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Alla scoperta di sé stessi percorrendo i sentieri camaldolesi

Ogni studente universitario sa quanto sia faticoso e dispendioso portare a termine un anno accademico. Ogni anno, da settembre a luglio, deve districarsi nell’intricata battaglia delle lezioni, dello studio, degli esami, dei professori non sempre dotati di quell’umanità di cui avremmo tanto bisogno, di quei compagni che pensano che la vita universitaria sia dettata più dalla competizione che dalla condivisione, dalle aspettative familiari, dalle nostre stesse aspettative che rischiano di venire deluse. Per portare a termine il percorso universitario abbiamo bisogno di un grande stimolo, abbiamo bisogno di riconsegnarci le motivazioni del percorso che abbiamo intrapreso e soprattutto abbiamo bisogno di ricordare da cosa è composta la nostra essenza, la nostra identità più profonda, che rischia di venire assorbita dalla frenetica quotidianità che non ammette soste.

È in questa situazione che si scopre come l’esperienza fucina sia davvero un dono che ci dà la possibilità di avere quella spinta di cui abbiamo così tanta necessità. La settimana teologica camaldolese, proprio alla fine di quel faticoso anno universitario, va a inserirsi come una sospensione della nostra esistenza che ci dà la possibilità di attingere nuova energia a una fonte infinita di grazia.

Si comincia questo viaggio stremati e bisognosi di riposo e mentre ci si avvicina sempre più a questo meraviglioso monastero si cominciano a perdere i contatti con il mondo da cui veniamo.

Inizia tutto con la perdita della copertura telefonica: comincia a invaderci la preoccupazione che non saremo in grado, per tutta la settimana, di comunicare con le persone con cui normalmente siamo abituati ad avere una reperibilità immediata di pressoché ventiquattr’ore. Però questa specie di ansia si trasforma già dal secondo giorno in una proiezione interiore di silenzio, e scopriamo che non solo possiamo fare a meno di contattare altre persone continuamente, ma che ne abbiamo anche bisogno.

Alla percezione di questo distacco dalla nostra “smartphone-mania” fa seguito la percezione che il tempo abbia un ritmo diverso in questi giorni di ritiro. Le giornate, scandite dalla preghiera delle ore, ci consentono di tornare a far riemergere in noi quella spiritualità che spesso, nella vita di ogni giorno, mettiamo a tacere. Se normalmente facciamo fatica a trovare lo spazio per un quarto d’ora di preghiera, così presi dai tremila impegni che ci distraggono dal nostro rapporto con Dio, in questa settimana il tempo che si spende nelle preghiere quotidiane sembra tempo che feconda, che invece di scorrere lascia un’impronta, è un tempo che non va più contato guardando le lancette dell’orologio ma che ci fa ricordare quanto il dialogo con Dio abbia un forte bisogno di prescindere dalla dimensione del tempo.

La cordialità e la disponibilità dei monaci ci lascia spiazzati; siamo così abituati a vivere sgomitando e pestando i piedi ad altri, a volte più per necessità che per cattiveria, che trovare tanta accoglienza ci fa lo stesso effetto di un abbraccio potente e caloroso, scioglie il ghiaccio che abbiamo dentro e ci ricorda che un altro modo di relazionarsi con gli altri non solo esiste ma si può applicare. È una memoria di cui abbiamo bisogno, per poter vivere l’anno successivo con maggior serenità e per ricordarci che, anche se a volte abbiamo l’impressione che vivere veramente da cristiani sia un’utopia, è invece possibile anche se certamente non è semplice.

A questo clima di serafica calma e bellezza si unisce la gioia di ritrovarsi in amicizia con altri fucini provenienti da tutta Italia. È questo l’anello mancante che rende unica l’esperienza della settimana teologica camaldolese. Attraverso momenti di formazione e riflessione, momenti ludici e goliardici, si scopre la bellezza dello stare insieme riscoprendo nell’altro l’unicità della vita di ognuno. Si condividono esperienze di vita vissuta, occasione di mettersi in gioco per chi le dona e inestimabile ricchezza per chi le riceve in dono. È l’instaurarsi di relazioni con spirito di condivisione e profonda comunione che unisce tutti i fucini, senza mai dimenticare il vero collante che ci tiene uniti e che è quella “C” di Fuci così vitale nella nostra vita. Così, dopo soli sei giorni, è nato un gruppo eterogeneo ma unico. Qualcosa in noi ci fa sentire nostalgia di quei pochi giorni vissuti lontano da casa, abbracciati dalle mura del monastero, qualcosa che non pensavamo avrebbe potuto regalarci emozioni così forti ed autentiche, qualcosa che è destinato a restare inciso nella memoria dei nostri cuori. Restano i volti, le risate, l’accoglienza gioiosa dei monaci, la preghiera che ci ha mostrato che nella nostra vita c’è spazio per l’altro, per il diverso. Impariamo bene che la vera amicizia ti riempie sicuramente di gioia ma anche di rabbia, ci rendiamo conto di avere davanti una persona fragile tanto quanto lo siamo noi, ma scopriamo che, nonostante tutto, una vera amicizia è capace di restare davanti alla sofferenza e ai fallimenti dell’altro così come è in grado di gioire delle sue vittorie.

