Testimoniare la fede in Università

A cura della Commissione Università

Molto spesso ci chiediamo come poter trasmettere la nostra fede da fucini in università, qual è il nostro posto nel mondo accademico, come evangelizzare i nostri colleghi che spesso ci guardano come se fossimo degli “alieni” o dei visionari. Abbiamo intervistato alcuni fucini che frequentano facoltà differenti – Chiara Rota del gruppo FUCI Chieti, frequentante la Facoltà di Odontoiatria; Consolata Laboccetta del gruppo FUCI Reggio Calabria, frequentante la Facoltà di Giurisprudenza; Chiara Sormani Zodo del gruppo FUCI Padova, frequentante la Facoltà di Medicina e Chirurgia - chiedendo loro se avessero incontrato ostacoli nel coniugare la professione di fede con il vivere la vita quotidiana in università o tra le corsie dell’ambiente ospedaliero e soprattutto come riuscissero a trovare il connubio tra il mondo scientifico/giuridico e il vivere la fede in Università. (...)

 

 

La parola al prof.

A cura di Lucia Gentile, R.A.F. della Commissione Università

Il mondo accademico del XXI secolo sta subendo un grande cambiamento dettato da numerosi fattori che incidono sulla vita dei giovani e nell’ambito relazionale. L’utilizzo dei social e della strumentazione tecnologica se in certi ambiti migliora la didattica, in altri arreca conseguenze deleterie, come nella sfera delle relazioni tra studenti e docenti e tra colleghi dello stesso corso di studi. Abbiamo chiesto al Prof.re Carlo Monti – Prof.re a contratto presso la Scuola di Ingegneria e Architettura dell’Università di Bologna – quali cambiamenti constata nelle nuove generazioni dei “Millennials” in ambito socio-culturale e politico, quali differenze risaltano sul piano della didattica grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie e nelle relazioni sia a carattere orizzontale che verticale. Infine, essendo il Prof.re Monti anche un ex fucino, abbiamo incentrato la riflessione su come la FUCI può diffondere al meglio il proprio messaggio, affinchè diventi concreto e autentico.

 

 

 

Amore: il corpo e le sue espressioni

A cura di Veronica Bunagura, R.A.F. membro della Commissione Cultura

«Il termine Pornografia deriva dal greco “porne”, che significa “prostituta” o “prostituzione” e dalla parola “graphein” che significa “scritti”: la pornografia consiste nella rappresentazione grafica del sesso o della sessualità in generale ma, nello specifico, ai fini commerciali». Alla luce di ciò analizziamo questo fenomeno. Il corpo è stato da sempre oggetto di raffigurazioni, protagonista indiscusso delle opere più belle al mondo, eppure la maggior parte di queste hanno come protagonisti donne e uomini completamente senza vesti, o semicoperti. Nel Palazzo del Tè di Mantova, edificato per le relazioni proibite dei Gonzaga, o in alcuni degli affreschi di Pompei, sono raffigurate addirittura scene erotiche che nessuno interpreta come pornografiche bensì come vere opere d’arte;  ancora, nessuno è eccitato dalla coppia a letto rappresentata nel Palazzo del Podestà di San Gimignano o di fronte ai nudi di Tiziano. Nel corso dei secoli è cambiata la concezione del nudo grazie alle diverse correnti e al modo di interpretare l’arte che, comunque, ha costantemente condizionato la società. Via via è mutato il concetto di pudore. Inizialmente si celebrava la bellezza e la sinuosità del corpo umano, la perfezione delle sue curve: Botticelli raffigura divinità completamente nude e Michelangelo arriva addirittura a ricoprire le pareti della Cappella Sistina di puttini senza veli. Dopo secoli di cambiamenti, di concezioni diverse e contrastanti si arriva al 1564, anno in cui a Daniele da Volterra – meglio conosciuto come il “Braghettone” – viene commissionato il compito di coprire le nudità della Cappella Sistina, proprio perché ritenute scandalose. Dunque il rapporto tra il corpo e l’arte,  e poi via via, il cinema e la fotografia, non è mai stato facile, a causa di una serie di problematiche legate ai tabù, alla moralità e ad altre questioni che hanno da sempre limitato l’esposizione del corpo nudo. Nel passato cinematografico italiano, ad esempio, i nudi femminili erano...

