione nell’ottica di quell’amore cristiano che, molto spesso, facciamo difficoltà a mettere in pratica.

La Chiesa, quindi, grazie alle parole e ai gesti di Papa Francesco, chiede scusa riabilitando l’immagine di questi due sacerdoti, che per i diritti degli ultimi hanno sempre combattuto scontrandosi più volte con la società del loro tempo, caratterizzata in parte anche dal fascismo.

La scelta di far visita alle tombe dei due preti in forma riservata e non ufficiale di Papa Francesco segue la linea sobria che don Lorenzo e don Primo avevano tracciato.

Come Universitari Cattolici, sentiamo il bisogno di riavvicinarci a figure come quelle di don Lorenzo Milani, che ha permesso alla scuola di fare notevoli passi avanti con la sua testimonianza di vita e con i suoi scritti (Lettera a una professoressa è stato uno dei libri ispiratori del movimento sessantottino) e che ci ha ricordato cosa significhi essere cristiani anche negli ambienti che noi studenti viviamo tutti i giorni.

A cura della Presidenza Nazionale

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66° Congresso Nazionale Pavia-Vigevano

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