Alla fine della settimana si torna ognuno a casa propria, portandosi dietro un tesoro prezioso da custodire e da cui tornare ad attingere nei momenti di difficoltà, lasciando indietro tutta la pesantezza accumulata nell’anno, infinitamente grati per un dono così grande e inestimabile.

A cura di

Annalucia Moretti, gruppo FUCI Chieti

Silvia Bianco, gruppo FUCI L'Aquila

Uomini rivoluzionari in una Chiesa dei Poveri

A cinquant’anni dalla sua morte, come non ricordare oggi, un uomo di Chiesa che per la Chiesa ha fatto molto, ma che proprio con essa non aveva nulla da condividere, se non la tonaca.

Don Lorenzo Milani ha vissuto una vita ai margini di un mondo cattolico, che non riconosceva il suo lavoro, che pensava che stesse perdendo tempo in quella Barbiana che lui tanto amò e dove spese parte della sua vita a contatto con i ragazzi per insegnare loro l’educazione basilare e la cultura letteraria. L’obiettivo era quello di aiutare anche i più poveri, i più sfortunati, gli “ultimi” del Vangelo a costruirsi una cultura più solida, andando al passo del più lento, di quello con più difficoltà, cercando di costruire così una scuola dell’inclusione.

Don Milani era convinto che la scolarizzazione fosse l’unico modo per evitare quei continui soprusi che le classi più povere ricevevano dai Dottori, da chi aveva un titolo e che molto facilmente li ingannava.

La Chiesa Cattolica certamente non è stata molto comprensiva con questa figura che scoprì la fede in età adulta leggendo un messale per curiosità e interesse personale.

Barbiana sembrava inizialmente una punizione, ma è stato proprio lì che Don Lorenzo creò la sua scuola, in due piccole aule della canonica, un luogo che accoglieva tutti per 365 giorni l’anno e che aveva come regola che chi fosse più avanti aiutava l’alunno più indietro.

Di lui molto si sparlò, tanto da muovergli contro delle accuse molto pesanti, come quelle di pedofilia.

La visita di Papa Francesco alla tomba di Don Lorenzo Milani dopo 50 anni dalla sua morte e, con questa, a quella di Don Primo Mazzolari, non è casuale. Entrambe le figure hanno dedicato la loro vita ai poveri e a una Chiesa composta da essi.

Il Cardinal Bassetti ha detto riferendosi a don Mazzolari: “I poveri non gli hanno mai fatto paura perché li conosceva, non secondo le categorie sociologiche, ma attraverso il mistero di Dio, che li ha chiamati beati, riservando loro il suo Regno; perciò Mazzolari ha lasciato che fossero loro a parlare, a manifestarsi, perché nessuno potesse avere una scusa per non impegnarsi. Diceva: ‘il cristiano non dovrebbe contarli i poveri, ma abbracciarli’”.

Il Papa, invece, parlando di don Lorenzo ha affermato: “La sua inquietudine non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che, talvolta, veniva negata”.

La nostra società si trova a vivere ancora problemi molto simili a quelle del prete di Barbiana; le classi sociali più povere sono cambiate, ma la difficoltà all’accoglienza c’è ancora, gli emarginati ci sono ancora. È importante evitare tutto ciò, tendendo all’accoglienza e alla comprensione di quelli che sono i vissuti personali, dobbiamo predisporci all’inclusione nell’ottica di quell’amore cristiano che, molto spesso, facciamo difficoltà a mettere in pratica.

La Chiesa, quindi, grazie alle parole e ai gesti di Papa Francesco, chiede scusa riabilitando l’immagine di questi due sacerdoti, che per i diritti degli ultimi hanno sempre combattuto scontrandosi più volte con la società del loro tempo, caratterizzata in parte anche dal fascismo.

La scelta di far visita alle tombe dei due preti in forma riservata e non ufficiale di Papa Francesco segue la linea sobria che don Lorenzo e don Primo avevano tracciato.

Come Universitari Cattolici, sentiamo il bisogno di riavvicinarci a figure come quelle di don Lorenzo Milani, che ha permesso alla scuola di fare notevoli passi avanti con la sua testimonianza di vita e con i suoi scritti (Lettera a una professoressa è stato uno dei libri ispiratori del movimento sessantottino) e che ci ha ricordato cosa significhi essere cristiani anche negli ambienti che noi studenti viviamo tutti i giorni.

A cura della Presidenza Nazionale

Pronti a partire? Aperte le iscrizioni alle Settimane Teologiche 2017

Carissimi,

Vi raggiungiamo in questo periodo di esami e di impegno universitario con il desiderio di presentarvi e illustrarvi due proposte per la prossima estate. Saranno un’opportunità per vivere un momento di riposo, confronto, riflessione e amicizia, qual è per noi ogni anno il tempo vissuto insieme nel monastero di Camaldoli.