 

 

Santa Pasqua 2018

Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi.
E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!”

1 Corinzi 5,7

Verso il Congresso: il dietro le quinte!

a cura del Gruppo FUCI Reggio Calabria

 

Manca davvero poco all’inizio del 67° Congresso Nazionale che si svolgerà dal 3 al 6 maggio nella città di Reggio Calabria e nel gruppo fervono i preparativi.

Non sembra passato molto dal giorno in cui, nella città di Vigevano, la Federazione tutta ha affidato a noi l’onore e l’onere di organizzare il più importante evento dell’anno federativo. Forse con un po' di incoscienza mista a temerarietà, lanciandoci in qualcosa decisamente più grande di noi, abbiamo preso in carico questo compito e, da quel giorno, abbiamo messo in gioco tutte le nostre energie, lavorando insieme con entusiasmo per la riuscita dell’evento.

La prima difficoltà con cui ci siamo trovati a fare i conti è stato sicuramente il dover conciliare la programmazione di gruppo, i vari percorsi formativi, gli eventi pubblici, le relazioni con le altre realtà locali e tutto quello che ci vede partecipi in Università e in Diocesi, con l’organizzazione del Congresso. Mettere insieme tutto questo non è stato semplice e, per farlo, abbiamo dovuto avviare una seria riflessione in gruppo per capire come non lasciarci assorbire da un evento di tale portata e come valorizzare le diversità interne, in modo da trarne vantaggio e renderci più forti ed uniti.

Abbiamo capito che la nostra priorità doveva comunque essere quella di portare avanti il percorso di gruppo e, per quanto riguarda l’organizzazione del congresso, ci siamo divisi in piccole commissioni, ciascuna con precisi compiti, coordinandoci di volta in volta per procedere in maniera unitaria, in modo che ciascuno restringesse l’investimento delle proprie forze ad un ambito più specifico.

E quindi la varietà del gruppo si è trasformata in una risorsa che ha portato a trarre dall’atteggiamento di ciascuno l’aspetto più positivo: l’esperienza di chi in Fuci vi è da più tempo ed ha potuto conoscere la realtà nazionale vivendo la bellezza della federazione in tutte le attività che ci offre, dalle Settimane Teologiche al Modulo Presidenza; la novità di chi non ha mai partecipato ad un congresso e ci si ritrova per la prima volta dalla parte di chi organizza non conoscendone bene la struttura; la meticolosità di coloro che stanno attenti ai dettagli; l’esuberanza di qualcuno; la paura di fallire e di non essere abbastanza capace di qualcun altro.

Tutte queste emozioni sono diventate il nostro punto di forza.

Per coordinare il lavoro di più teste pensanti c’è voluto del tempo e tanta attenzione, e probabilmente il Congresso sarà la prova per capire se sarà possibile raccogliere i frutti di ciò che stiamo seminando. Ovviamente ci sono stati momenti difficili e di tensione, ma questi non ci hanno spaventato e, anzi, sono stati motivo di analisi per capire dove stavamo sbagliando e come ripartire.

Oltre alla realtà interna al gruppo, che l’organizzazione del congresso sta mettendo alla prova, è importante considerare le molteplici realtà territoriali esterne al gruppo con le quali ci siamo trovati a misurarci, sicuramente ottenendo una certa visibilità a livello locale. Per esempio, l’Università degli Studi Mediterranea che rappresenta il luogo in cui studiamo e in cui viviamo la nostra vita fucina che, per il Congresso, ci ha aperto le sue porte mettendo a disposizione i propri luoghi più rappresentativi: sarà proprio la nostra Università ad ospitare la conferenza di apertura che darà il via ai lavori congressuali e il luogo in cui vivremo il momento più alto di espressione della democrazia della federazione: l’Assemblea Federale. Inoltre, abbiamo avuto l’occasione di approfondire la storia e la cultura della nostra città per poterla raccontare agli altri fucini d’Italia, apprezzare le bellezze naturali e i paesaggi che la nostra terra ci offre, troppo spesso sottovalutati o poco valorizzati. Cose spesso date per scontate, ma che rappresentano l’unicità della nostra terra, che speriamo di mettere in risalto durante il Congresso.

Adesso, a poche settimane dall’inizio, ci aspettano gli ultimi sforzi prima di accogliere tutti i fucini provenienti da ogni parte d’Italia. Speriamo che tutte le nostre ansie e le nostre preoccupazioni saranno ripagate dalla loro presenza e dalla bellezza della condivisione di una così importante esperienza di crescita e arricchimento che è il Congresso Nazionale.

 

Allora, che altro dire? Vi aspettiamo al Congresso!!!

"La sfida di essere testimoni autentici"

La nostra Presidente Nazionale, Gabriella Serra, ha partecipato questa settimana al Pre-sinodo dei giovani. Ecco le sue parole al giornale Avvenire per raccontare questa esperienza e per parlare delle sfide che noi giovani ogni giorno dobbiamo affrontare. E' bello portare la nostra testimonianza come giovani universitari e impegnarci per apportare un cambiamento.

"La sfida di essere testimoni autentici"

«Alla Chiesa è chiesto di mettersi in gioco». Ma questa sfida chiama in causa «tutti: laici, giovani, anziani, sacerdoti, religiose, ognuno nel proprio ambiente, secondo il proprio impegno pastorale». Ne è convinta Gabriella Serra, presidente nazionale femminile della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), che alla riunione pre-sinodale ha portato «l’esperienza di una ventitreenne, studentessa di giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano, che vuole dedicarsi agli altri e ha un ruolo di responsabilità all’interno di un’associazione». Come «rappresentante della Fuci e in generale dei ragazzi italiani», Gabriella ha voluto offrire un contributo che fosse «non solo un racconto, ma propositivo, per poter generare un processo ed essere realmente di aiuto ai padri sinodali ». «I giovani, in particolare gli universitari, sono in ricerca, si pongono delle domande, hanno richieste e curiosità: è importante che ci sia qualcuno capace di accoglierli, senza fornire risposte preconfezionate, senza imporre un’opinione, ma cercando di ascoltare e di trasmettere il Vangelo », osserva la presidente della Fuci per la quale c’è bisogno di «non giudicare a priori, ma di capire cosa c’è in ogni ragazzo, dietro l’essere estroverso, timido o aggressivo». Secondo Gabriella, però, «l’accoglienza è una responsabilità di tutti, della Chiesa nella sua interezza: laici e consacrati». Pure i giovani, quindi, devono fare la loro parte: «chiediamo di essere ascoltati, ma siamo noi i primi a doverci mettere in ascolto dell’altro, del giovane e dell’anziano, così come ha chiesto il Papa», dice la studentessa che vede in chiave di reciprocità anche il discorso della «coerenza tra il detto e il fatto». «I ragazzi necessitano di punti di riferimento autorevoli, credibili con i fatti oltre che con le parole. La testimonianza infatti non può prescindere dal comportamento », conclude Gabriella evidenziando che «in ambiente universitario questa richiesta è molto forte e noi giovani, per primi, dobbiamo essere testimoni autentici». (S.Car.)

 

#TellItToFrancis: la FUCI c'è!

Siamo entrati nella settimana del Pre-sinodo. I lavori sono iniziati a Roma ieri mattina e si chiuderanno sabato. Ma cos’è la Riunione pre-sinodale e perché è stata istituita?

Il Pre-sinodo è composto da 300 giovani provenienti dai 5 Continenti e “ha l’obiettivo di dare la possibilità ai giovani di presentare ai Padri Sinodali, che si riuniranno in Assemblea nell’ottobre 2018 sul tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, un documento in cui esprimono il loro punto di vista sulla realtà, le loro idee, il loro sentire, le loro proposte”, come spiega il Sussidio della Riunione pre-sinodale.