Dal 23 al 29 Luglio si terrà la prima Settimana Teologica della F.U.C.I. per studenti universitari dal titolo “Dia- o Mono- logo? Alle radici della relazione”, dall’impostazione più biblica, in cui si avrà l’opportunità di approfondire le Sacre Scritture; mentre dal 30 Luglio al 5 Agosto vivremo insieme la seconda Settimana Teologica, quest’anno dedicata al tema “Ecumenismo, il coraggio di una strada comune”, attraverso un approfondimento teologico, culturale e rivolto alla società attuale. Questa esperienza è stata fortemente voluta, a partire dal 1934, da Giovanni Battista Montini, che con alcuni giovani provenienti dall’esperienza fucina si recò presso Camaldoli con l’intento di fare del Monastero il luogo di riferimento per i Laureati di AC e F.U.C.I.

Nella prima Settimana ci lasceremo guidare dai dialoghi presenti nel Vangelo di Giovanni, attraverso le parole della Prof.ssa Maria Armida Nicolaci. Il tema proposto è quello del dialogo come esperienza di relazione. Cercheremo di capire come il confronto attraverso la parola possa essere il seme che fa nascere relazioni. Non dimenticheremo di porre l’attenzione sulla contrapposizione tra dia-logos e mono-logos, grazie alla riflessione del Prof. Vincenzo Pace. Inoltre, ci verrà data la possibilità di capire meglio il tema del dialogo anche tramite una figura molto vicina alla F.U.C.I. e che molto spesso si è soffermato su questa tematica: Papa Paolo VI. Saremo guidati in ciò dalla testimonianza di Emanuele Bordello, monaco camaldolese. Questa prima settimana sarà l’occasione per avvicinarci maggiormente alla Parola, che, in quanto Cristiani, dovrebbe avere un’incidenza sulla nostra vita.

Quest’anno la seconda Settimana verterà sul tema dell’Ecumenismo, cercando di comprendere quali sono le origini storiche di questo movimento, quali i momenti di rottura e quali, invece, gli aspetti di unione e comunione. Approfondiremo gli aspetti teologici, che sottendono ai processi di costruzione del movimento ecumenico e quale tipo di Chiesa si stia costruendo.

Per rendere il clima di questa settimana ancora più ecumenico ci piacerebbe che partecipassero ragazzi delle varie confessioni del cristianesimo, quindi non esitate a invitare altri giovani e amici!

Ci sarà anche la possibilità di confrontarsi in una tavola rotonda costituita da giovani. Ci guideranno nella riflessione il Prof. Riccardo Burigana, direttore del Centro per l’Ecumenismo a Venezia, il Prof. Brunetto Salvarani, docente di Teologia della Missione e del Dialogo presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna e il Prof. Fulvio Ferrario, pastore Valdese e Coordinatore della Commissione Consultiva per le Relazioni Ecumeniche della Tavola Valdese.

Lo sviluppo di questo tema prevederà lezioni con i relatori unite a momenti di dibattito e di confronto attraverso laboratori di gruppo, nel clima di condivisione e fraternità che regala Camaldoli.

Durante le Settimane Teologiche, le nostre giornate saranno scandite dai ritmi della preghiera con i monaci e non mancheranno momenti di svago a contatto con la natura e serate di divertimento, rese ricche dall’entusiasmo dei fucini di tutta Italia.

Vi invitiamo a leggere con attenzione anche la lettera tecnica e il resto del materiale che potete trovare qui sul sito nella sezione dedicata alle Settimane Teologiche.

Vi aspettiamo davvero numerosi, ricordandovi che la partecipazione non è riservata soltanto agli aderenti alla Fuci. Le settimane di Camaldoli sono una splendida occasione per invitare amici, studenti delle scuole superiori, universitari e simpatizzanti dei nostri gruppi per conoscere il clima che anima la nostra Federazione.

Vi salutiamo con affetto, nell’attesa di ritrovarci a Camaldoli nella pausa estiva!

 

La Presidenza Nazionale

La Presidenza Nazionale della F.U.C.I. si rinnova: benvenute Gabriella e Anna, presidente nazionale e vicepresidente nazionale femminili

 

Roma, 25 maggio 2017 - Nel corso dei lavori dell’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, il Consiglio Episcopale Permanente ha provveduto alla nomina di Gabriella Serra quale Presidente Nazionale Femminile della Federazione Universitaria Cattolica Italiana per il biennio 2017-2019.

La nomina conferma l’elezione avvenuta durante i lavori assembleari del 66˚ Congresso Nazionale FUCI a Pavia e Vigevano.

Gabriella Serra proviene dalla diocesi di Nuoro, studia Giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Ha 22 anni ed è fucina del gruppo FUCI della medesima università.

Insieme a lei incomincia il suo servizio in Presidenza Nazionale come Vice-Presidente Nazionale Femminile Anna Del Bene, 22 anni, proveniente dalla diocesi di Firenze, studentessa in Scienze Politiche presso l’Università degli studi di Firenze e fucina del gruppo FUCI di Firenze.

A Gabriella e Anna va il nostro ringraziamento per la disponibilità offerta a tutta la Federazione nell’accogliere questo incarico e l’augurio di un buon cammino di crescita e servizio per i prossimi due anni che ci attendono.

Rivolgiamo un ringraziamento particolare per la passione e l’impegno che Marianna Valzano, già Presidente Nazionale, ha dedicato alla FUCI e le auguriamo che questa esperienza possa continuare a dare sempre frutto nella sua vita.

 

Per ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Il Cardinale Gualtiero Bassetti nuovo presidente della CEI

Vogliamo condividere la gioia dell’elezione del Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, alla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana.

Dopo essere stato Vescovo vicario di Firenze, vescovo di Arezzo e poi di Perugia, nel 2014 è stato nominato Cardinale da Papa Francesco, che oggi gli ha affidato il compito di guidare l’assemblea dei Vescovi Italiani.

Ringraziamo il Cardinal Bagnasco per il servizio svolto in questi anni alla Chiesa Italiana e per la vicinanza dimostrata nei confronti di noi giovani.

Al momento dell’elezione, il cardinale Bassetti ha affermato nel suo primo discorso da presidente: “Non ho programmi preconfezionati da offrire. Nella mia vita sono sempre stato improvvisatore”. Ha poi continuato dicendo: “Il Papa ci ha raccomandato di condividere tempo, ascolto, creatività e consolazione. E’ quello che cercheremo di fare insieme. ‘Vivete la collegialità’, ci ha detto il Papa, ‘Camminate insieme’: è questa la cifra che ci permette di interpretare la realtà con gli occhi e il cuore di Dio. Mi incoraggiano le parole del Cardinale Bagnasco, a cui mi sento legato da sincera amicizia, quando ha augurato al nuovo presidente di ‘essere se stesso’. E questo è quello che io desidero nel profondo del mio cuore”.

Come giovani universitari ci auguriamo di poter condividere gli spazi, il tempo, la gioia di questo cammino al servizio della nostra Chiesa. In questo gli assicuriamo la nostra vicinanza e preghiera, certi che con la sua sensibilità svolgerà con solidarietà e umanità questo nuovo servizio, in linea con lo spirito di Papa Francesco.

La Presidenza Nazionale F.U.C.I.

In ricordo di Falcone, modello di legalità per tutti noi

Ricordiamo oggi l’anniversario della strage di Capaci: 25 anni fa Giovanni Falcone, noto magistrato antimafia, insieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, è stato ucciso da una bomba posizionata da Cosa Nostra sull’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, all’altezza dello svincolo di Capaci.

Giovanni Falcone è, insieme a Paolo Borsellino, il simbolo della lotta dello Stato alla mafia, modello morale e di vita per tutti i cittadini, in qualsiasi ambito lavorativo e personale.

È fondamentale che questi testimoni rimangano impressi nelle nostre menti e nei nostri cuori, e che ci spingano a costruire sempre il Bene, a combattere con coraggio e determinazione contro tutte le mafie e ovunque necessario, nelle sfide della contemporaneità, che, per alcuni aspetti, sono uguali e, per altri, mutate nel tempo e nel contesto rispetto al secolo scorso, tenendo sempre fisso lo sguardo sulla speranza di costruire un mondo più giusto

Vi consigliamo di visitare questo sito, a cura di Rai Cultura, dedicato all’approfondimento sulla Giornata della legalità: http://www.cultura.rai.it/webdoc-legalita/index.html - welcome .

 

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” (Giovanni Falcone)

 

L’augurio e la promessa che oggi vogliamo fare è proprio questa: essere e continuare ad essere quelle gambe.

#legalità #gratitudine #memoria #impegno #PalermoChiamaItalia #23maggio

Tesi Congressuali “Mediterraneo, Frontiere di Speranza”

In preparazione del 66° Congresso Nazionale, la Commissione Tesi Congressuali ha studiato il tema del Mediterraneo e prodotto un documento che ha costituito la base di partenza delle riflessioni e del confronto.

Attraverso il lavoro nei laboratori e le relazioni delle sessioni tematiche, il documento è stato discusso ed emendato, completandolo con le conclusioni, che vogliono essere l'espressione della responsabilità che da giovani studenti universitari cattolici vogliamo assumerci di fronte alle sfide e alle frontiere che il Mediterraneo ci pone.

Pubblichiamo di seguito il testo delle Tesi approvate.

A.A.A. Assemblea Federale, cercasi un aiuto!!

A.A.A. Assemblea Federale, cercasi un aiuto!!!

 

Il 66° Congresso Nazionale della FUCI è ormai alle porte e con esso si avvicina anche il momento più atteso dell’anno : L’ASSEMBLEA FEDERALE!!

Aspetta,cosa? Non sai che cosa è? Don’t you worry, ti spieghiamo noi!

 

l 66° Congresso Nazionale della FUCI è ormai alle porte e con esso si avvicina anche il momento più atteso dell’anno : L’ASSEMBLEA FEDERALE!!

Aspetta,cosa? Non sai che cosa è? Don’t you worry, te la spieghiamo noi!

L'assemblea federale è il luogo dove tutti i membri della federazione sono chiamati a partecipare per poter tracciare insieme il percorso da intraprendere per il prossimo anno federativo, è uno dei momenti di più alta espressione democratica e di responsabilità della FUCI!