Tra questi 300 giovani, a rappresentare l’Italia, c’è la nostra Presidente Nazionale, Gabriella Serra, che già della giornata di ieri sta lavorando con ragazzi provenienti da tutto il mondo e che ci aiuterà a saperne di più riguardo questo momento.

Oltre ai giovani che verranno coinvolti direttamente nei lavori per la realizzazione del documento, chiunque voglia può seguire i lavori tramite i social e quindi seguire le dirette da YouTube, Facebook, Instagram e Twitter. Basta iscriversi alla pagina e ai canali e seguire la comunicazione #Synod2018.

Il desiderio, espresso in primo luogo da Papa Francesco, è stato quello di coinvolgere i giovani direttamente nella riflessione che la Chiesa tutta e i Vescovi in particolare stanno facendo in questo anno proprio sul loro ruolo e il rapporto che i giovani hanno con la vocazione. “La Chiesa vuole mettersi in ascolto della voce, della sensibilità, della fede e anche dei dubbi e delle critiche dei giovani – dobbiamo ascoltare i giovani.” (Papa Francesco, Catechesi del 4 ottobre 2017)

Per inserirsi nella comunicazione dei ragazzi ed entrare meglio nel mondo social, inoltre, si è pensato di lanciare 15 hashtag, che vogliono essere delle coordinate per far sì che i giovani parlino di giovani, di fede, di vocazione, ecc. Il tutto è accompagnato da altri due hashtag: #Synod2018 e #TellItToFrancis (o la versione italiana #DilloaFrancesco).

Per seguire i lavori e avere maggiori informazioni potete consultare le seguenti piattaforme:

www.synod2018.va

www.facebook.com/synod2018

www.instagram.com/synod2018

www.twitter.com/synod2018

#Synod2018

Inoltre, continua a seguirci su Facebook (@fuci1896) e sul nostro sito per rimanere costantemente connesso con il nostro racconto del Pre-sinodo.

 

21 marzo: per la Memoria e per l’Impegno!

La XXIII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, la seconda riconosciuta nazionalmente, si svolgerà a Foggia, dove la corruzione e la mafia hanno penetrato il territorio da troppo tempo e ancora agiscono, pensandosi più forti.

Terra! Solchi di verità e giustizia” è il titolo di questa giornata dedicata a ricordare quanti sono morti per mano mafiosa, a ricordare come quella “Terra!” sia stata troppo spesso impregnata di sangue di innocenti che lottavano per la verità e per la giustizia per tutti! L’appuntamento nazionale è quello di Foggia, dove il programma prevede il classico corteo, la lettura dei nomi delle vittime e, infine, i seminari tematici. Ma come ogni anno questo non è l’unico appuntamento: in migliaia di luoghi in tutte le regioni d’Italia, in Europa e in America Latina simultaneamente si vivrà il momento della lettura dei nomi seguite da occasioni di riflessione.

Anche quest’anno la FUCI, come membro di Libera Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie, parteciperà al momento nazionale, prestando la sua voce alla lettura dei nomi delle vittime. Siamo chiamati a vivere la nostra piazza, l’Università, e farci promotori di messaggi di legalità. I luoghi per vivere questa esperienza e sentirci parte del grido di giustizia non mancano e a noi sta la responsabilità di creare formazione e conoscenza riguardo queste tematiche, per non sentire più dire che la mafia non esiste, per rendere memoria a tutti coloro che per questi valori hanno vissuto e sono morti, per stare a fianco dei familiari delle vittime di mafia e combattere con loro. Come fucini, come giovani, come cristiani non possiamo non impegnarci per ricordare e impegnarci per fare in modo che ciò non avvenga di nuovo, che questi atti di illegalità siano denunciati e puniti.

Vi invitiamo, per questo, a visitare il sito di Libera dove potete trovare tutte le informazioni riguardo i luoghi in cui verrà effettuata la lettura dei nomi, così da poter partecipare e rendere vivo il legame tra le nostre due realtà.