Infatti, l'assemblea federale è composta da tutti i Presidenti dei gruppi riconosciuti aderenti alla F.U.C.I., dai membri del Consiglio Centrale della F.U.C.I. (gli Incaricati Regionali + i 4 Consiglieri centrali eletti dall'Assemblea Federale + i membri della Presidenza Nazionale), dai delegati di AC e MEIC e dai due Presidenti dell’Assemblea Federale. 

Ogni componente dell’Assemblea Federale ha diritto ad un voto. I due Presidenti dell'Assemblea possono esprimere insieme un solo voto, decisivo in caso di parità. 

Due Incaricati Regionali per la stessa regione hanno diritto ad un voto ciascuno. Tutti, anche chi non ha diritto di voto (presidenti dei gruppi in formazione, Assistenti e fucini “semplici”) hanno diritto di parola e sono invitati ad esercitarlo. 

Abbiamo capito da chi è composta l’Assemblea, adesso vedremo quali sono i momenti salienti: 

STATO DELLA FEDERAZIONE:

E’ il primo momento dell’Assemblea Federale che si svolgerà Sabato 6 Maggio, consiste in una relazione redatta ogni anno dalla Presidenza Nazionale, in cui viene fatto un bilancio della vita federativa dell’anno, mettendo in luce i punti di forza e le sfide da cui partire, ponendo spunti di riflessione per l’anno successivo.

Al termine della relazione ogni fucino potrà esprimersi e contribuire alla riflessione sul futuro di tutta la Federazione.

CANDIDATURA DEI RAPPRESENTANTI ALL’ASSEMBLEA FEDERALE

Successivamente allo stato della federazione, avviene la presentazione delle candidature a Rappresentante all’assemblea federale (RAF)

Chi sono i RAF?

I RAF sono dei fucini che si mettono a disposizione della Federazione nel rappresentare tutti i suoi membri in Consiglio Centrale, inoltre andranno a comporre le Commissioni Nazionali di Studio che hanno la funzione di approfondire le tematiche che si decideranno di affrontare  nell’anno successivo. Devono avere, quindi, una particolare propensione per lo studio e l’approfondimento delle tematiche. 

PRESENTAZIONE DELLE MOZIONI

Durante il pomeriggio di Sabato 6 Maggio, ci sarà la presentazione delle mozioni di indirizzo.

Cosa sono?

Le mozioni di indirizzo sono delle proposte di riflessione e di azione di tutta la Federazione per l’anno successivo. Tutti i presidenti sono chiamati a discutere, all’interno dei propri gruppi, le mozioni presentate e a decidere insieme quali possono essere gli argomenti più interessanti per il gruppo. In questo modo, i presidenti si fanno espressione della volontà dei gruppi, votando con consapevolezza e responsabilità le mozioni proposte.

MOZIONI D’ORDINE

Con le mozioni d’ordine si possono modificare le procedure di svolgimento dei lavori assembleari. Nel momento in cui vengono presentate delle mozioni d’ordine, si interrompono immediatamente i lavori. I Presidenti dell’Assemblea Federale possono decidere di approvare o rigettare immediatamente la mozione d’ordine, oppure possono (come di solito è norma) sottoporre la mozione d’ordine all’approvazione dell’Assemblea stessa. Ogni membro dell’Assemblea Federale ha comunque la facoltà di richiedere che si metta ai voti la mozione d’ordine presentata.

ELEZIONI DEI RAPPRESENTANTI DELL’ASSEMBLEA FEDERALE IN CONSIGLIO CENTRALE

Le operazioni di voto si effettueranno dalle 18.30 alle 19.00 di sabato 6 Maggio 2017, con la possibilità di esprimere un massimo di tre preferenze. Lo spoglio delle schede, la comunicazione dell’esito delle votazioni e la proclamazione degli eletti sono affidati alla Commissione per la Verifica dei Poteri, che comunicherà i nominativi domenica 7 Maggio. 

La votazione delle mozioni e dei documenti avverrà domenica mattina.

Chi volesse presentare emendamenti alle mozioni e alle Tesi Congressuali lo potrà fare entro le 22.00 di sabato 6 Maggio 2017, compilando gli appositi moduli da richiedere alla Commissione per la Verifica dei Poteri.

N.B. Per tutte le mozioni è necessario che il proponente abbia diritto di voto, affinché queste possano essere espressione di un gruppo, di una regione o di altro organo della Federazione. È in un percorso o in una riflessione collegiale che i testi delle mozioni possono riflettere al meglio il valore democratico dei lavori assembleari. 

COMMISSIONE PER LA VERIFICA DEI POTERI

CHI SONO?

Sono dei ragazzi che vengono eletti dal Consiglio Centrale, non hanno diritto di voto e si offrono per controllare il regolare svolgimento dell’Assemblea Federale.

Alcuni di loro hanno voluto condividere lo spirito con cui si apprestano a intraprendere questo servizio:

Virginia Ghini: “Fucini sentiamoci parte della nostra federazione, sfruttiamo questo momento di incontro e di condivisione! Cogliamo la ricchezza e la gioia nel conoscerci e nel confrontare i nostri percorsi! Ci dia il congresso lo slancio giusto, ci faccia sentire responsabili, sempre accompagnati e guidati!”

Giovanni Labrini:“Il congresso nazionale è l'agorà della fuci, un luogo in cui poter tracciare  insieme, in nome della ricerca ,il comune cammino della federazione. Ogni fucino dovrebbe partecipare a questo momento di democrazia e condivisione , momento in cui, carichi di responsabilità, tutti i fucini sono chiamati a continuare il percorso indicatoci saggiamente dai nostri predecessori, in un continuo rinnovamento di quello spirito fucino che, critico ,inquieto, e mai sazio, dovrebbe caratterizzare la vita di ogni universitario consapevole”.

COSA FANNO?

Verificano la regolare costituzione dell’Assemblea Federale

Vidimano le tessere per il voto e li rilasciano agli aventi diritto di voto

verificano la regolarità delle votazioni e controllano il numero degli aventi diritto di voto

prendono atto delle uscite, ricevendo in custodia la tessera di voto prima dell’abbandono dell’aula

ricevono e numerano le mozioni di indirizzo progressivamente secondo l’ordine di consegna

ricevono le candidature a rappresentante dell’ Assemblea Federale in Consiglio Centrale.

Ringraziamo Pietroemanuele Iacono, Virginia Ghini, Giacomo Ghedini e Giovanni Labrini per questo mettersi a disposizione della Federazione

 

Allora? Tutto chiaro? Per eventuali dubbi, domande e perplessità riguardanti gli aspetti più tecnici dell’assemblea potete scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Trovate tutti i documenti utili al link:

 

Ci vediamo al congresso!

#FUOCOAMMARE…Verso il "Mediterraneo"

#FUOCOAMMARE…Verso il “Mediterraneo”

 

a cura di Laura Colautti e Giulio Bartoli

Vi presentiamo la recensione del documentario FUOCOAMMARE del 2016 diretto da Gianfranco Rosi, premiato nello stesso anno con l'Orso d'oro per il miglior film al Festival di Berlino, per approfondire la tematica del mediterraneo che andremo ad affrontare nel LXVI Congresso Nazionale F.U.C.I.

Alla ricerca di una chiave di lettura di questo documentario, lo spunto viene dai titoli di coda dove compaiono “nel ruolo di sé stessi” i nomi degli attori: Rosi filma i lampedusani – un’umanità variegata, eroi, bambini e gente comune, ciascuno con le proprie manie, chi più chi meno consapevole della storia che passa attraverso la loro isola – con occhio terzo, da estraneo, non giudicante. E ci fa riconoscere in loro: siamo noi, nel ruolo di noi stessi, a giocare a sparare sui cactus con la fionda e poi cercare di ripararli (un parallelismo con il nostro tentativo di risolvere manu militari le situazioni di conflitto, primavere arabe in primis?- voluto o non voluto non si può fare a meno di pensarci); siamo noi che dobbiamo rieducare i nostri occhi pigri a vedere le disgrazie del mondo; siamo noi che ci portiamo dietro tutte quelle ansie da prestazione che confliggono con la nausea del navigare in mare aperto, con la nostra incapacità di governare una barca anche solo in porto con un poco di vento; siamo noi che soffriamo tutte quelle malattie psicosomatiche che manifestano la nostra debolezza; siamo noi a cercare nell’oscurità e ad imitare il verso degli uccelli notturni, per sfidare la paura del buio. Sembra un mondo adolescente, sostanzialmente immaturo quello che descrive Rosi, in cui a maggior ragione risaltano le figure eroiche, epiche quasi, di Pietro Bartòlo con la sua cruda cronaca del proprio lavoro (“È dovere di ogni uomo che sia un uomo aiutare queste persone […] Come si fa ad abituarsi a vedere bambini morti? […] Tutto questo ti lascia un vuoto nello stomaco, tanta rabbia, ti fa pensare. Per me sono degli incubi che rivivo, spesso, spesso ..!”) e le figure dei migranti-aedi con quello che sembra un moderno canto del mare, non un canto di vittoria però, ma un ricordo degli innocenti affogati, su cui il mare si è richiuso (“Non potevamo restare in Nigeria, molti morivano, c'erano i bombardamenti. Siamo scappati nel deserto, nel Sahara molti sono morti, sono stati uccisi, stuprati. Non potevamo restare. Siamo scappati in Libia, ma in Libia c'era l'ISIS e non potevamo rimanere. Abbiamo pianto in ginocchio: cosa faremo? Le montagne non ci nascondevano, la gente non ci nascondeva, siamo scappati verso il mare. Nel viaggio in mare sono morti in tanti. Si sono persi in mare. La barca aveva novanta passeggeri. Solo trenta sono stati salvati, gli altri sono morti.”) Come i calamari pescati dal giovane Samuele cadono nella barca da pesca, così i corpi esanimi dei migranti si accasciano sul fondo del motoscafo che li salva.