Sistema della maternità e disponibilità del lavoro

a cura di Andrea Modica, R.A.F. membro della Commissione Formazione alla Politica

Nei paesi scandinavi (ma anche in Francia, Germania, Olanda) avere figli e lavorare è prassi consolidata. Grazie a forti politiche, fatte di sussidi consistenti anche per famiglie che qui il governo ritiene “ricche” e non degne di aiuti, per intenderci famiglie del ceto medio magari con due stipendi e un mutuo, di lunghi congedi di maternità e paternità, spesso obbligatori, della diffusione, anche tra gli uomini, del lavoro part time, che in alcuni paesi è la regola (Olanda), grazie a tutte queste misure e altre ancora, (come scuole che restano aperte fino alle sei e durante le vacanze e attività sportive per tutti a basso costo), fare due, tre, persino quattro figli è qualcosa di possibile. Specie per la donna che, ad esempio in Norvegia, può scegliere se restare il primo anno con il bambino (pagata) oppure accedere ad uno dei gratuiti asili norvegesi. Lavorare e avere figli dunque in questi paesi è cosa normale, banalmente bella, semplice. Comunicare una gravidanza a un datore di lavoro non è fonte di ansia, al contrario; quando si rientra al proprio posto di lavoro, o in generale si re-inizia la propria attività professionale, tutto si svolge come prima, o quasi. Ma il problema non è solo questo. Perché la lotta per recuperare gli spazi perduti, riaffermare le proprie capacità, ricominciare la scalata si scontra con le nuove incombenze familiari, che sono atrocemente stancanti se non si hanno sostegni robusti e comunque faticosissime anche se qualche aiuto, la scuola, una nonna, lo si ha. Una donna con uno o due figli non potrà tornare a casa dopo le sette (a meno di non avere un marito che torna al posto suo: cosa non rara, ma ancora poco frequente nel nostro paese) e se anche così fosse dovrà occuparsi di tutto: dal bagno, al cucinare, mettere a letto, sparecchiare, preparare e accompagnare tutti a scuola e via discorrendo. Come potrà questa donna competere con chi figli non ha? Se il part time significa in Italia finire in un ghetto, se le scuole chiudono alle quattro (se va bene), se i genitori sono troppo anziani come potrà...

 

Pornotossina: deviant society, deviant behaviors

a cura di Andrea Modica, R.A.F. membro della Commissione Formazione alla Politica

“Un’enorme fetta dell’umanità vive con una disabilità, ma non sappiamo come parlarne”. Il sottotitolo dell’incontro che ha animato la Biblioteca Ariostea in occasione di Internazionale ha centrato il punto. Aprire un articolo con uno snocciolamento veloce di dati e statistiche mi sembrava eccessivamente brutale per un tema come questo, mi limiterò piuttosto a provare a dare una visione generale sulla percezione e rielaborazione societaria di un tema delicato come la pornografia. Come viene percepita? Quali sono le sue ricadute sul tessuto sociale? E perché ancora oggi rimane un tabù così forte da far gridare allo scandalo anche dove non dovrebbe esserci? Il porno ha cambiato fortemente la nostra percezione del sesso e Internet ha modificato e ampliato la nostra concezione del porno, pur tuttavia la pornografia è caduta oramai nelle mani dei social network. E cambia nuovamente.
“La tendenza moderna della pornografia è molto diversa da quella di un tempo, è più sociale e prevede l’interazione tra le persone, il racconto di storie. Si lasciano commenti, like, è più coinvolgente per gli utenti”, spiega Mauro Coletto, dottorando alla IMT School for Advanced Studies di Lucca che studia le dinamiche dei deviant behaviors nelle comunità online. Ma cos’è esattamente un “deviant behavior”? Letteralmente un comportamento deviante, categoria nella quale la sociologia annovera sì il consumo di materiale pornografico, l’adult content, ma anche l’autolesionismo, l’utilizzo di sostanze stupefacenti, l’abuso di alcol, i disordini alimentari e il bracconaggio. Tutti comportamenti considerati “inappropriati” ma che coinvolgono un enorme numero di persone e attraverso i social arrivano a un pubblico ancora più ampio. “Si tratta di comportamenti che...

 

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