Due persone anziane, verso la fine del film, bevono il caffè sulle note di una canzone dalla musica tanto bella da aver perso nella memoria collettiva tutte le parole, eccetto quelle che danno il nome al documentario, Chi focu a mmari ca c’è stasira. Sembra una storia d’amore che nel ripetersi ogni giorno uguale, come ogni giorno con lo stesso metodo e la stesa cura la donna rassetta il letto o prepara il caffè con lo zucchero per il marito, ha superato i limiti del tempo, vince ogni male e collega la vicenda attuale con un altro capitolo di storia. Quando nella Seconda Guerra Mondiale, in quel lontano ’43, la nave italiana “Maddalena” fu bombardata e prese fuoco nel porto. Due tragedie legate da questa coppia, e che forse possono trovare la loro unica possibilità di redenzione nell’amore fedele che questa coppia sembra rappresentare.

 

#CongressoNazionale: conosciamo le storie dei gruppi che ci ospiteranno...#FUCIPavia e #FUCIVigevano

 #CongressoNazionale: conosciamo le storie dei gruppi che ci ospiteranno...

  

#FUCIPavia

a cura di Anna Manfredini e Giovanni Giacchetta

 

Il gruppo FUCI di Pavia, insieme al gruppo di Vigevano, quest'anno ha scelto di intraprendere un percorso piuttosto impegnativo, nell’organizzazione e preparazione del  66° Congresso Nazionale; un impegno che si è fatto più determinato e denso di aspettative, soprattutto in queste ultime settimane che lo precedono, nell’ultimare i preparativi finali e completare quanto occorre per ospitare ed accogliere al meglio tutta la Federazione impegnata nel suo momento pubblico di maggior rilevanza. Convincerci della scelta di ospitare il Congresso Nazionale a Pavia non è stato semplice. Molti e vari inizialmente erano i dubbi e le perplessità che ci facevano esitare: avremmo avuto abbastanza forze su cui contare, insieme alle capacità e competenze necessarie? Saremmo riusciti a collaborare e coordinarci nel modo migliore con i ragazzi di Vigevano? Le domande e le preoccupazioni erano molte, ma alla fine abbiamo deciso di accettare la sfida e di metterci alla prova. Durante tutto l'anno, in vista dell'appuntamento di maggio, abbiamo iniziato ad incontrarci con il gruppo di Vigevano, pianificando ed organizzando i vari aspetti, mettendo in moto la macchina organizzativa congressuale, quindi dividendoci i ruoli, distribuendoci i compiti e cercando di risolvere le inevitabili difficoltà che man mano emergevano nel procedere del lavoro organizzativo. Non abbiamo voluto, però, che questo intenso lavoro di preparazione tecnica assorbisse completamente ed in maniera esclusiva il nostro tempo e le nostre energie, impedendoci di guardare al senso dei nostri sforzi. Non sono mai mancati in tutti questi mesi, infatti, momenti dedicati a riflessione, preghiera, ascolto, testimonianza e discussione critica su argomenti di attualità e politica, che ci hanno aiutato e permesso di crescere come gruppo, spiritualmente e culturalmente. Tra le varie questioni affrontate abbiamo cercato di approfondire quanto più possibile le nostre conoscenze relative al tema centrale del congresso: “Mediterraneo, frontiere di speranza”, ampliando i nostri orizzonti con l'intenzione di partecipare ai lavori ed all'elaborazione delle tesi congressuali nel più attivo dei modi. La crescita del gruppo, inoltre, in questo tempo di ferventi preparativi, è stata anche numerica. Tra i motivi che ci trattenevano inizialmente dall'assumerci un impegno ed una responsabilità tanto grandi quali quelli che l'organizzazione del Congresso avrebbe richiesto, infatti, c'era anche il fatto che il nostro gruppo nel passaggio dallo scorso all'attuale anno aveva perso molti elementi, ridimensionandosi fortemente. Non solo, quindi, avevamo il problema di poter fare certo affidamento inizialmente soltanto su un numero molto ristretto di membri, ma anche quello di dover trovare urgentemente un modo per coinvolgere nuove persone, per evitare che il gruppo si spegnesse, recuperando le forze necessarie per proseguire il proprio cammino il prossimo anno. La combinazione tra l'entusiasmo ed il fermento per l'organizzazione del Congresso e gli incontri dedicati a riflessione, meditazione e confronto si è mostrata anche in questo vincente: tanti nuovi volti si sono via via aggiunti alle riunioni che hanno costituito il nostro impegno fisso per tutto l'anno ed oggi il gruppo è molto più numeroso, energico e attivo. L'organizzazione del Congresso, quale evento di respiro nazionale, inoltre, ci ha spinti ad incuriosirci maggiormente alla storia della FUCI pavese, che abbiamo scoperto essere uno dei più antichi d’ Italia, e conoscere e cercare informazioni sul suo sviluppo dal 1896, anno della sua fondazione, ad oggi: abbiamo fatto ricerche nell'archivio della Diocesi e pubblicato articoli su quotidiani locali, organizzando inoltre incontri con alcuni ex-fucini pavesi affinché ci raccontassero la loro esperienza e ciò che, anche a distanza di molti anni, era rimasto loro dalla FUCI. Abbiamo potuto conoscere, ascoltare e confrontarci con Nicoletta Carlo Stella, presidentessa del gruppo FUCI locale nel ’94, anno in cui è svolto l'ultimo Congresso a Pavia. La nostra preparazione al congresso, quindi, non si è limitata ad una mera organizzazione di aspetti tecnico-logistici, ma è stata l'occasione per intraprendere un percorso denso di appuntamenti, ritrovi e condivisione che ci ha uniti, fatto maturare e divertire, portandoci alla data del 4 maggio pieni di entusiasmo, passione e forza da trasmettere.

  

#FUCIVigevano

a cura di: Susanna Brogin

 

Un anno fa abbiamo detto il nostro sì, non senza se e senza ma. In una sera di maggio, tra discussioni, votazioni, preoccupazioni, il gruppo di Vigevano, insieme al gruppo pavese, si è impegnato nell'organizzare del 66° Congresso Nazionale F.U.C.I. Da quando abbiamo partecipato ai primi eventi regionali e nazionali, abbiamo respirato lo spirito Fucino, l’essere Federazione, “il valore di giovani uniti da una “coscienza universitaria”, cioè̀ coscienza critica, educazione ad uno stile di vita rigoroso e maturo, senso di responsabilità̀, una volontaria e appassionata disciplina di pensiero” come diceva Papa Paolo VI, un percorso universitario che guardasse oltre lo studio e gli esami e che li unisse nella condivisione e nella preghiera. Questo stile di vita ci ha guidati nel nostro cammino di approfondimento e preghiera, attraverso alti e bassi, entusiasmo e scoraggiamento. Il gruppo di Vigevano è nato sei anni fa, per volere dell’allora Vescovo Vincenzo di Mauro, grande sostenitore dei giovani della Diocesi di Vigevano che ha spinto alcuni dei ragazzi già impegnati nella vita delle parrocchie a creare il gruppo F.U.C.I. cittadino, e si è da subito distinto per aver creato anzitutto un gruppo di amici, prima di semplici giovani studenti universitari che si ritrovano insieme per sviluppare diversi percorsi. Grazie al sostegno dell’allora Incaricata Regionale della Lombardia Irene Saonara, già dalla fase “in formazione” ci siamo immersi nel mondo della F.U.C.I., partecipando a ogni evento che ci potesse schiarire le idee riguardo cosa fosse davvero questa Federazione. Dalle Assemblee Regionali ai Congressi Nazionali, dal Modulo Presidenti alla Commissione Tesi Congressuali, siamo stati accolti da subito con grande calore e da qui è nato l’entusiasmo del gruppo vigevanese. L’emozione di ospitare nella nostra città un evento di tale portata ci ha dunque sopraffatti di emozioni. Consapevoli dell’importanza dell’appuntamento e inconsci della mole di lavoro che richiedesse, ben nascosto dietro le quinte, abbiamo intrapreso quest’avventura. La F.U.C.I. è la scelta di chi vuole essere con consapevolezza nel proprio presente, senza “lasciarsi vivere” dalla realtà̀, ma sapendo al contrario anticipare e prepararsi ad accogliere il divenire della vita e della storia. Con il nostro sì abbiamo voluto essere parte della storia di questa Federazione, analizzando con spirito critico un argomento più che mai attuale “Mediterraneo, frontiere di speranza”, tema del Congresso 2017. L'organizzazione ha richiesto tutto il nostro impegno, dagli rodati presidenti alle matricole che si saranno chieste più volte in cosa si siano imbarcarti. Le preoccupazioni di non riuscire a fare tutto al meglio si sono unite a quelle di dover abbandonare per un anno i percorsi di formazione: all’inizio eravamo sopraffatti, ma da amici, insieme, con l'aiuto reciproco dei gruppi di Pavia e Vigevano, ce l'abbiamo fatta, un passo alla volta. La preparazione e la preghiera sono state affiancate dai percorsi del gruppo e lo studio di ciascuno, secondo le parole di Papa Montini, storico Assistente Nazionale della F.U.C.I., che ricordava in un discorso alla Presidenza Nazionale che “lo studio è la risposta alla vocazione fondamentale di portare a compimento il proprio essere persone dotate di ragione e volontà, operando il discernimento nell’interstizio tra libertà creativa e rigore critico”. Divisione dei lavori, brain-storming, nottate, lettere ufficiali, sopralluoghi, ricerche, sorrisi, lacrime, risate, disperazione. Ognuno il suo incarico, tutti impegnati nel sostenerci, nessuno lasciato da solo. Ogni venerdì il gruppo si è riunito, ogni venerdì ci siamo avvicinati, abbiamo riscoperto come aiutarci a vicenda, ad esserci per l’altro, ogni venerdì ci siamo anche allontanati, ciascuno con il suo percorso universitario, impegni, lavoro, si è dovuto imparare a creare tempo per tutto. Abbiamo cercato di far nostra la grande scelta e la grande scommessa fondamentale della F.U.C.I. del pensiero critico, del metodo della continua domanda, dell’instancabile interrogarsi e mettere in discussione il già̀ trovato. Dal 4 al 7 maggio vedremo i frutti di mesi e mesi di lavoro, vivendo in prima persona la felicità di ospitare nella nostra città natale il Congresso della Federazione che sarà la degna conclusione di un percorso che è stato una montagna russa di emozioni. 

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66° Congresso Nazionale Pavia-Vigevano

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